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lunedì, giugno 30, 2003
 

Oggi vorrei porvi un quesito che attanaglia le femmine di tutto il mondo.

Premesso che mi pare che in Italia ci sia stata la Rivoluzione Sessuale (me l'hanno detto, io non c'ero), e che la distinzione fra preda e cacciatore si è alquanto annebbiata, laddove prima uomo = cacciatore e donna = preda e a fare il contrario non ci si incastrava, si sono create due scuole di pensiero totalmente opposte e inconciliabili riguardo alle tattiche da adottare in caso di interesse per un membro dell'altro sesso*.

La prima scuola di pensiero, diffusissima ma (sospetto) di presa solo nominale è quella dei Liberisti Emancipati. La declino al maschile perché i sostenitori di questa teoria appartengono ad entrambi i sessi. Il Liberista Emancipato sostiene la necessità, possibilità ed opportunità che la femmina della specie da preda si faccia cacciatrice, e quindi:

- Telefoni, scriva o altresì contatti l'oggetto del suo interesse dichiarandolo più o meno esplicitamente;
- Non attenda l'iniziativa della controparte per muoversi;
- Sia assertiva riguardo alle sue intenzioni e alla sua volontà.

Le loro frasi preferite sono:

"Siamo nel 2003"
"Anche gli uomini sono umani"
"Se non glielo fai capire, come fa a saperlo?"
"Cosa hai da perdere?"
"Perché dobbiamo fare sempre tutto noi? Uno si stanca di prendersela nei denti."

Per contro, esiste la scuola di pensiero delle Preziose. Esse, con immensa irritazione della controparte maschile, che se glielo chiedi è sempre Liberista Emancipato, sostengono la necessità ed assoluta opportunità del cosiddetto "farsi desiderare", appoggiando le proprie teorie sul determinismo biologico ("Se gliela dai troppo facilmente, non la vogliono più: è la loro natura, devono conquistare"). Se ricevi una telefonata in presenza di una o più Preziose, queste attaccano a gesticolare come l'interprete del Tg per sordomuti, segnalando che devi tagliare corto, rispondere a monosillabi ed avere il tono di chi, mentre ti parla, sta pensando al colore dello smalto per le unghie dei piedi. Se invece ti arriva un messaggio e fai l'errore di dire da chi arriva, ti bersagliano di consigli tutti sulla variante del "non dargli troppa corda! Fai vedere che non te ne frega niente! Fatti correre dietro!"

(Le Preziose, stranamente, sono tutte single.)

OK, fin qui sembra facile: Liberisti Emancipati 1, Preziose 0. Il problema è che le Preziose, nel loro piccolo, hanno ragione. L'abbiamo sperimentato tutte, in qualche misura: quello di cui non ti frega niente e che tratti con gentile accondiscendenza ti sbava dietro, al punto che chi lo segue da presso rischia di scivolare e rompersi un femore. Al contrario, quello che ti piace, che hai timidamente contattato un paio di volte e che ti tiene appesa al telefono (e-mail, instant messenger, cassetta della posta se ti sei innamorata del postino), ti caga il giusto, speso ti spedisce in zona "amici" alla prima battuta, e da lì non esci più né per forza né per amore. E non è perché non gli piaci: è perché ha cambiato idea.

Hai sbagliato. Hai perso. Vai nell'angolino. Così impari a non ascoltare la nonna.

Cosa ne pensate? Due centesimi, tre centesimi, anche intere banconote qui sul blog o direttamente nella mia mail...

* Fra membri dello stesso sesso questi problemi non ci sono, suppongo; ma chiedo conferma.











Scritto da Giulia | 08:54 |


domenica, giugno 29, 2003
 
Scritto da Giulia | 22:11 |
 

 

Si salvi chi può

Boogie wonderland

 

 

 

 

 

Sorridete, sorelline

 

 

 

 

 

 

 

Scritto da Giulia | 07:13 |
 

Pazze al Pinguino

Già venerdì sera si era capito l'andazzo. Dario mi manda un messaggino, puoi portare un'amica? Io amiche sottomano non ne ho, ma anche se ne avessi, il problema di Dario non esiste. Dice che sono tutti uomini, "non è che ti crea problemi?" Ovviamente no. Uscire con gli uomini è un grande divertimento, specialmente se gli uomini hanno l'abitudine di cantare a squarciagola Elio e le Storie Tese, tirare fuori l'elastico delle mutande per simulare un perizoma sporgente dai pantaloni (la prova fotografica è al momento in possesso di Alberto), si fanno chiamare collettivamente "Le Pazze" e sono interessatissimi agli affari miei come e più delle ragazze, con la differenza che quando parlo non mi squadrano per stabilire il mio quoziente di competitività sul mercato.

Uscita Arcigay? No, sono tutti etero. Ma sono pazzi. O meglio, Pazze.

Dopo un venerdì sera introspettivo e contemplativo culminato un una discussione su giovani uomini e giovani donne a un tavolo del Tor Cucherna (dove ho anche potuto ammirare con i miei occhi un esemplare umano che credevo esistere solo nei sogni degli umoristi: un giovane uomo con la "evve" che pavlava di bavche e di skippev come io parlo di zucchine e pomodori), il sabato è stato all'insegna della demenza, del trash e dell'ironia. Vale a dire, siamo andati a ballare al Pinguino.

Composizione della compagnia: Dario e Alberto (le due Pazze in residence; mancava Marco), Luca (Pazza ad honorem), Laila (moglie di Dario), Cristiano ("Io non sono una Pazza! No no no!") e io, icona delle Pazze, pazza biologica, pazza congenita.Sempre loro: le pazze!

Preambolo per i non triestini: il Pinguino è una gelateria situata sul Molo Pescheria, detto anche Molo Pinguino per via della gelateria, che prende il nome dall'attrazione principale del vicino Aquario (i pinguini, appunto). Il Pinguino è attrezzato con una piccola pista da ballo, dove un DJ che più trash non si può mette su Le pazze in azionemusica di artisti del calibro di Shakira, Simply Red, Las Ketchup e iltiziochecantaCapitanUncino. Ogni tre canzoni cambia genere, registro e stile, passando dalla dance al pop al latino-americano al revival, allo scopo, presumo, di fare felice più gente possibile. (Io vorrei sapere A CHI PIACE LA CANZONE DI GRIGNANI? QUELLA DELL'AIUOLA?) Ci sono intere famiglie, zie nubili che ballano con nipoti obese che segretamente sognano di fare le Veline e si muovono come se stessero provando gli stacchetti, padri di famiglia, gruppi di ragazzi al limitare della trentina con l'immancabile camicia fantasia infilata nei pantaloni, gruppuscoli di sudamericani, e praticamente nessuna faccia conosciuta. Ho capito finalmente come fare a farmi gli affari miei a Trieste: mi basta andare a ballare al Pinguino. La gente con cui giro di solito è troppo cool per farsi vedere lì.

