Sai tenere un segreto?

Vuoi sapere chi sono?
Mi sono trasferita, ma questo è il posto della memoria.

Visti!
» Achille
» A day in the life
» Alex
» Being The Edge
» Bisi
» Cate
» Caliyuga
» Dottor D e le donne
» Euston Station
» Facciamo Storie: Giulia, Corrado, Decibel
» Fio
» Gionspenser
» Gomitolo
» Heartfelt/diary
» Inkiostro
» Invasiva
» Keeons Calling
» Kennydog
» Linea gotica
» Livefast
» Lo scopriremo solo vivendo
» Loser
» Luka Carnifull
» Mammara
» Marmellatina
» Mu
» Pank
» Paola
» Polaroid
» Sasaki
» Selvaggia
» Shoegazer
» The Petunias
» Tom
» Trieste
» Tripudiatore
» Valido
» Zazie

Non ancora!
» Aiki
» Bea
» Braian
» Daffodil
» Daveblog
» Daze
» Decibel
» Finestraio
» Gingy e le Magdalene
» Il cielo su Torino
» Jaded Eyes
» K
» Killing Posers
» La Pizia
» Lo zio d'America
» Parola della Lo
» Personalità confusa
» Phoebe
» Princess Proserpina
» Pubblico di merda
» Pulsatilla
» Reo confesso
» Se stasera sono qui
» Tommaso Labranca
» Trenta Marlboro
» Underbreath
» Vandalo


Claim to fame
» Deadsexy

I Vangeli Apocrifi
» Sonic Temple

La Nazionale del Neri
» Macchianera

Perché io valgo
» Clarence Beauty Farm

Lei non sa chi sono io: il ritorno
» Nuove domande, nuove risposte...

Fraca botòn, salta macaco




Un solo click, tanti blog. E poi
» Dave Barry
» Nerve.com
» Salon.com
» Slate
» Il Barbiere della Sera
» Breakup Girl
» Semplice Bellezza
» Daniele Luttazzi
» Orizzontintorno

Questo è già successo
oggi
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
giugno 2003


Ammazza!...
Sono venuti qui in *loading*


Non dimenticate:
» Splinder
» Bloggando
» Blog.it
» Verbamanent

 




giovedì, luglio 31, 2003
 

Libera Chiesa in libero Stato

Cito da Repubblica.it:

"il matrimonio è santo, le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati."

Ho in mente l'affetto con cui uno degli utenti di uno dei forum a cui partecipo parla del suo "maritino". Ho in mente le coppie omosessuali che conosco. Ho in mente coppie che stanno insieme tutta la vita, mettendo in comune i loro averi, e alla morte di uno dei due partner l'altro si è visto togliere tutto. Ho in mente malati terminali che vorrebbero affidare le loro ultime volontà al partner, ma non possono. Ho in mente coppie sterili, o in età avanzata: nessun diritto neanche per loro di godere delle tutele che lo Stato italiano limita alle coppie sposate?

Ho in mente una frase di Luttazzi riguardo al divorzio, ma che calza anche qui:

"Karol, se non giochi al gioco, non fare le regole."

Scritto da Giulia | 09:59 |
 

Pubblicità (slight return)

No, chell'avete visto? 'a fidanzata der Pupone sta a 'ffa' 'a pubblicità de l'abbronzante.

Altro che TG, settimanali scandalistici e studi sociologici, altro che fiction e miniserie e varietà. Il vero specchio dei nostri usi e consumi è la pubblicità, che non lancia le mode, le segue. Per cui, l'abbronzante Bilboa che prima veniva pubblicizzato da un'anonima e spettacolare modella con seni a prova di gravità, adesso è spalmato copiosamente sulle burrose e bamboleggianti forme della mia quasi omonima, Ilary (Ilary! Dopo "Samanta", "Gessica" e "Genny" deve essere lo spelling più proletario che io abbia mai visto di un nome straniero) Blasi. O almeno, mi pare che sia lei: lo dice la mia mamma, io non guardo Passaparola abbastanza da riconoscere al volo tutte le Letterine. Spero proprio che la mia mamma abbia visto giusto, o la premessa di tutto il post mi va a carte quarantotto.

La graziosa Ilary guarda in macchina con un sorriso che è poco definire "assente", anche se forse lei preferirebbe "seducente". O forse sono io che lo trovo seducente come i calendari del meccanico. Riconosco comunque che il mio è un giudizio da cervello femminile eteresessuale, per cui vale quello che vale. Ma siccome l'abbronzante lo dovrebbero vendere a me acciocché io me lo spalmi e diventi più Patonza, che senso ha metterci una che ha, per carità, un gran bel culo, ma un'espressione sintonizzata fermamente su "Pornostar"? Non me lo vendi, l'abbronzante, con l'espressione "Pornostar".

Ridatemi la signorina della pubblicità precedente, che almeno non doveva guardare in macchina simulando sensualità e rilassatezza su una spiaggia caraibica: il cappellone di paglia le nascondeva la faccia. E tu, Ilarietta mia, chiama Derek Zoolander e fatti insegnare almeno la "Magnum".

Scritto da Giulia | 00:52 |


mercoledì, luglio 30, 2003
 

Eclissi totale

Alla decima volta che apri il tuo blog e ti vedi davanti le tue chiappe, sei satura. Credo di avere scoperto perché non possiamo girare la testa di 360° come i gufi e Regan in L'Esorcista.

Si ritorna alla normalità...

Scritto da Giulia | 23:13 |
 

Prima di procedere all'anteprima (voi lo vedrete sotto l'anteprima quindi, nel migliore dei casi, non ve ne importerà una cippa), sappiate che oggi, causa esaurimento furioso più dell'Orlando ma meno di me dopo aver riscritto la simulazione di Enel per la quinta volta, ho cancellato un messaggio dalla segreteria telefonica senza averlo sentito.

Chiunque mi avesse chiamato è pregato di farmelo sapere, così la smetto di essere paranoica all'idea che fosse una telefonata importante.

TIRATEMI FUORI

DA QUI!!!

Scritto da Giulia | 08:42 |


martedì, luglio 29, 2003
 

Il domandone della serata...

SIGNOR SPLINDER, DOV'È FINITO IL MIO ARCHIVIO DI GIUGNO???

Scritto da Giulia | 12:36 |


lunedì, luglio 28, 2003
 

Barbara non mangia

Ne ho vista un'altra. Lavora alle casse di un grande magazzino vicino al mio ufficio. È così magra che la sua testa sembra enorme. Perché? Perché? Io lo so, perché, l'ho fatto anche io; ma proprio perché l'ho fatto e so che non porta da nessuna parte, che è un vicolo cieco di insoddisfazione e sciocco trionfo. Le guardo le braccia che sporgono dalla camicia arrotolata, sono braccini da niente, braccini come grissini. Ha gli occhi duri, però, non opachi e tristi come tante anoressiche, e allora penso, forse non è che non mangia, forse è magra così perché avrà qualche disfunzione tiroidea, ne ho conosciute di magre tiroidee. Però di solito hanno gli occhi un po' sporgenti, dolci, bovini. Lei ha gli occhi sottili.

Chissà.