Balliamo veramente come dementi. Il tutto culmina con una gran magnata di pasta al pesto a casa di dario. Alle due di mattina. Sudati. Esausti.

Scusate, adesso vado, le Pazze mi reclamano: c'è da vedere il GP a casa di Alberto.

Saluti, sciocchine.



Scritto da Giulia | 03:00 |


sabato, giugno 28, 2003
 

Bollettino

Mi si appiccicano gli avambracci alla scrivania.

Sono i giorni della riscoperta dei Girls Against Boys, della calura, delle infradito, dei capelli flosci sul collo, esauriti poveretti anche loro. Domani Hillary lascia Trieste e non torna più, va finalmente a vivere con il marito che ha sposato il 26 aprile ad Anguillara, vicino Roma. Finalmente per lei; a me mancherà. Domani mattina la accompagno a prendere il treno.

Il momento Asian: sabato prossimo, al DNAtion of Love di Divaca c'è il Transglobal Underground Sound System e tutta una serie di DJ molto interessanti. La settimana dopo, se non ricordo male, gli Asian Dub Foundation a Cervignano. Yum.

Il pavimento del bagno dovrebbe essersi asciugato.

Questo post era completamente inutile. Più o meno come me oggi.

Scritto da Giulia | 07:38 |
 

Mìnghia

"Stasera, insomma, in quel bar dove siamo andati. C'erano tutte quelle tipe infighettate, belle ragazze, per carità. Tutte in mostra. Ma l'unica donna vera, mi è sembrato, eri tu."

Alberto, ieri sera al Tor Cucherna, sobrio, circa all'una di notte

(La riporto perché mica mi capita spesso.)

Scritto da Giulia | 03:41 |


venerdì, giugno 27, 2003
 

Da cosa si capisce che è iniziata l'estate (a parte le temperature congolesi)

Ieri sera, dopo avere consumato la mia dose settimanale di Alias (ottimo spegnicervello per chi, come me, soffre di deficit congenito dell'attenzione: nessuna scena dura più di due minuti, non faccio in tempo ad annoiarmi e a cambiare canale), ho fatto il classico giro dei canali per vedere con cosa addormentarmi. Italia 1, niente (un film comico non bene precisato ma dall'aspetto sinistramente inizio anni '90: non abbastanza vecchio per essere guardato anche in maniera nostalgica, come le repliche di Drive-In, di cui più sotto). La 7, un bel film con Giannini però già iniziato. Retequattro hahahaha. Raiuno Raidue programmi non bene precisati. Raitre, ma non dovevano fare BRA (che se uno sa l'inglese gli viene da ridere... e poi per me sarà sempre l'acronimo di Bentley Rhythm Ace)? Rimane Canale 5: e su Canale 5 c'è The Bachelor, formato importato pari pari dall'America. Per chi non lo sapesse, il succo del discorso è questo: un uomo (belloccio, non particolarmente facoltoso, sedicente scapolo alla ricerca dell'anima gemella) deve scegliere la sua futura fidanzata fra una folla di bellezze. In America la trasmissione è molto popolare, al punto che ne sono state fatte già tre edizioni, alternando il sesso del bachelor, che è già stato una volta una bachelorette. La versione americana prevede incontri, scontri, gare, amori, flirt, e nella versione maschi-come-prede, pessima poesia all'indirizzo della donna desiderata.

Nella versione italiana:
un tizio lampadato ed espressivo quanto il mio frigorifero deve scegliere fra un esercito di aspiranti Miss Universo, tutte in abito da sera, nessuna con un capello fuori posto o un'età che inizi per tre, alcune di chiara ascendenza straniera ma sempre nei limiti dei canoni estetici ariani (anche quella di colore). Siccome mi sono persa tutta la prima parte, non mi è chiaro se le aspiranti alla mano di questo individuo abbiano avuto l'occasione di parlarci, o siano solo state fatte sfilare davanti a lui in stile concorso di bellezza o televendita. So che a un certo punto lui ne chiama fuori una per parlarci di nuovo (una bionda di nome Krista che sembra la Parisi nel 1980). Le ragazze sembrano poco a loro agio nei vestiti lunghi. Giurerei che anche dietro le quinte la conversazione sia stata modesta, pudica, soave, tutta uno scrollarsi la frangia dagli occhi e ridere tenendo il labbro superiore basso per non scoprire le gengive.

Il tutto mi fa venire in mente lo scenario tipico della fiaba in cui il principe annoiato deve scegliere fra le cento principesse arrivate dai paesi più lontani, che una ad una si inchinano ai suoi piedi, cercando di nascondere lo scintillio avido negli occhi. Mi sorge anche spontanea una domanda: postulando che tutto ciò sia vero, lo scapolo può scegliere fra un parterre di topone, mentre le topone hanno davanti uno scapolo solo, fritto dalle lampade, inespressivo e con tutto il sex appeal di una mucca al pascolo. E se a una di loro non dovesse piacere? Che fa? Molla il concorso? E poi: perché una ragazza giovane e bella, spesso poco sopra i vent'anni, dovrebbe ridursi a competere con altre venti per la conquista di un fidanzato?

Mi immagino i dialoghi fra una Topona a caso e lo Scapolo.
Scapolo: "Hai dei bei capelli."
Topona: "Grazie." (risolino, Scostamento della frangia, testa inclinata di 45° sulla spalla.)
Scapolo: "Sto cercando una donna che mi renda felice."
Topona: "Tu credi che io potrei farlo?" (Scintillio dei denti, altra ravviata di frangia.)
Scapolo: "Sai, mi sono appena comprato una BMW."
Topona: "Accidenti." (E pensa: cazzo!)

E via così.

Sappiamo che in Italia la caccia all'uomo è uno sport competitivo (troppe donne, troppo pochi uomini: è matematica), ma il presupposto di questa trasmissione è scandaloso. Decenni di "l'utero è mio" sono serviti a questo? A vederci sfilare caste ed eleganti davanti a un tizio di cui probabilmente non prenderemmo neanche il numero di telefono se lo incontrassimo al bar, in modo che lui possa decidere quale utero prendere in usucapione?

Quasi meglio guardare Drive-In. Così possiamo renderci conto di quanto siamo migliorati: veramente portavamo quelle felpe? Veramente avevamo quelle permamenti e quegli elastici nei capelli? Veramente ridevamo ai monologhi di Gianfranco D'Angelo?











Scritto da Giulia | 01:02 |


giovedì, giugno 26, 2003
 

Canzoni del momento (ve ne frega qualcosa? Probabile di no):

Addicted - Simple Plan
Bug Powder Dust - Bomb the Bass feat. Justin Warfield (non la versione gelida di K&D e o quella gelidissima dei Chemical Brothers)
White Water Song - Un gruppo che i DJ di Phantom FM non vogliono farmi capire, biascicandolo con pesante accento dublinese
This Time - the Crayons

Terzo post per oggi, sto superando me stessa, mo' basta.






Scritto da Giulia | 07:57 |
 

Ci ho pensato sopra. Forse due pianeti in Scorpione si annullano a vicenda, come in un'equazione?

(Mi ha preso il trip di 'sta cosa, oggi.)

Scritto da Giulia | 04:29 |
 

Ma per favore

Se ancora servissero prove che l'astrologia è una cazzata:

"Lilith in Scorpione caratterizza dei seduttori nati.
Siete persone molto passionali ed affascinanti e determinate alla conquista della vostra preda: se questa è riluttante saprete trovare la giusta strategia per conquistarlo.

Attenzione solo a non essere fin troppo focosi e appassionati, potreste finire per soffocare il vostro partner che potrebbe sentire minata la sua libertà."

Ora, i fatti sono due:

1) Io sono nata sotto il segno dello Scorpione
2) Ho la Luna Nera (Lilith, che influenza l'erotismo) in Scorpione.

Dovrei essere una bomba del sesso.
Infatti mi cago in mano, sono single da più di un anno e la mia reazione standard numero uno all'attrazione nei confronti di un uomo è il più totale rimbecillimento, un'imbranataggine congenita e la tendenza ad aprire bocca per arieggiare la laringe.

Poi c'è la reazione standard numero due:
Amica: "Ma ti piace tizio?"
Io (nel panico): "No, no, figurati!"
(thirteen forever, me.)

Quanto a me che soffoco il partner, bollocks. Chiedetelo al mio ex fidanzato, che io ho lasciato beatamente libero di andarsene a fare shopping di morose a Milano, senza fare neanche mezza domanda, e quando mi ha piantata a casa per andarsene a festeggiare il compleanno con gli amici, gli ho preparato anche una torta per la colazione del giorno dopo. Cogliona sicuro, soffocante non proprio.







Scritto da Giulia | 00:07 |


martedì, giugno 24, 2003
 

Sex bomb

Andrea Biavardi colpisce ancora.

Sulla copertina di For Men Magazine di questo mese campeggia la fotografia di una stragnocca in babydoll push-up con generose porzioni di zinna esposte, un paio di mutandine rubate alla Barbie, pettinatura debitamente rigonfia e sguardo ammiccante. Il claim: "Trasformala in una sex bomb".

Bòn.

Non ho letto l'articolo (il mio senso dell'ironia non arriva fino a regalare dei soldi a Biavardi per leggere le cazzate che fa pubblicare; già gli faccio troppa pubblicità gratis), ma la grandiosa promessa della copertina mi scatena tutta una serie di scenari mentali.

Prendiamo una morosa standard. Una Laura:  impiegata amministrativa, altezza media, seconda coppa B, castana chiara, occhi castani, dotazione standard di cellulite, sindrome premestruale nella norma. Il moroso della Laura, che diciamo si chiama Andrea (come il Biavardi, mio cugino e milioni di altri maschi in Italia e femmine all'estero) legge For Men quando va a tagliarsi i capelli. Andrea non è scemo, non si comprerebbe mai For Men in edicola, anche perché lui i periodici li legge poco, non ha tempo. Il poco tempo e la stanchezza sono un fattore di appesantimento anche della vita sessuale della coppia, il cui picco di avventura è stato comunque un focoso amplesso nella Peugeot di Andrea durante una partita di calcio dei pulcini del paese (il fratello piccolo della Laura giocava a calcio, ma ha smesso perché non andava bene a scuola), risultato in diversi lividi da freno a mano e leva del cambio.

Andrea legge l'articolo, vede la stragnocca, e nel cervello gli si forma l'immagine della Laura in babydoll push-up (beh, non solo quello).

Si fionda a casa.

Ora il problema è, come fare a comunicare alla Laura le sue intenzioni?

Caso numero uno.
Andrea: "Amore" (bacino suggestivo sull'orecchio) "vorrei farti diventare una sex bomb."
Laura: "Una cosa?"

Caso numero due.
Andrea: "Amore" (bacino suggestivo sull'orecchio) "vorrei farti diventare una sex bomb."
Laura: "È un modo creativo per dirmi che sono un cesso?"

Caso numero tre.
Andrea si presenta a casa con un baby doll push-up e le mutandine della Barbie (comprati da Beate Uhse con grandi sudori).
La Laura si mette le mutandine e scopre che le stanno piccole.
La Laura è depressa e non vuole più scopare.

Caso numero quattro.
Andrea si presenta a casa con un baby doll push-up e le mutandine della Barbie (comprati da Beate Uhse con grandi sudori).
La Laura si mette le mutandine e scopre che le stanno grandi.
Litigone clamoroso perché Andrea pensa che lei abbia il culo grosso.

Caso numero cinque.
La Laura vede la copertina di For Men, torna a casa e commenta: "Biavardi è un deficiente."

Caso numero sei.
La Laura legge un articolo su Cosmopolitan intitolato "Diventa una sex bomb in dieci mosse!", torna a casa dall'ufficio e si palesa davanti ad Andrea in tanga tigrato e boa di struzzo.
Andrea scoppia a ridere e si mollano.

Biavardi, lasci perdere. Non è cosa.

















Scritto da Giulia | 22:20 |


lunedì, giugno 23, 2003
 

"I had never wanted to be a cheerleader, and I refused to be a "Betty," which is the term for girls who hang out with skater guys and hold their boards and drinks while they work up a sweat. These "Bettys" watch with earnest interest while the boys tirelessly go round and round the park. They wait for the cool boys to look their way and give them a smile -- a reward for being there. I have watched these young women sit and bake in the sun to witness their guy friends flip their boards up and down, twist and turn their bodies, and cuss and spit endlessly. It seems so clear to me that these young women are dying to laugh, skate, play on their own. They look at me with suspicion -- why is she here? Is she here to steal our men or impress them? No, I was there to skate, to fall, to cuss and to learn something new or at least find a new place for a scab. The funny thing is that these young boys on boards are probably just as nervous and weirded out by someone watching them make mistakes and stumble over their boards. I think young women sometimes forget about the power they hold over men. I too enjoy watching people skate, watching young lean bodies work up a sweat trying to land a trick perfectly; but at some point, I have to get on the board myself."