Scritto da Giulia | 11:44 |
 

Fiato sospeso

"Dear Applicant,
 
Thanks for applying to join our new team in Italy. We are now reading through all the applications and will contact you in due course.

 
Please do not reply to this email - we will contact you once we have made our shortlist.
 
Best regards, 
 
R. Norman"

Per favore, incrociate l'incrociabile.








Scritto da Giulia | 02:46 |


domenica, luglio 27, 2003
 

Sto raccogliendo materiale per il nuovo romanzo che ho in lavorazione. Ieri sera, al Music in Village di Porcia (PN), ho incontrato Roberto, che davanti a un bicchiere di coca-cola (lui) e Bacardi Breezer (io: versato in un bicchierino di plastica, quel poco di free spirit promesso dalla pubblicità va a farsi benedire immediatamente) ha tirato fuori una pila di aneddoti incredibili su alcune figure leggendarie del pordenonese.

Mi sono sentita come una che finisce per caso nella stanza sbagliata di un videogame e trova un tesoro e un bonus di duemila punti.

(Sulla musica non c'è niente da dire, faceva così pena che non si erano presentati neanche i soliti ragazzini punk. Gruppo di spalla dei Moravagine: "Awah toah bleveghnigki yuuuuu" pippa di chitarra "yeah! Grazie!" Ma vai a cagare...)

Scritto da Giulia | 06:32 |


sabato, luglio 26, 2003
 

L'idiota

Scena: un sabato pomeriggio standard.
Telefono a un/una amico/a per uscire la sera.
E fino qua.
Non è che se non esco muoio: e sicuramente non faccio telefonate a cazzo per uscire con chiunque. Chiamo quelli che non vedo da un po', o quelli con cui esco abitualmente, a seconda di dove mi trovo e di com'è la congiuntura. E non sono neanche quella che "uffa, devo chiamare sempre io", perché è una situazione che mi sta bene, l'ho voluta io, è una conseguenza normale del non uscire sempre con le stesse persone settimana dopo settimana.
Però nel momento stesso in cui faccio la telefonata mi sento come una postulante. Da cui:

Io: "Dove sei?"
Amico/a: "A casa."
Io: "Sono in zona, fai qualcosa stasera?"
Amico/a: "Mah, pensavamo di andare con (inserisci nome di amico a caso) a (inserisci evento a caso)."
Io: "Ah."
Amico/a: "Potresti venire anche tu, ma non so se ti diverti"
Io: "No, beh, no, non è un problema, non ti preoccupare."
Amico/a: "Non c'è nient'altro in giro?"
Io (sbalinando completamente): "No, sai, ero in zona così e ho pensato faccio un giro di telefonate per vedere chi esce ma mica mi organizzo prima decido sempre all'ultimo momento poi ti credo che finisco tappata in casa il sabato sera ho chiamato tizio caio sempronio sono tutti già impegnati bon fa niente dai non è un problema andrò a dormire che magari mi fa bene sono stanchissima e poi capisci non è che ci sia l'obbligo dell'uscita del sabato potrei anche andare a (inserisci posto a caso) ma mi scazzo a star lì da sola con un bicchiere in mano sperando di beccare qualcuno e comunque dai ci si becca un'altra volta dopotutto non è che non ti veda mai è così per fare due chiacchiere."
Amico/a: "Se vuoi ci sentiamo più tardi."
Io (fusa): "Mah, sì, forse, vediamo, se decido di uscire e mi piglia la disperazione all'ultimo momento."

Da una telefonata del genere, si può dedurre solo che:
1) Sono cogliona e anche un po' stronza;
2) Non ho abilità sociali di nessun genere.

Amici e amiche e conoscenti ambosessi che ho chiamato nell'ultimo anno e mezzo tirando questo numero, sappiate che in realtà vi ho telefonato non per disperazione, ma perché avevo voglia di vedervi, se no non vi avrei assolutamente chiamati. Ma non sono mica capace di dire "peccato, avevo voglia di vederti"; se vi chiamo all'ultimo momento e c'avete da fare io mi sento di troppo e cerco di fare la figa. Non sono capace. Non tutti lo sanno. Mi scuso pubblicamente. La prossima volta che vi chiamo trillando gioviale "che fai stasera?", sappiate che no, non ho programmi per il sabato sera e sto cercando di vedere se qualcuno ne ha, ma il telefono lo tiro su solo per quelli con cui ho voglia di passare del tempo, e spero abbiano voglia di passare del tempo con me. È quest'ultimo dubbio a farmi partire per la tangente. Perché penso sempre di voler bene alle persone più di quanto loro ne vogliano a me.

Il resto è colpa del mio essere idiota.



















Scritto da Giulia | 05:14 |
 

No, nun me stavo a 'ffa' fotografa' er culo. Stavo vivendo; ogni tanto succede anche a me.

Ieri sera sono stata a Marcon a vedere i Motel Connection, presenti io e Diego "Gionspenser", i frequentatori abituali di Clarence e dei miei commenti sapranno chi è (verificate il suo blog per un'altra tessera della serata). Doppio "live", quindi: i Motel Connection sul palco, e fra il pubblico i post-rockers di Clarence Beauty Farm.
Poche note, giusto per dire che la performance del gruppo è stata ottima, anche se per godermela mi sono dovuta inalare mezza Giamaica. A piccole dosi, il fumo di cannabis indica non è spiacevole, ma dopo un po' viene a noia. E poi, scusate, ma che c'entrano i Motel Connection con le canne? Non era meglio risparmiarsele per il dub vibrato degli Otto Ohm, che suoneranno al Marcon Festival il 27 (andateci, se potete: sono anche gratis)? I Motel Connection chiamano la caffeina: bisogna essere svegli e pieni di energia per ballare fino a mezzanotte. Bassi così potenti che sono ancora sorda da un orecchio. Una citazione dai Kraftwerk. Una campionatura impercettibile di My Sharona dei Knack. Pre-finale a sorpresa con The Power of Love dei Frankie Goes to Hollywood (lacrimuccia per noi decani). Peccato davvero per l'inglese farlocco di Samuel. Peccato peccato peccato.


Scritto da Giulia | 02:58 |


giovedì, luglio 24, 2003
 

E finalmente, le persone dietro i nuovi Mulder e Scully, vale a dire Bristow e Vaughn, hanno avuto pietà di noi e hanno rimosso l'ultimo ostacolo all'amore romantico.

Sospiriamo tutti in coro, fratelli e sorelle.

Per ora.

(Il mio sogno erotico segreto è l'agente Weiss, con quel suo bel faccione da Keanu Reeves sovrappeso. Beh, non più segreto, adesso.)

Scritto da Giulia | 11:48 |
 
Declino ogni responsabilità per le bizze del template di Splinder... se vedeste cosa riesce a fare nella sorgente!
Scritto da Giulia | 08:04 |
 

Barbie Viale del Tramonto

Le bambine non giocano più con le Barbie. Lo so, lo so, Barbie è antifemminista, Barbie manda segnali negativi, è diseducativa, fissa stereotipi di bellezza femminile irraggiungibili se non tramite chirurgia estrema, non presenta un modello positivo di femminilità ma un vago saltabeccare di ruolo in ruolo, dottore ballerina maestra cantante estetista, e tutto esibendo gli stessi vaporosi capelli di plastica platinata. Barbie dissocia il matrimonio dalla maternità e dall’amore, presentandosi periodicamente in abito da sposa ornato di pizzi e balze per sposarsi (con chi? Ken? Il fidanzato dal sorriso congelato e dalla pettinatura drammaticamente passé? Non ha importanza: Barbie Sposa è Barbie Sposa, la cerimonia nuziale è, come del resto per molte donne, una scusa per essere, anche solo per un giorno, favolosamente bella), salvo poi demandare l’onere della maternità alla dolce Tracy, con il suo premaman sotto cui si nasconde il bimbo in arrivo.