Soo Lee Young, Skate free or die, Salon.com

Scritto da Giulia | 22:17 |
 

Ma vaffanculo

Msn.it: MSN Donne, il mondo visto dalla nostra parte.
Ma vaffanculo.

For Men Magazine.
Ma vaffanculo.

"Il successo nell’orientamento al mercato ed al cliente (esterno) è funzione del grado di successo nella gestione del vari rapporti cliente-fornitore, che si manifestano nell’attività aziendale di trasformazione degli input di mercato (la domanda), in capacità di risposta (l’offerta), e che si articola nello scambio di prestazioni e transazioni tra i titolari dei diversi ruoli, comunque coinvolti nel processo complessivo (mercato interno)."

Ma vaffanculo.

Il contratto più adatto a te.

Ma vaffanculo.

(Normal service will be restored as soon as possible)



Scritto da Giulia | 02:49 |


domenica, giugno 22, 2003
 

Tornata.

Mi sono appena strafogata di muesli, perché l'Eurostar era in ritardo di 23 minuti (ba.star.di!!!!) Ho una reazione allergica a chissà cosa cazzo in faccia, sono stanchissima, ma ho pensato di buttare giù due cosette sul weeeknd appena trascorso.

Partita sabato mattina col canto degli uccellini e atterrata a Milano in una caldana mostruosa e del tutto prevedibile. Io e la mia minigonna, che ho pensato di portare a visitare la capitale della Padania. Ale viene a recuperarmi alla stazione, per prtarmi al B&B di via Soperga, dove Lorenzo e Davide fanno eroicamente la sauna, come si può vedere dall'immagine:Ale:

Il programma è di fare una scappata al Telefilm Festival nel pomeriggio, poi la sera c'è il release party dei Minnie's al Bulk. Se mi sento ancora ripetere che il concerto delle Uhu's è stato una figata, urlo. Lo so lo so lo so! Sono contentissima di essere qui. Non ti rendi conto di quanto sia isolante vivere soli finché non ti trovi in un appartamento con altre tre persone.

Sara sta traslocando a Parigi, per cui viene a pranzo (ciao Sarina, sei arrivata?), ma più tardi Ale viene sequestrato per caricare il furgone che porterà le sue cose nella Terra di Asterix. ("È stato come giocare a Tetris" dirà Ale in proposito, più tardi). Lorenzo e io cerchiamo di andarcene a vedere Alias in versione originale al cinema Arcobaleno, ma ovviamente la puntata che dovevano proiettare è stata sostituita con una già vista, e dati i prezzi da appassionati, decidiamo di lasciar perdere.

Sono le dieci e mezza quando ci muoviamo per andare al Bulk. Già sul tram, le micidiali zanzare-Apache di Milano mandano in avanscoperta il sommelier, che mi assaggia, e decide che sono di loro gusto. Da quel momento in poi, mi trasformo in un'emoteca ambulante.
Ovviamente sono fuori taglia di dieci centimetri e del tutto fuori dall'abbigliamento regolamentare della ragazza emo. Bòn, non sono una ragazza emo, ma insomma. Non è che una si improvvisi ragazza emo. Però sono simpatiche, le ragazze emo; o forse qui le ragazze sono simpatiche tout-court.

(Conversazione di dieci minuti sulle taglia delle rispettive tette.)

Nel frattempo i Minnies' suonano, e all'interno del Bulk si scatena un baccanale: per festeggiare l'uscita di Un'estate al freddo, dentro il locale è stata installata una piscina gonfiabile, dove prima o poi finiscono quasi tutte le ragazze, emo o non emo, con l'eccezione della sottoscritta che nessuno conosce (whew) e di un po' di ragazzi. Pistolettate ad acqua e delirio totale.

Mi becco un favoloso cazziatone da Ale riguardo alla mia inerzia. Ha ragione. Ci rimango malissimo. Però ha ragione. Cazzeggio troppo e non faccio quello che dovrei. La vita di provincia mi sta inghiottendo, ma questo non è un alibi.

Comincia a tirare un'arietta non proprio caldissima, la birra mi fa l'effetto prevedibile della birra (pipì drammatica anche per una con la mia autonomia di volo), ed è già l'una e mezza.

Scrocchiamo un passaggio e torniamo a casa.

Dormo più o meno sei ore, che non è male considerato che Ale russa che sembra la partenza del GP di Imola (dormo sotto il soppalco del suo letto). Alle otto vengo svegliata dalla luce e dal concerto per adenoidi che proviene da sopra la mia testa, ma alla fine sei ore non sono male. Vado a lavarmi e a vestirmi, poi mi rimetto sul letto per leggere un po'. Davide si è alzato ed è uscito, Lorenzo dorme a stella sul letto, beato lui.

Colazione con Ale, sai che hai ragione Ale, sono pigra e cazzona. Poi faccio l'errore di dire che non riesco ad ascoltare i gruppi che cantano in inglese farlocco. Segue ora di diatriba sul tema della scomposizione del concetto di concerto e di gruppo.

Mezzogiorno e mezzo, pranzo con Fabio al Pastarito. Prima volta che ci vediamo in sette mesi che ci parliamo. All'inizio siamo un po' rigidi, poi la conversazione si scioglie e ci raccontiamo un po' le nostre cose. Alle tre mi riconsegna in via Soperga perché deve andare a lavorare.

Arriva l'ora di partire.

Calci in culo, mi ci vogliono, altro che gite. L'ho già fatto quando sono andata a Roma, in marzo: sto due giorni con persone che amano quello che fanno, e mi ricarico, poi torno a casa e perdo la spinta. Nessuno può far uscire quel libro al posto mio.

Però adesso è ora di dormire.






Scritto da Giulia | 12:03 |


venerdì, giugno 20, 2003
 

Hype alle stelle, adesso al mio blog si arriva anche da quello di Vandalo.

Mi sono accorta che nella mia lista delle canzoni che "significano" manca Never There dei Cake, ma avrei dovuto citarla per intero, tale è la rilevanza. Manca anche Valvonauta dei Verdena (Sto bene se non torni mai), c'è una bella bestialità di cui nessuno si è accorto (I took you for granted/I thought that you needed me more non è in Inbetween Days, ma in Boys don't Cry), non c'è Serge Gainsbourg con Comment te dire adieu perché non so scrivere il francese senza orrendi errori di ortografia (non l'ho studiato), manca You Don't Have To Say You Love Me fatta da Dusty Springfield, e una bella fetta della produzione di Hal David e Burt Bacharach, fra cui in particolare Always Something There To Remind Me, Make It Easy On Yourself, Odds and Ends, Anyone Who Had a Heart, I Say a Little Prayer (versione di Aretha Franklin, anche se quella di zia Dionne è molto bella) e Walk On By.