Barbie è superata. Dopo cinquant’anni è stata soppiantata dalle Bratz, bambolotte volgari dal trucco esagerato e dalla testa sproporzionata rispetto al corpo, ma decisamente più simili alle bambine vere: indipendenti, sfacciate, non legate a ruoli di caregiver (niente Bratz dottore o maestra) o a professioni glamour (ballerina classica, cantante pop). Le Bratz non lavorano. Le Bratz forse vanno a scuola, ma ci vanno truccate di tutto punto e vestite all’ultimissima moda, con cavalli bassi e magliette attillate. Le Bratz non sono nemmeno monogame: nel loro clan ci sono diversi ragazzi, ovviamente meno favolosi di loro, sicuramente meno in vista, toy boys delle vere star della situazione, che presumibilmente se li palleggiano a piacimento, te lo do io l’onnipresente, oppressivo e vagamente incestuoso Ken e i suoi deboli compagnucci Blaine (jingle: “Blaine – fa – il deejay!” No, Blaine – è – molto gay, basta guardarlo per capirlo) e Todd, identico a Ken ma sposato con Tracy per l’eternità e padre di due bambini highlander.



Non ci sarà mai una Brat Sposa.



Però io ho nostalgia di Barbie. Fra me e mia sorella ne avevamo venticinque, tra le quali Marina, Miss Polinesia, la più bella di tutte, con capelli da sirena e occhi asiatici. Avevamo Skipper, Tracy e Todd e i due figli, Ken, e un arsenale di Barbie che avevamo raggruppato per famiglie e alle quali avevamo assegnato un nome. (Per ricordarceli dovevamo consultare un foglietto. Me ne ricordassi uno, di quei nomi.)

La forma del corpo di Barbie non ci provocava crisi di immagine. Le sue tette bazooka non ci riguardavano, le sue gambe chilometriche non erano un problema, non aspiravamo ad avere un vitino di vespa come lei, e i piedi deformati non erano piedi, solo estremità da infilare dentro favolosi zoccoletti col tacco, stivali, scarpe e scarpine da danza. Se Barbie ci ha trasmesso qualcosa, almeno per quello che mi riguarda, è il senso del glamour e del colore. Mia nonna cuciva per la mia Barbie fantastici abiti da ballo usando scampoli di raso avanzati, e io lavoravo a maglia bikini, sciarpe e abiti-tubino (oh, che volete, sapevo andare solo dritta…)



Barbie era la Possibilità Infinita. Sessuale e asessuata (che tristezza Ken con il suo inguine a monticello, o peggio, con le mutande cementate addosso), sorrideva sempre. Non aveva età e non guardava il mondo con le palpebre seduttivamente semichiuse e le labbra contornate di matita delle adolescenti Bratz. Eppure adesso la Mattel vuole mettere fuori una linea di cloni delle Bratz, le Flava (fléiva, immagino, come la metà più folle dei Public Enemy), abbigliate con cavalli bassi e magliette attillate. E questo è patetico, triste e inutile. Barbie non può snaturarsi, Barbie è Barbie, e non tollera replicanti. Barbie sta per scomparire. Già le hanno ridotto le tette, appiattito i piedi, allargato la vita. Adesso anche questa indegnità.









Scritto da Giulia | 07:53 |


martedì, luglio 22, 2003
 

Salvati dalle Alpenliebe

Stavo per lanciarmi in un tributo alle mie amiche. Ho deciso di rimandarlo ad un altro momento, perché or ora ho acceso la Tv per guardare Will & Grace (in cui una tizia insopportabile con duemila denti vive con il suo favoloso migliore amico gay, che ovviamente non sembra per niente gay ma solo un gran bonone, forse ultimamente Supersexy Cristina, quando mi ha detto "voglio un amico gay" aveva in mente lui, ma sto svariando come al solito, arrivo al punto) e mi sono trovata davanti la pubblicità delle nuova Alpenliebe.

Per chi non l'ha vista, la sintetizzo. Claim di partenza: "lei ci sta". A fare cosa? No, la domanda è "dove": la donzella in questione, larga in sezione circa quindici centimetri e ulteriormente allungata da un obiettivo di quelli che usa anche Mariah Carey per sembrare più secca (con la conseguenza che le ballerine dietro di lei sembrano pali per fagioli) si infila disinvoltamente in spazi angusti. Una donna che la metti dappertutto, insomma.

Questo grazie alle nuove Alpenliebe senza zucchero.

Number one: a meno che tu non ti alimenti esclusivamente di Alpenliebe, la presenza o meno di zucchero nelle suddette non ti farà aumentare o diminuire di un grammo. Quello che ti fa ingrassare sono gli hamburger le patatine la carbonara l'impepata di cozze la pastiera napoletana il lardo di colonnata di cui ti abbuffi.

Number two: ma chi le vuole le Alpenliebe senza zucchero? Il bello delle Alpenliebe è proprio la peccaminosa sensazione del dolce sul lato della lingua quando le succhi. Togli il peccato dalle Alpenliebe, togli tutto. Rimane solo l'ennesima caramella senza gusto e senza soddisfazione, che è come ciucciare un pezzo di plastica.

Preferisco di gran lunga la pubblicità del Magnum Gola, con questa splendida femminona tornita che si caccia voluttuosamente in bocca un dito coperto di panna. Preferisco il peccato che arrotonda alla virtù che dimagrisce.

Scritto da Giulia | 09:38 |


domenica, luglio 20, 2003
 

Fricchettoni allo sbaraglio

Sono appena tornata dalla Croazia, dove ho portato la mia cellulite a prendere un po' d'aria, saltellando ignuda di scoglio in scoglio in un campeggio naturista vagamente fricchettone fra Rovigno e Pola. Risultato di questa mia prima avventura nel mondo del naturismo è che parti normalmente mai esposte al sole sono ora penosamente ustionate. Il mio sedere, al momento, splende come la lanterna fuori da un bordello cinese.

Sono contenta, rilassata, stanca (non ho dormito quasi per niente per due notti), e porto a casa un bottino di facce e persone interessanti. Il gruppo di famiglie a cui ci siamo aggregati era accogliente, caloroso, gentile, fatto di donne uomini bambini (di cui uno in arrivo) e cani. Formalità nulla, e del resto quando vai in giro tutto il tempo seminudo o proprio nudo, la formalità va immediatamente a farsi benedire. Niente "cara signora", niente "mi ha fatto piacere conoscerla", tutti che giocavano con tutti, che mangiavano a tutte le ore in allegra anarchia, e nella tenda dietro l'accampamento del gruppo principale una signora che faceva massaggi.

Com'è tipico della mia orsaggine e del fatto che quando siamo arrivati non si vedeva un emerito, io avevo piantato la tenda dall'altra parte del mondo rispetto all'accampamento più grande. Questo da un lato ha significato essere svegliata ogni mattina dalle liti fra vicini di camper e di tenda da cui ero circondata e dai motori delle auto parcheggiate tutt'intorno al mio guscio, ma dall'altra mi ha permesso di essere veramente sola per qualche ora. Senza telefono, e soprattutto senza posta elettronica a tenermi ancorata al mondo, fisicamente separata da chiunque conoscessi, ho dormito per la prima volta sola in una tendina tutta mia, e mi sono sentita divisa dal resto del mondo, dalla gente intorno a me, intera e piena e indipendente. Pazienza se sarò sembrata un po' asociale. Dormire praticamente per terra nella piccola tenda blu e verde che avevo comprato per andare a un festival che poi mi sono persa è stata una mini-esperienza di eremitaggio.

Mi ha fatto bene. Mi sono resa conto che la solitudine fisica, il silenzio e l'isolamento mi sono indispensabili, a tratti. L'assenza di ponti di comunicazione elimina la necessità di comunicare e l'ansia di essere compresa, accettata, amata. Sto sola. Devo far piacere solo a me stessa. Leggo. Dormo. Penso. Sono un intero universo.

(Questo non toglie che sabato sera siamo usciti per andare a bere e a ballare "Da Dodo", dove suonavano, guarda la coincidenza, gli Arsura Bunker (gruppo triestino di cui conosco tre quarti dei componenti) e un atroce (atroce, atroce) gruppo di cover, impossibili da superare se non a botte di birrini e avana cola. Ma è un'altra storia, una di cui tutto sommato si conosce il finale....)



Scritto da Giulia | 10:04 |


venerdì, luglio 18, 2003
 

Comunicazione di servizio

Fino a domenica sera non ci saranno sostanziali variazioni... me ne vado in Croazia, lontana dalla tecnologia.

Besos!

Scritto da Giulia | 07:05 |
 

Pubblicità

Le cinque leve del marketing sono:

Personale
Prodotto-servizio
Promozione
Presenza
Prezzo.

A questa se ne aggiunge una sesta, detta anche la leva Patonza. Ogni azione di marketing o pubblicità si può ricondurre a due principi generali basati sulla dicotomia essere-avere:

1) essere una Patonza;
2) avere la Patonza.

La leva Patonza (nota anche come "leva Parussola" in alcune zone del Friuli interno) è motore unico e principale di qualsiasi attività promozionale. Facciamo un esempio a caso: la pubblicità di uno yogurt ai fermenti lattici più vivi degli altri.
Amica: "Ultimamente il mio intestino non fa il suo dovere."
Altra amica (interessatissima): "Ah!..."
(Segue pubblicità dello yogurt "per la naturale regolarità".)
Analizzando questo spot, appare chiaramente che il messaggio alla base di tutto è che senza la "naturale regolarità" si sta male, la pelle si sciupa e bisogna consigliarsi con le amiche per trovare una soluzione. Perché la "naturale regolarità" è uno dei principi alla base dell'Essere Patonza.

Voila.

Prendiamo le spiritosissime pubblicità del caffè con protagonista Bonolis e Laurenti ambientate in Paradiso. Nella stragrande maggioranza degli ultimi spot della serie, San Pietro è stato sostituito con una vasta gamma di Patonze abbigliate da angelo (con sguardo tenero e vago alla Flavia Vento) o da turista tedesca (con treccia e lederhosen). A tutte le Patonze viene offerto il caffè oggetto dello spot.

(Il fatto che poi Bonolis e Laurenti vadano sempre in bianco potrebbe essere imputabile al sesso dubbio degli angeli, oppure al fatto che i due hanno l'abilità seduttiva di due trichechi: in ogni caso, NON al caffè stesso. Tant'è che, finché non ne sparano una delle loro, il caffè funge da esca irresistibile).

Anche prodotti apparentemente scollegati dall'essere-avere la Patonza vengono ad essa ricollegati tramite sottili allusioni (vedi a proposito la Signorina Saratoga, perennemente in costume da bagno BDSM per pubblicizzare un silicone sigillante). Il deodorante Axe, che in teoria dovrebbe servire a non puzzare come caproni in amore, nella pratica pubblicitaria si rivela essere un irresistibile afrodisiaco. E se una ragazza ti invita a casa sua e mentre ti spoglia ti morde, ti conviene avere una confezione di Magnum o altro gelato irresistibile nascosta nelle mutande, o a cavartele non ci arriverai mai.

Il meccanismo dell'essere-avere la Patonza funziona anche per negazione della stessa: se Tullio Solenghi e Massimo Lopez, nella serie di pubblicità Telecom, avessero avuto la Patonza, non avrebbero sicuramente passato il loro tempo a cercare di telefonare. Idem la pubblicità del chewingum che ti dà un alito così fresco che neanche il cane della tua possibile fidanzata riesce a resisterti.

Rimangono escluse dal canone essere-avere la Patonza

1) Imodium
2) Le vecchie pubblicità del Kukident (quelle nuove si sono convertite al genere "Patonza stagionata che balla il tango")
3) Ace candeggina delicata.

Un ultimo punto potrebbe vertere sulla questione della seccatura di essere Patonza "in quei giorni lì". Ma la questione della fantasia allucinatoria dei pubblicitari in materia di assorbenti è ancora allo studio.














Scritto da Giulia | 00:41 |


mercoledì, luglio 16, 2003
 

Tutto è pronto per il mio matrimonio.

Il vestito è color burro, con la gonna dritta e lunga fino a terra, che devo sollevare per poter camminare, e mi preoccupo sempre che diventi grigia sull'orlo come quella delle mie amiche che si sono sposate prima di me. Mia madre e le mie zie sono contente, le sto aspettando per farmi pettinare con i capelli raccolti, come ogni sposa su questa terra (ma non voglio i boccoli, ti prego i boccoli no, mamma, no, odio la pettinatura da sposa con i boccoli). Le aspetto in una camera d'albergo con le mie forcine e il mio vestito già indosso. Sulla gonna c'è una macchia, ma mia madre dice che si toglie facilmente. Forse con lo smacchiatore quello in polvere, che lascia i vestiti rigidi e fastidiosi al tatto.

Manca solo lo sposo.
Mi domando chi possa essere. Quasi quasi mi andrebbe bene anche uno dei miei ex, almeno saprei a quale tipo di inferno andrei incontro. Provo a chiedere, ma nessuno mi sa rispondere. Così esco, cammino un po' per strada con la gonna sollevata sopra le caviglie, e incontro due compagni d'università.
Dico: "Non mi voglio sposare."
Dicono: "E allora?"
Piango.

Non mi voglio sposare. Non voglio entrare in chiesa (perché nei sogni ci si sposa sempre in chiesa, anche se poi nella vita reale non ci passa neanche per la testa) e trovarmi davanti una navata vuota. Nel sogno mi immagino di attraversarla da sola, reggendomi la gonna, e sapendo che là in fondo non c'è nessuno ad aspettarmi.