E soprattutto, un pezzo che credo abbiano rimosso in tanti, ma che a me è rimasto impresso:

Funny how girls you fall in love with never fancy you
Funny how those you don't, do

Si chiamavano Airhead, erano di Maidstone, la canzone era Funny How. Dove saranno finiti?

 




Scritto da Giulia | 08:30 |


giovedì, giugno 19, 2003
 

Gregor Samsa e io stiamo bene, insieme. Non ci diamo fastidio a vicenda: lui sta sotto il letto, io nel resto della casa. Non è rumoroso e non è invadente. Dio, sarebbe bello se facessa la sua quota di pulizie di casa, ma d'altrone alla sua statura (quattro centimetri tutti orizzontali) è difficile maneggiare lo scopettone.

Ma perché, perché, perché Gatto matto? È ancora peggio di Chihuahua. Tiratemi fuori dal mercato musicale italiano!

Domani mattina parto per Milano. Mi perdo il concerto delle Uhu's, e mi dispiace un sacco, ma logisticamente è un casino, e poi sarei da sola. In bocca al lupo per stasera, sore'.

Scritto da Giulia | 20:44 |
 

Bandwagon

L'ha fatto Nick Hornby, l'ha fatto Vandalo... e mo' lo faccio anche io. Però lo faccio diverso. Non la classifica delle canzoni che ho amato di più nella vita, che per una che si fa di musica come i tossici si fanno di eroina è una cosa impossibile da stilare (vedi capitolo di Alta fedeltà in cui finalmente a David viene chiesto di compilare la top five della sua vita, e lui la fa cambiare tre o quattro volte). In ordine sparsissimo, né cronologico né di importanza, gli estratti di testi di canzoni che ho amato di più.

One day I am going to grow wings
A chemical reaction
Hysterical and useless
Hysterical and let down and hanging around
Crushed like a bug in the ground
Radiohead - Let Down

La prima che mi viene in mente, sempre.

Oh is this the way they say the future's meant to feel
or just twenty thousand people standing in a field?

Pulp - Sorted for E's and Whizz

Jarvis, mi manchi. E non solo a me. Manchi a tutti quelli che vorrebbero saltare sui palchi di tutti i Michael Jackson del mondo e mostrare allegramente le terga al pubblico.

What does it take to turn you on?
Suede - Animal Nitrate

Ognuno di noi ha avuto i suoi amori non corrisposti. Quando mi canticchio questa, generalmente sono ancora in fase "vediamo cosa si può fare". Inevitabilmente seguita da un milione di canzoni d'amore deluso.

Go on, go on, just walk away
go on, go on, your choice is made
go on, go on, and disappear
go on, go on away from here (...)

I took you for granted
I thought that you needed me more
The Cure - Inbetween Days

E ognuno di noi è stato mollato, anche.

You want me? Well, come on and break the door down
You want me? Fucking come on and break the door down
I'm ready...

Radiohead (di nuovo) - Talk Show Host

Il mio momento barricadero.

Just like lungs sucking on air
Survival's natural as sorrow

Manic Street Preachers - Motorcycle Emptiness

Beh, sì. È così.

One day I will lose you, that I know
But sure as hell I'm gonna be yours forever
Sure as heaven

Tom Robinson Band - Still Loving You

Il più vieto pop anno ottanta. Amo questa canzone in maniera sproporzionata.

And if a double-decker bus crashes into us
To die by your side is such a heavenly way to die
The Smiths - There Is a Light That Never Goes Out

Me la cantava la Raffa i primi anni di università, quando stavamo ad aspettare l'autobus numero 29 o 1 per andare, a seconda delle necessità, a Scuola o in centro. Io mi sono persa gli Smiths negli anni '80, ma li ho recuperati dopo grazie a lei.

Io sono il mio dj.

 
























Scritto da Giulia | 02:48 |


martedì, giugno 17, 2003
 

Don't hate me cos I'm beautiful, carobula  E la prossima volta invitami, così la minigonna la porto lì dove sei tu e giochiamo a Biancaneve e Brontolo. Un altro bacio, bastardo, no facciamo due   (E grazie per i DVD.)

È andata via la corrente per dieci minuti, ma in compenso si riesce di nuovo ad accedere a Splinder. La lampadina gentilmente offerta dal babbo per le emergenze si è scaricata in trenta secondi. Sono rimasta sola al buio con lo scarafaggio di sei etti che mi è entrato in casa questa mattina, e Dio sa dove si è infrattato, quello stronzo: non sono riuscita a dargli una ciabattata in tempo. Prima gli scorpioni, poi lo scarafaggio: tutto quello che striscia sta passando da casa mia. Per fortuna sono un'aspirante neopagana, beh, insomma c'ho candele in tutti i cassetti, così ne ho tirata fuori una e ho fatto finta di essere a fine ottocento. Peccato che ogni volta che entravo in una stanza, cercassi di accendere la luce.

Weekend milanese in fase di verifica da parte del buon Ale. È tornata anche Sara (evviva!), che però riparte subitissimo perché trasloca a Parigi (merde).

Cercherò di andare a dormire.

Scritto da Giulia | 12:37 |


lunedì, giugno 16, 2003
 

La notte e Moana Pozzi

La sera faccio fatica ad addormentarmi per via del troppo caldo. Così mi capita di sconfinare nella seconda serata, quando la TV di Stato, libera dall'obbligo di proteggere i bambini, intrattenere i vecchietti e tenere alto il morale delle truppe con la quotidiana dose di culi al vento, manda in onda i programmi più interessanti. Ieri sera ho guardato Stracult. C'era uno speciale commemorativo su Moana Pozzi, colei che per prima ha portato la pornografia nei salotti degli italiani. Prima di lei c'era stata Cicciolina, con il suo nome inventato, la sua bocca enorme e le sue sopracciglia color carota sotto capelli platinati. Ma Cicciolina aveva (ed ha ancora) l'aria danneggiata, l'aspetto e lo sguardo di una persona inquieta, persa, non del tutto consapevole di se stessa.