Qualche settimana fa, facendo pulizia nei cassetti della mia scrivania, ho trovato la lista degli invitati al matrimonio vero, che non c'è mai stato, fra me e Martin. L'ho buttata via con un po' di malinconia e tanto sollievo.





Scritto da Giulia | 22:23 |


martedì, luglio 15, 2003
 

Tanti auguri a teee... tanti auguri a teee...

Buon compleanno!

Oggi è il compleanno del mio papà!

Scritto da Giulia | 21:27 |
 

Like you could understand

Questa ero ioQuesta sono io. No, ero io. Una delle poche fotografie sopravvissute del periodo fra i dieci e i diciannove anni. Non mi facevo fotografare molto, e guardando la fotografia, non è difficile capire perché.

Ero alta un metro e settanta e pesavo quarantacinque chili, se non ricordo male. Forse ero più alta e pesavo meno, perfino. Il push-up non era ancora stato inventato, ma anche se lo fosse stato, non avrei avuto niente da metterci dentro. Il resto si commenta da solo.
In paese mi chiamavano "Visitors".
Quella vicino a me è Francesca. Adesso ha ventitrè anni, è bella, in gamba, fa il webmaster e il grafico e studia all'università. Anche per lei la vita di paese non è stata facile, infatti torna solo nel fine settimana per vedere i suoi.

Avevo circa questa età quando Alex Castellarin mi è scoppiato a ridere in faccia, traumatizzandomi per sempre. Nella sua visione delle cose, il fatto che io avessi una cotta per lui era una cosa così ridicola che gli serviva una parola nuova per dire "ridicola", e non trovandola si è messo a ridere come un primate.

Erano state le mie amiche a farglielo sapere e a portarlo dove ero io, appoggiata a una colonna nel cortile della casa colonica che faceva da centro estivo per i ragazzi del paese. Se fosse stato per me, non gliel'avrei mai fatto sapere: ero molto, molto contenta di rimanere nell'ombra, mentre cercavo i sinonimi di "ridicola".

Sono rimasta inchiodata a quella colonna, sotto quel portico, davanti a quella risata e alla commiserazione balorda delle mie amiche ("Beh, lo sai cosa guardano nelle regazze, no?") per il resto dell'adolescenza e buona parte della mia vita adulta, con la coscienza paralizzante di essere troppo bruttina per cercare di avere una normale vita amorosa. Sono diventata la ragazza a cui i ragazzi chiedono consiglio sulle altre ragazze, l'amica pronta a soccorrerti in ogni momento. Di scopare manco a parlarne... che idea ridicola, no?

Questo tanto per chiarire da dove vengo.
Chi ha qualche problema con il fatto che io adesso non sia più la ragazza nella foto, può dirmelo direttamente in faccia.
Altrimenti può andare affanculo.





Scritto da Giulia | 09:30 |
 
Se non l'avete ancora fatto, fatelo adesso: leggete il blog di Aiki.
Scritto da Giulia | 01:28 |


lunedì, luglio 14, 2003
 
Mi hanno gentilmente comunicato che sono montata.
La cosa mi fa un filino ridere (avevo appena finito di raccontare di essermi spetasciata a terra in stato di ubriachezza molesta), e un po' mi sembra una bella vittoria.
Chi mi conosce un pochino capirà subito perché

Scritto da Giulia | 22:13 |
 

Adesso vi spiego come ho fatto a fracassarmi le chiappe.

DiegoIeri sera compiva gli anni l'intrepido Diego Cassia, giovane promessa della TV (per ora regionale, ma se si sbatte un po', magari...) Diego ha radunato gli amici, un gruppo variopinto e variegato per età, gusti sessuali e provenienza, nella casettina dove vive, che anche se vi dico dov'è non la trovate lo stesso, perché Irene e io abbiamo girato come trottole per un quarto d'ora prima di arrenderci e telefonare ("Diego, dove cazzo sei?")

Festa, figona. Musica, figona. Gente, figona, fra cui Arlene (spero si scriva così), cubana, bellissima, simpaticissima, accentratrice e anchealberto un filino corteggiata dall'altrettanto carino Alberto, vent'anni. A un certo punto i due rimangono chiusi in bagno ("Mica stavamo facendo niente!") e vedi un po' chi va a tirarli fuori? Moi, che di serrature malfunzionanti ne so avendo vissuto sempre in case con infissi approssimativi.

Insomma, Arlene e io stiamo ridendo per questa cosa, io sbronzona perché piena di vinello rosso, lei non so ma non meglio di me, e mentre siamo lì che ci abbracciamo come sceme io perdo l'equilibrio, metto un piede nel vuoto oltre il dislivello della piattaforma alla base delle scale (aiuto!) e precipito al suolo tirandomela dietro.
Ho picchiato il fianco e la base della schiena, dove adesso si sta lentamente formando il Signore degli Ematomi. Arlene è andata in giro per un'ora con il ghiaccio sulla faccia, poverina: deve avere fatto un frontale con uno dei miei micidiali gomiti.

Fiesta!Nonostante la sbronza, parlo molto. Con Davide, che di solito incontro mentre sposta vassoiate di bicchieri dal bancone ai tavoli del Juice e ritorno. Studente di Scienze dell'Interculturalità (sbaglio o questa è la nuova laurea-bivacco?), modello, percussionista, splendidamente e consciamente figone. Davide è bello, molto bello, di quelli che con un sacco di juta addosso rendono sexy il scco di juta. E lo sa. Io lo guardo, ci parlo, ci converso perfino, ma non mi sembra reale.Davide potrebbe essere un ologramma. Immagino che sia fidanzato con una ragazza bella come lui e che farano dei bambini surreali.

Un'altro molto bello è Onofrio, ma glielo posso anche dire, perché tanto, da quanto ho capito, è fidanzato con Giorgio. Insomma, dai, tutta una lustrata d'occhi, 'sta serata.Davide

Finale di serata: Alberto che mi sostiene cavallerescamente giù per la discesa verticale che scende da casa di Diego.
E oggi, rientro in ufficio schiantapalle.
Voglio un altro weekend lungo e non tornare mai più.

 

 

 

 

P.S. Si accettano volontari per spalmarmi il Lasonil sul livido e farmi le coccole.






Scritto da Giulia | 08:33 |
 

Intervallo

Loungin'

Palmito Beach (Monfalcone, GO)
Veduta aerea

(plin, plin-plin-plin, plin-plin-plin...)


Scritto da Giulia | 02:19 |


domenica, luglio 13, 2003
 

Un assaggino: ieri sera ero così sbronza che sono volata giù dal dislivello tra le scale e l'erba nel giardino di Diego. Oggi ho le terga piuttosto sul violaceo.

Scritto da Giulia | 23:42 |
 

Alberto mi sta rivoluzionando interamente il PC. Lo sto aspettando per finire le installazioni e anche, se vede il messaggio che gli ho mandato, per pubblicare un'altra rata di immagini tratte dalla follia collettiva delle Pazze (che ieri sono uscite senza Dario e Laila). Ce ne dovrebbe essere una di me in versione lounge con bicchiere di cocktail in mano, sulla sdraio vicino alla piscina.

Molto glamour.