Moana no, Moana era la quiete personificata. A guardarla adesso, tutto di lei sembra démodé, dal rossetto opaco color fucsia agli impianti al seno dalla forma innaturale, che fra i chirurghi plastici non si usano più. Quello che si ricorda di lei è il sorriso. Aveva un sorriso bellissimo, sereno, soave, da madonna. E si ricorda la compostezza con cui si rapportava con i suoi intervistatori. Moana ha fatto il femminismo, come Franca Rame e Marta Boneschi: perché Moana ha mostrato alle donne italiane che anche la pornografia può essere una scelta di vita che dà gioia e soddisfazione. Una differenza abissale con la vergogna e la disperazione provate da Eva Henger, anche lei intervistata nello speciale trasmesso ieri sera, alla sua prima esperienza di film hard. Eva Henger non vuole più girare film porno. Il suo problema è che, nonostante la bellezza statuaria da Barbie dell'est, non sa recitare per niente.

La invitavano tutti, Moana, anche Pippo Baudo, sicuramente cercando lo scandalo: e se la trovavano davanti, placida, pudica persino, per nulla incline a far pettegolezzi o a ridicolizzare se stessa. Peccato per lo scivolone con il disgraziato Partito dell'Amore, ma almeno l'alleanza con i Pensionati avrà fatto felice qualche vecchietto.

Non ho mai visto un suo film e non sono una cultrice del porno, ma Moana ha cambiato la mia percezione della pornografia, come Tracy Quan ha cambiato la mia percezione della prostituzione. La sua morte è dispiaciuta persino a mia madre, che non credo abbia mai visto un porno in vita sua.

"Era tanto una bella persona" ha sospirato.

Scritto da Giulia | 23:36 |


domenica, giugno 15, 2003
 

Da: http://beccatiiltipo.blogspot.com/

"frase della serata: "se mi fossi messa la gonna che ho comprato oggi ci sarebbero stati dei grossi problemi" by Sonic (riferendosi al probabile eventuale arrizzamento dei maschi presenti)

mio commento alla frase: ma vai a casa!!!

mio commento su me stesso: figòn!"

Se io mi fossi messa la suddetta i gonna e i tacchi che ci vanno insieme, tu vicino a me saresti sembrato un nano. A meno che tu non sia uno dei due fratelli Poddighe. Un bacio.

La famosa gonna, oggi, l'ho portata a fare un giro a un pranzo all'aperto a cui mi aveva invitata la mia vecchissima amica Lara. Lara e io ci conosciamo dalle superiori, poi, come sempre succede, abbiamo preso strade diverse: per la precisione, io la SSLMIT di Trieste e lei Architettura a Venezia. Ogni tanto ci risentiamo e cerchiamo di uscire insieme: oggi mi aveva invitata al pranzo della società di pallamano di cui fanno parte lei e l'eterno fidanzato Stefano. Appena arrivo trovo proprio Stefano, che mi presenta i suoi amici. "Questo è Robertino, si è appena sposato, per cui non si tocca! Ah, e questo è Stefano, si è appena sposato anche lui, quindi anche lui non si tocca." Urca, cercherò di trattenermi, penso (e anche mezzo dico) io: e il sorriso mi si mette subito in mangiamerda mode.

Mi presentano ordunque anche le mogli, che tirano un'occhiata alla gonna e decidono che vorrebbero crocifiggermi (sguardi con occhi a fessura). Le mogli sono tutte del tipo "moglie". Hanno più o meno la mia età, ma sembrano cinque anni più vecchie di me; o forse sono più vecchie di me e se li dimostrano tutti. Mi sento a disagio. Tanto per cambiare. Mi sento sempre a disagio, in questo tipo di situazioni. Ma da brava ex timida e bruttina riformata, decido di non farmi smerdare, e mi metto a chiacchierare con Ezio, che è seduto alla mia destra, ha una gamba bloccata dentro un'imbragatura per essersi rotto un legamento crociato (non mi ricordo quale), ed è gentile. E non è una moglie.

Alla mia sinistra, intanto, circolavano le foto dei matrimoni e degli addii al celibato, caratterizzati da "spiritosissime" croci con il nome della moglie inchiodato in cima, e il futuro marito crocifisso sotto. Oh, come ho riso. A un certo punto Lara fa un mezzo gesto di passarmi l'album. "Oh, le ho viste" faccio io, frettolosamente, per non essere costretta a vederle davvero e commentare. Lara capisce al volo (siamo amiche d'infanzia, dopotutto) e ripassa l'album in direzione della moglie più vicina.

Praticamente non ho mai più interloquito con le mogli; ho parlato con Lara quando c'era, dato che era coinvolta nell'organizzazione del pranzo, e con Ezio. Un pochino anche con Stefano. Più tardi, Lara mi ha confermato che il sospetto da me percepito non era un'allucinazione. Anche a lei le mogli piacciono poco, credo. E io prego che lei non diventi una di loro.









Scritto da Giulia | 09:02 |


venerdì, giugno 13, 2003
 

Fratelli e sorelle... abbiamo superato i mille accessi in otto giorni.

Non sarà molto, ma sono contenta.

Scritto da Giulia | 21:29 |
 

Pace, amore e autogestione

Quanto mi piacciono i fricchettoni. Io non sono mai stata molto fricchettona, un po' perché non ho il fisico - le nuove fricchettone sono polpose e poppute, di statura non superiore alla media nazionale, e non si truccano; io, oltre ad essere quindici centimetri sopra la media nazionale e anche secca (comunque non popputa), ogni volta che mi presento in pubblico le azioni di Rimmel e L'Oreal hanno un'impennata. Se vado a una festa, gli azionisti mi telefonano a casa per ringraziarmi di persona - un po' perché non riesco ad avere tutto questo entusiasmo per l'azione sociale, il commercio equo e solidale, le bandiere della pace e via dicendo. Tutti ottimi principi, ma ho davvero altre cose per la testa, mea culpa. Comunque, qui non si parla di me, si parla dei fricchettoni e di quanto mi piacciono. Ai fricchettoni ho dedicato il mio articolo migliore per Trieste.com, e ogni volta che Radio Fragola fa una festa, nei limiti del possibile, cerco di andarci.

Radio Fragola, per chi non lo sapesse (e siete in tanti, a giudicare dal numero di accessi che segna il counter: non potete essere tutti amici miei) è una radio triestina autogestita molto fricchettona, che ha fatto da colonna sonora ai miei primi anni di università. Radio Fragola organizza dei festoni micidiali a base di reggae (la musica preferita dei neo-fricchettoni) e altro (e io ringrazio per l'altro, perché il reggae mi sta sull'anima). A queste feste sono riscontrabili dei tipi umani di forma costante, che andrò ad elencare qui sotto, insieme alle loro specifiche caratteristiche*.

Il rasta - Il dreadloccato di Radio Fragola non è del tipo modaiolo-Korn, ma di tipo fumatone-Bobmarleyandthewailers. Balla sempre, tutto contento, e quando non balla si spara dei razzi che ci manca solo la scritta Sputnik sopra per entrare in orbita. In orbita, comunque, il rasta c'è spesso e volentieri.

La donna folk - Come da descrizione sopra, è rotondetta, e indossa di preferenza camicioni etnici o di stile paesano, jeans sdruciti d'inverno e gonne di cotone d'estate. Una variante prevede la sostituzione del camicione etnico con maglietta taglia L, sotto la quale è visibile lo sforzo di un reggiseno sportivo, mai sotto la terza misura. Mangia, beve, ride e se ne fotte della dieta. Le secche non-folk (con l'eccezione della sottoscritta, che è secca ma non Velina) la trovano trascurata e poco attraente. In realtà, la fricchettona è sempre fidanzatissima e felice.

L'uomo folk - I capelli glieli taglia la sorella o la morosa folk. Si veste come cazzo capita. A differenza del suo corrispettivo femminile, che generalmente è gioconda e sorridente, è spesso uno sfegatato attivista di sinistra. Ai concerti degli Arbe Garbe canta tutte le canzoni. Anche se non è friulano.

L'universitario - E' giovane e contento, ha magliette ironiche e balla come un pazzo, ubriachissimo.

L'eroe di guerra - Uno che in guerra sicuramente non c'è mai stato, ma è sempre, estate e inverno, visibile in pantaloni militari e anfibi. Spesso si compra la bandiera della pace al banchetto di autofinanziamento, e non ci vede nessuna contraddizione.

Il matto - Alle feste di Radio Fragola il matto c'è sempre. Siccome Radio Fragola ha sede nel comprensorio dell'ex manicomio, dove adesso ha sede la comunità autogestita degli ex pazienti del centro di salute mentale, i ragazzi che mettono su (letteralmente) i programmi fanno sempre amicizia con qualcuno di questi personaggi. Sono sempre innocui, e in loro onore circola una maglietta che reca quello che è da anni il mio motto:

Da vicino, nessuno è normale.

*Vedi a proposito anche la Tassonomia dei frequentatori del Velvet, ormai un classico.

 

Scritto da Giulia | 12:28 |


giovedì, giugno 12, 2003
 

So che non  l'ho inventato io, ma d'estate le donne diventano più carine: abbronzate, le gambe scoperte dalle gonne corte, un assortimento di sandaletti e quei due-tre centimetri di pancino che sporge oltre l'orlo della maglietta, profumate e imburrate di crema per il corpo.
Per gli uomini, invece, l'estate è una tragedia su tutti i fronti. Gambe secche e pelose sporgono da bermuda e pantaloni corti, spesso con cintura e maglietta infilata dentro. Scarpe col calzino. Pantaloni di cotone e mocassino senza calzino. Magliette con fantasie improponibili, comprate dalla mamma presumibilmente intorno al 1988, gonfiate da panze delle dimensioni di una ruota di scorta.

Per fortuna che le donne badano più alla sostanza.

Bollettino meteorologico: il caldo continua ad aumentare. Ieri, alle nove meno un quarto, i gradi segnati dal termometro in via Diaz erano 25. Oggi siamo passati a 27. L'ufficio progettazione di Simulware, alle nove di mattina, sembra "Il Sud-Est asiatico" (Martina). Il mio ventilatore è passato da forza uno a forza due. I miei piani per la gita milanese vengono accolti con sgomento, neanche avessi annunciato che me ne parto da sola in esplorazione della foresta del Borneo.

Stasera parto e vado dai miei. Condizionatore is the reason.


Scritto da Giulia | 22:26 |


mercoledì, giugno 11, 2003
 

Sto tentando di organizzarmi una gita a Milano per il weekend del 21/22. Chissà se mi riesce. Aiki scrive che il suo gruppo forse suona lì proprio in quei giorni. E' tutto un forse, niente di definito, ma se un po' di questi forse si trasformassero in quando, sarei davvero contenta. Soprattutto, mi piacerebbe vedere in faccia un po' di persone con cui finora ho parlato solo pigiando tasti sul computer.

Ripeto, forse. Ma mi piacerebbe. Vorrei cambiare aria, anche se è l'aria fumosa e puzzolente di ozono di Milano. La zona dove abito a Trieste non è poi tanto migliore, a livello inquinamento.

Scene da un debug.
Ufficio di Marco e Sabina. Sottofondo di musica New Age del tipo "foresta amazzonica" con uccellini che cinguettano e fronde che stormiscono. Marco e io stiamo togliendo un po' di fregnacce da un prodotto che va in consegna lunedì.
Marco: "Sabina, puoi abbassare un po' i canarini?"

Sono la blogger semidesnuda. Anche qui a Trieste, senza condizionatore, il caldo è soffocante.



Scritto da Giulia | 08:36 |


martedì, giugno 10, 2003
 

 

 

 

 

 

 

Ecco.

Questo affarino è sul mio frigo da un paio di settimane. L'ho ritrovato nel cassetto "del casino" (nel senso di uno dei tre cassetti della mia scrivania dove c'è un casino) e ho pensato che fosse il momento giusto per rimetterlo al suo posto. Mi era stato regalato negli anni selvaggi pre-Martin (il mio fidanzato storico, per chi non lo sapesse), e siccome all'epoca pensavo che Mr Right si fosse finalmente materializzato, l'avevo tolto e messo via.

Ora che sono ricominciati gli anni selvaggi, ho pensato di restituire l'affarino agli occhi del mondo. Io non ho trovato Mr Rude o Mr Crude, e neanche Mr Chauvinist Pig (quest'ultimo è l'unico tipo d'uomo che io evito istintivamente). Però ho trovato:

Mr Intimidated
Mr Hot (for other women)
Mr "Oh Yeah I Liked You Too But You Never Let On That You Liked Me So Now I'm Seeing Somebody Else Too Late Bye".

E per ora è tutto.



Scritto da Giulia | 22:16 |
 

Stamattina ho fatto l'errore di mettermi il perizoma. Non riesco a godermi il gongolamento post-vittoria di Illy alla elezioni regionali, tanto è il fastidio di 'sto maledetto arnese, che con i vestiti che ho addosso proprio era inevitabile.