Nel frattempo, breve cronaca della quota settimanale di edonismo. Formazione iniziale: Alberto, Cristiano, io. Partiamo con la Punto. Faccio felice Cristiano consegnandogli le chiavi: a me non piace guidare, a lui sì, poi la mia macchina è un giocattolino adorabile che ha anche la sesta marcia. Sulla strada scatta immediatamente il baruffone politico sul tema "immagine della donna" e "le donne non si sanno comportare in società". Se non mi mangio Cristiano vivo è solo perché sta guidando. Sul sedile di dietro, Alberto sembra il figlio disperato dei genitori litigiosi.
Approdiamo al Palmito Beach, vale a dire la piscina comunale di Monfalcone a cielo aperto, attrezzata tipo club notturno con sdraio di plastica. Il gruppo di un'amica di Alberto suona cover di pezzi dance, trip-hop e pop. Dai Subsonica a Beck è tutto uno scivolar di note. Io mi spalmo sulla sedia di plastica, incastro i tacchi nel buco in fondo, e mi sorseggio il mio mojito (un po' fetente: il rum sa di cloro). Mi manca solo il fiore dietro l'orecchio. Alberto chiacchiera al telefono con (presumo) una delle due duemila amiche, e io chiacchiero con Cristiano, con più calma di prima, vivaddio. Giovani fanciulle nel fiore degli anni emergono dall'acqua della piscina e camminano lungo i bordi. Se il sottofondo fossero i Blondie o gli Heaven 17, sembrerebbe quasi di stare in un romanzo di Bret Easton Ellis.

Next stop, Geco Beach al Lido di Staranzano, una palude attrezzata a discoteca sulla spiaggia. Zanzare grosse come B52 cominciano a rosicchiarsi Cristiano, io mi tolgo i sandali e saltello scalza sulla sabbia. La fauna locale presenta buona composizione femminile, scarsa composizione maschile. Troviamo Marco e un suo amico di cui (maledetta memoria a breve termine) non mi ricordo il nome. La scarsità di composizione maschile mi impedisce di dare ad Alberto una dimostrazione pratica sul campo di una buona manovra di aggancio, per cui mi tocca limitarmi alla teoria. Sarò fuori esercizio?

Si riparte quando le zanzare hanno esaurito Cristiano e cominciano ad assaggiare me e Alberto. Ultima tappa, gelateria "da Pipolo" (leggere rigorosamente con "l" lateralizzata triestina), gelato, ultimo summit strategico sul bottino di fauna umana totalizzato in serata (un appuntamento in prospettiva. Alberto: "Le mando un messaggio o la chiamo?" Io: "Messaggino casuale alle tre di mattina per dirle una cazzata qualsiasi, come se stessi pensando a lei alle tre di mattina; e la chiami il giorno dopo." Cristiano: "Fantastico.") E poi tutti a dormire.

Foto in arrivo con Alberto fra un po'.

Your disco needs you.


Scritto da Giulia | 01:27 |


sabato, luglio 12, 2003
 
Muoio dal ridere. Qualcuno è arrivato qui cercando su Msn.com "sex bomb". HAHAHAHAHAHA! Shinystat è una fonte di ilarità continua. Installatevelo, vi farete delle ghignate incredibili.
Scritto da Giulia | 06:30 |
 

Vediamo se oggi si riesce a passare dal color scamorza affumicata a quello pollo arrosto. Ho in programma qualche oretta di mare, anche se il buon Dario ha dato forfait.

Della serata di ieri c'è poco da dire, eravamo tutti in modalità contemplativo-esistenzialista, e a un certo punto ci siamo sparpagliati, Alberto e io da una parte a mangiare brioche e parlare di Dio, rapporti uomo-donna e animazione giapponese; e dall'altra parte Cristiano e Dario, persi per strada mentre erano impegnati a discutere di motori (argomento che ha il potere di mandarmi immediatamente in coma, dal quale mi sveglio solo se per caso dai motori si passa a parlare del campionato di Formula 1. La parola d'ordine è: Montoya).

Ho appena finito di fare da supporto morale a Cate, che passa l'obbligatoria fase "odio i miei genitori". Me la ricordo abbastanza bene, quella fase. Se per caso mi trovo a vivere con loro più di due-tre giorni, mi torna su come un rigurgito dei miei quindici anni. I miei terrificanti quindici anni, dei quali non credo restino immagini, perché non mi facevo fotografare. Che anni da incubo.

Ogni adolescenza coincide con la guerra.

Scritto da Giulia | 01:46 |


venerdì, luglio 11, 2003
 

Eeek!

Un momento il counter segna 5238.
Torno un minuto dopo e segna 5333.

Non è possibile.



Scritto da Giulia | 07:35 |


giovedì, luglio 10, 2003
 

Good morning, good mooor-ning...

Che meraviglia, che deliziosa decadenza prendersi un giorno di ferie per non fare niente. Niente, mi sono spiegata? Alzarsi con calma. Guardare la posta. Fare la spesa. Dare una pulita alla casa. Guardare un'altra rata di This Life in DVD. Scrivere, perché oggi voglio scrivere. Finalmente i due personaggi che sto ruminando da un mese stanno assumendo dei contorni definiti. Perso per strada il feuilleton semi-autobiografico (potrei riciclarlo per un progetto che ho in mente; lo finirò strada facendo), sto finalmente partendo con quello che ho sempre desiderato scrivere, ma ho sempre rimandato per mancanza di ispirazione: un romanzo divertente.

Non essere in ufficio mentre tutti i miei colleghi ci sono è molto rigenerante. Non perché io ce l'abbia con i miei colleghi, ma proprio per quella sensazione di vacanza prolungata, di sabato anticipato. In pigiama il venerdì mattina alle dieci e mezza.
A noi impiegatucce basta proprio poco per sentirci libere.

Ieri, nel tardo pomeriggio, altra rata di esercizio fisico in riva al mare, questa volta con un gentil pulzello presunto adoratore di Madonna, che invece di sbraitare ci spiegava secondo per secondo quali muscoli stavamo facendo lavorare e come. Credo che diventerò un'adepta delle sue lezioni, anche se la location un po' polverosa - la pineta di Barcola - fa sì che all'ultimo addominale tutti i presenti siano, oltre che sudati, anche un po' marroncini. Come se invece che un po' di cardiofitness avessimo passato l'Operazione Desert Storm.

La vostra sciampista punk preferita si accinge ora ad iniziare la giornata con le abluzioni quotidiane. Vi abbraccio, tutti e duecento e passa che ogni giorno venite qui a vedere cosa combino.


Scritto da Giulia | 23:37 |


mercoledì, luglio 09, 2003
 

Cicciolina mi fa una pippaLa follia della donna: vorrei rendervi partecipi del mio nuovo acquisto, un paio di sandali di plastica bianca da pornostar che mi sono portata a casa per la bellezza di cinque euri cinque. Perfetti per avere quel look un po' trash da sciampista che io trovo molto liberatorio.

Ho anche trovato un modo di vedere le statistiche relative al famoso test (non vi rimetto il link perché ormai l'avete fatto tutti, se qualcuno vuole capire di cosa parlo vada nella colonna di sinistra). Fantastica la percentuale di gente che pensa che io nella mia vita precedente fossi un portuale livornese (la casalinga di Voghera è poco gettonata...). Una bella fetta di voi pensa anche che io sia emotivamente ritardata... uh... chissà perché? Non capisco...

Comunque, pochini quelli che hanno capito come conquistarmi. Questo potrebbe spiegare un po' di cosette.

Bacini e rock'n'roll e scarpe da sciampista...

 

Scritto da Giulia | 08:52 |
 

Mr Motivator

Ho cinque minuti per raccontarvi quello che ho avuto il coraggio di fare ieri sera. Vedrò di essere sintetica.

Ginnastica in riva al mare.

Esatto. Anche io, come altre cinquanta persone (fissati del fitness) come me, invece di passare la serata a soffocare le mie angosce lavorativo-esistenziali seppellendole sotto uno strato di kebab all'ex Fritolin (che adesso porta il nome furlano-arabo "Là di Boubir"), mi sono messa in fila sulla piattaforma del Bivio di Miramare, e ho tentato di purificarmi dai miei peccati, se non dall'eccesso di carboidrati, sotto la guida di un nerboruto guru della forma fisica, tale Gary.

Nomen omen. Che cosa può fare nella vita uno che si chiama Gary, se non l'istruttore di aerobica high-impact? Perché se pensavate che la ginnastica in riva al mare fosse un'attività amena e rilassante, non avete mai fatto ginnastica con Gary, ribattezzato subito "Mr Motivator - The Terminator" per l'aspetto (marine americano incrociato con Conan il Barbaro) e l'eloquenza (il suo vocabolario, fino a cinque minuti dalla fine della lezione, pensavo consistesse solo nei numeri da uno a dieci e in "aaaaargh!!!" ripetuti e forse, per qualcuno, motivanti).

Insomma. Gary che sbraita come un sergente del CAR. Noi che sudiamo implorando pietà. La mia insalata che mi rimbalza nello stomaco e mi costringe a dare forfait. Dario che passa da un piede all'altro sgocciolando anche l'anima. Laila, stoica, che va avanti a denti stretti (la classe di una donna si vede anche in questi frangenti), e Alberto che ci mangia la pappa in testa a tutti saltellando senza sosta.

Oggi Dario dice che gli fa male il menisco.

Ma forse domani si replica.

Magari con le foto.

Ma senza Gary.

Argh.

P.S. E con questo, spero di avere fatto contento quello che mi preferisce sudata piuttosto che struggente.

Scritto da Giulia | 03:04 |


martedì, luglio 08, 2003
 

I'm about to break

Lo so che non è universalizzabile, ma oggi sono quasi scoppiata in lacrime davanti alla tabella di marcia della progettazione. Sono stanca da morire, stanca emotivamente, stanca fisicamente. Stanca dei tasti Ctrl+v - Ctr+c. Stanca di non avere spazio nella testa per costruire un'idea di futuro che non sia farcita di stress emotivo, economico, lavorativo. E mi disperdo in cose futili, in sollievi temporanei, per evadere dalla routine massacrante delle otto ore obbligatorie, senza fiato e senza bronco.

"Cambia lavoro" è la risposta logica.
"È luglio, cazzo, siamo in Italia e c'è la recessione" è la risposta alla risposta.

Sì, certo che potrei cambiare lavoro. Andando a fare la cameriera o la barista, rigorosamente in nero. Un punto di non ritorno. Bisogna essere molto disperati, per fare un gesto del genere, e io disperata lo sono, ma non fino al punto di giocarmi l'intero futuro.

Che cosa fare.

Intanto, un venerdì libero.

Poi, forse, una settimana (da negoziare).

Rischio di trovarmi disoccupata in piena estate.

Non è una bella posizione.


Scritto da Giulia | 01:05 |


lunedì, luglio 07, 2003
 

Facciamo storie anche qui

RedmondBarry venne qui e disse: venite da me, che ho un'ideona.
Andammo da lui.
L'ideona era la seguente: scriviamo un racconto a più mani.
Ci provammo già su Clarence, ma su un forum è sempre un casino, perché fare editing è complicato.
Ci riproviamo, quindi, cambiando piattaforma: questo è il blog "di servizio", il laboratorio (dove impazzare, imperversare, commentare e ubriacarsi) e questo è il blog del racconto vero e proprio. Per ora ci sono solo i due inizi, quello di Redmond e il mio: la storia dovrebbe correre lungo due binari paralleli, le prospettive gemelle di lui e di lei.

Per ora abbiamo Alfredo detto Alfie, e Vivi detta "Vitamina". E ognuno è a casa sua solo in una serata di sfiga diffusa.

Il buon Redmond mi disse anche che, per la par condicio e l'equilibrio, sarebbe bello che ci fossero più ragazze coinvolte in questa cosa. Io ovviamente ho i miei cocchi: Daniele e Lisa "Laliz" da Clarence, insuperabili prosatori, e la mia Cate; ma chiunque abbia una fantasia da sfogare e la voglia di fare questo gioco può (no! deve!!!) partecipare.

Pulzelle, orsù... unitevi.

Maschietti... non siate da meno.

Le patatine le porto io se qualcuno porta la Coca.





Scritto da Giulia | 11:20 |


domenica, luglio 06, 2003
 

Mogol offresi

Antefatto. Forse non tutti sanno che ho fatto la cantantessa per due anni e rotti, prima di essere espulsa a pedate per incapacità laringea. Se sono durata due anni è, credo, perché se come cantante non sono chissà che (e non ho la classe necessaria a far credere a tutti che cantare male sia un segno di distinzione artistica, cfr. Ian Brown, Bernard Sumner), come paroliera ero brava.

Fatto n. 1: da quando mi hanno cacciata dai Sofà (in seguito Alias), non ho più scritto canzoni, e questo mi manca.
Fatto n. 2: mi piace essere socialmente utile.
Presupposto: penso che le due cose si possano coniugare.

Facciamo un affare. Io sono una lyricist disoccupata. So scrivere in italiano e anche in inglese, se proprio appartenete a quella categoria di gruppi che preferiscono "ffa' l'ammerigano". Per scrivere una canzone mi ci vuole mezz'ora. Per restaurare la metrica e le rime di un testo già fatto, la metà del tempo. Per insegnare al vostro cantante gli elementi base della pronuncia, da un pomeriggio a una settimana. Per insegnare alla vostra cantante a truccarsi senza sembrare Moira Orfei, qualche ora (mi diversifico: ho anche una convenzione con una pusher di cosmetici). 

Siete afflitti dalla Sindrome di Nek (tutti i versi finiscono in "e")? Oppure soffrite del Morbo di Ligabue (quando non riuscite a finire una strofa fate "whoa-whoa-whoa")? La vostra cantante ha i polmoni di Skin ma l'abilità compositiva di Valeria Rossi ("Sole-cuore-amore")? I vostri testi in inglese sono l'equivalente di "Ambarabà ciccì coccò", ma non fanno rima?

You know you need me. 