Quelle che dicono che il perizoma è comodo, MENTONO. La menzogna è funzionale alla proiezione di un certo tipo di immagine seduttiva: dico di trovare comodo un indumento che viene ritenuto sexy, per cui sono naturalmente sexy. Beh, sfatiamo questo mito. Il perizoma, innanzitutto, non è comodo. Immaginate per un momento, signori uomini, di girare tutto il giorno con la sensazione di avere un pezzo di corda incastrato fra i glutei. Non è la mia definizione di comodo.
E soprattutto, il perizoma non è sexy. O meglio, lo è se hai sedici anni, ti chiami Maria Joao e sei residente fissa sulla spiaggia di Copacabana. Su chiunque altro, il perizoma crea l'illusione di chiappe elefantine, enormi globi che suggeriscono l'opera di Botero. Non molto bello da vedere. Chiunque abbia messo nella zucca delle signore donne che il perizoma è sexy, aveva un'idea di sensualità modellata direttamente su Carmen Russo.

I padri della Chiesa usavano il cilicio per mortificarsi. Se avessero avuto il perizoma, il loro processo di santificazione non avrebbe avuto variazioni di rilievo. L'unica consolazione in tutto questo è quindi un po' cattolica: soffro, ma forse fra vent'anni mi troverete sul calendario. E no, non quello appeso sulle pareti della vostra officina di fiducia.


Scritto da Giulia | 03:16 |


lunedì, giugno 09, 2003
 

Cosa faccio ancora in piedi a quest'ora?
Dovrei essere a letto, il mattino ha l'oro in bocca... e passare sedici ore al PC non è sano.

Chissà se domani sarà un giorno da raccontare.

Ah, Illy ha vinto. Phew.


Scritto da Giulia | 12:26 |


domenica, giugno 08, 2003
 
Sono andata a vedere Matrix Reloaded.
Scritto da Giulia | 10:45 |
 

Sono andata a votare. Oh! Non ridete! È una cosa seria, i miei diritti civili, decidere del futuro della mia regione, blabblabblah. Arrivo, nella sezione 52 non c'è nessuno. (Fuori, un caldo da svenire.) Entro nella cabina, apro la scheda. Sono abituata alle votazioni a prova di cretino: entri, apri la scheda, trovi i nomi dei candidati, metti la crocetta, esci, consegni, ciao.

Bòn, qui ci sono un pallino per Illy, uno per la Guerra, uno per Saro, e vicino ad ognuno una colonna con simboli di partito e (argh!) campi bianchi. Minchia, mi ero dimenticata che si eleggevano anche i consiglieri regionali. Mica posso uscire e rivedermi la lista. Che faccio? Come funziona? Dove metto la crocetta? E se poi sbaglio e la scheda non è valida e la Guerra vince per un voto balengo, il mio?
Escludendo di chiedere aiuto agli scrutatori, prendo una decisione rapida (tipo sambuca Molinari, che schifo la sambuca ragazzi, la beve solo Renzino, ciao Renzino), finisco per mettere una crocetta generalizzata, e gli altri pazienza, mica me li posso inventare; anche perché non ho capito quanti ne posso votare, e soprattutto per quale ragione, visto che a parte la Bruna Zorzini mi sembrano tutti delle gran facce da culo. (Sig. Camber, Le consiglio vivamente di non telefonarmi MAI PIU' a casa per promuovere la Sua candidatura; o le faccio sputare nel bicchiere dalle cameriere del Caffè Walter.)

Se la Guerra vince, non dormo più. Però scusate: io leggo Repubblica.it tutti i giorni, gli articoli della Ragazza del Bar sul Barbiere della Sera, e ancora non avevo capito come dovevo votare, dove dovevo mettere la crocetta, e perché. Possibile che sia tutta colpa mia? Che la disinformazione sia un mio problema? O non c'è stato, piuttosto, un diluvio di informazioni folkloristiche, su questa elezione, e un blackout di indicazioni pratiche?

E poi fa troppo caldo, porcamiseria, fa troppo caldo.


Scritto da Giulia | 04:10 |


sabato, giugno 07, 2003
 

Buongiorno. Mi sono appena tirata su dal letto, con le ustioni dell'oretta passata al mare ieri pomeriggio che sfregano fastidiosamente contro il cotone della camicia da notte. Mi brucio subito, ho la pelle delle bionde della famiglia: e se non sto attenta a mettere una protezione alta, mi ritrovo tutta di un bel color aragosta. Oggi si vota. Devo quindi trovare la voglia di vestirmi, dare un senso ai miei capelli e andare in via Bernardo Benussi a sostenere il mio candidato, perché se non lo faccio e vince l'altro candidato, poi mi sentirò in colpa.

Ieri notte sono stata in chat, credendo di non trovarci nessuno. Non credo di aver mai visto Lycos così affollato, né di avere fatto una chiacchierata tanto simpatica quanto quella di ieri sera. È molto strano: vai in chat sentendoti una sfigata perché non sei fuori a fare "mossa" nei baretti (sandali, magliette aderenti, molti minuti della tua vita passati a scrutare le altre donne per capire se c'è concorrenza seria, e altrettanti minuti passati ad esaminare la fauna maschile per stabilirne il grado di appetibilità; tutto inutile, nei baretti non si conosce nessuno di nuovo, ognuno è chiuso nei suoi giri), e scopri che è tanta, la gente che sceglie questa forma di contatto umano così diversa e, nel migliore dei casi, così priva di frasi fatte. In chat non si è costretti a riempire con conversazione spicciola il tempo che ci serve per stabilire il grado di reciproca attrazione. Non ci si vede. Su Lycos si può inserire una foto nel profilo, ma non è obbligatorio, e sono molti quelli che scelgono di metterci altro, un disegno o un paesaggio o la bandiera della pace.

(Poi ci sono anche quelli che mettono la loro foto vestiti come per un matrimonio, ma quelli sono un caso a parte.)

Scritto da Giulia | 23:49 |
 

Bene. Quella vicino al titolo del blog sono io, per capirci. Non so cambiare la ruota di una macchina, ma so smanettare abbastanza bene con l'HTML, per essere una che ha fatto Scuola Interpreti.

Mi trasferirò su questo blog poco a poco. Non perché non mi piaccia stare su Facciamo Storie, ma perché la componente interattiva che speravo di innescare non si è mai innescata. E qui il template è più carino, più maneggevole e ci si possono mettere anche i commenti.

Prove tecniche di trasmissione per voi.

Scritto da Giulia | 07:43 |
 
Si comincia oggi con questo nuovo blog. Nuovonuovonuovo. In cui vorrei caricare un'immagine della mia faccia, così mi tolgo il pensiero: e appena scopro come si fa, ve la metto e non se ne parla più.
Scritto da Giulia | 01:52 |