 



Scritto da Giulia | 22:14 |
 
Il sarchiapone può anche darsi una pacchetta sulla spalla. 50 è un punteggio più che onorevole... la ricompensa per tutti i pranzi passati ad ascoltare le mie lagne
Scritto da Giulia | 09:50 |
 
Decisamente il racconto di Caterina batte il mio cento a zero. Andateci!
Scritto da Giulia | 06:14 |
 

Comica, comica, la mia vita è comica

A Budoia (profonda provincia padano-veneta) c'è un microclima tutto particolare: anche in luglio, di notte ci fa un freddo umido fastidiosissimo. Come a Mortegliano. Si vede che i siti per i festival, piccoli o grandi che siano, li scelgono in base al tasso di umidità.

Come cacchio si chiamava il festival? Qualcosa con "mount", bon, fa niente.

Suonavano i Tre Allegri Ragazzi Morti, con due gruppi di supporto: Orange (gruppo di Francesco Mandelli aka Nongio, VJ di MTV e astro nascente della TV italiana) e Criptal (non li ho visti, ero in fondo a chiacchierare). Gli Orange, a parte essersi chiaramente battezzati in fretta e furia guardandosi in giro in sala prove (potrebbero chiamarsi, per lo stesso criterio, Fender o Marshall), sono un buon gruppo. Non hanno inventato niente, ma del resto neanche gli Strokes. Sul palco hanno qualcosa come quattro chitarre, inclusa una Fender azzurro bebè. Abituata come sono ai gruppi indie e emo che ho seguito in questo ultimo anno, in cui il cantante generalmente urla a casaccio frasi in inglese inventato, il cantante degli Orange canta. La voce è parte del tappeto musicale. Un sollievo.

Comunque io devo capire perché la gente di questo giro, la cosiddetta "scena" dice di non sopportare il cantato in italiano. Forse fa figo fingere che l'umidità atroce della pianura padano-veneta sia in realtà l'umidità atroce del Somerset, ma basta guardarsi intorno per capire che non siamo a Glastonbury. Io preferisco i gruppi che cantano in italiano (non fateci caso, oggi devo essere in sindrome premestruale anticipata perché sono di un umore assassino.)

Non i Criptal, però. Non me ne vogliano i Criptal.

Dei TARM non c'è molto da dire, andare a vederli è come andare al Rocky Horror Picture Show. L'incredibile spettaculo della vida. L'incredibile spettaculo della muerte. I vaffanculo al topo. La vita è cattiva ma non l'ho inventata io. Non c'è molto da dire di più, ma non perché non ci sia niente da dire: è solo perché ormai l'ho detto un milione di volte che sono uno dei miei gruppi italiani preferiti, ed è per questo che continuo ad andare a vederli ogni volta che posso. Ieri sera, poi, ero con Caterina, che scriverà sicuramente una recensione migliore della mia, perché io mi sono svegliata male.

L'angolo della tristezza

"Le BAMBOLE DI PEZZA sono 5 ragazze punkeggianti, maliziose, intriganti, originali, dolci, rumorose, grintose, incazzate e completamente fuori di testa...
Cresciute a suon di punk e RIOT (L7, Bikini Kill, Babes in Toyland, etc) si sono ritrovate proprio per le passione in comune: LA MUSICA e la voglia di URLARE!!!!!
è nelle loro infuocate esibizioni live che il sound del gruppo si esalta: rock‘n’roll-punk allo stato puro al quale sarà impossibile resistere così come al malizioso fascino di cinque ragazze che anche con il look ci sanno fare."

(Comunicato stampa di "Music in Village", festival musicale di Porcia, provincia di Pordenone, 18 luglio - 3 agosto)



Scritto da Giulia | 02:13 |


venerdì, luglio 04, 2003
 

Photo of the day

Bella lì

Ammirate per favore la fa-vo-lo-sa capigliatura sfoggiata da Ale in occasione dell'inaugurazione della mostra "A tre passi dal fumetto" a Gorizia, un paio di mesi fa (il giorno esatto non me lo ricordo). Mi è arrivata oggi. Anche io sembro uscita dalle mani del parrucchiere di Frankenstein. Si salva solo Sara. Blondes have more fun, dopotutto.

Scritto da Giulia | 07:40 |


giovedì, luglio 03, 2003
 

L'angolo di Greenpeace

Pur essendo essenzialmente ignava e parzialmente colpevole della deforestazione (stampo troppe schifezze e ne scrivo altrettante che poi la gente stampa, inquino, buco l'ozono, mangio carne di animali d'allevamento... e qui i vegani vorranno la mia testa su una picca), non posso non segnalarvi una piccola cosa che mi è arrivata dalle mie colleghe più environmentally friendly. La carta igienica Coop, a quanto pare, è prodotta con carta riciclata (anche quella morbidosa) e non con il legno di alberi secolari, come le altre.

Per sapere quali sono le carte igieniche e fazzoletti prodotti con questo sistema, cercate il marchio Forest Stewardship Council, l'unico certificato capace di garantire che la cellulosa utilizzata per la produzione di carta non proviene dalla distruzione di foreste.

Traete pure le vostre conclusioni e fate i commenti del caso...

Scritto da Giulia | 23:40 |
 

Ma... ma... quanta gente si sta facendo il test? E soprattutto, quanta gente che non conosco si sta facendo il test con punteggi astronomici?

Credo che solo Raffa possa arrivare a cento. Forse anche Martin, avendo vissuto con me per quattro anni, ma non ne sono sicura. Come ha già detto Cate nei commenti, è un test bastardo. Per fare cento, bisogna essermi stati a sentire per un tot di anni, e non è mica una cosa da ridere...

Grazie anche a tutti quelli che hanno commentato il post di martedì, qui o scrivendomi direttamente. Mi rendo conto che questo è un anticlimax, ma consideratelo come uno spot pubblicitario. Torneremo presto con nuove avventure.

Scritto da Giulia | 03:01 |


martedì, luglio 01, 2003
 

Sto bene se non torni mai

Ieri ho spostato il tuo numero di telefono dalla rubrica del cellulare a quella di carta con la copertina di Naj Oleari che mi hanno regalato le mie compagne di scuola quando ero ancora al liceo. L'ho ricopiato con cura, mettendoti sotto il nome e non sotto il cognome, tanto di gente con il tuo nome non ne conosco e dubito che ne conoscerò altra nel prossimo futuro. Poi ti ho cancellato dalla rubrica del cellulare.

Mi serviva un posto, ed ero stanca di trovarti sempre lì ogni volta che schiacciavo quel tastino. Avevo anche paura di fare come la volta che dovevo chiamare la prima persona sul tastino di sotto e ho sbagliato a schiacciare e ho chiamato te. Chi sa dell'incidente dice che è un lapsus freudiano, ma io conosco i miei lapsus e posso garantire che è proprio imbranataggine. Difficile che io faccia qualcosa senza essere conscia delle implicazioni. Deve essere per questo che non faccio mai niente.

Quanto tempo è che non ci parliamo?

L'ultima volta che mi hai scritto era il 29 marzo, ti ho risposto in modo piuttosto brutale e non sono pentita. Penso ancora tutto quello che ti ho detto. Con questo non vuol dire che non senta la tua mancanza. La sento eccome. La sento ancora, anche se la mia vita è andata avanti, e tanti dei problemi che avevo quando ci siamo conosciuti e anche dopo, nel periodo in cui siamo stati amici, non ce li ho più. Ci penso ancora, a te; penso a cosa diavolo stai facendo, a dove sei, se stai meglio dell'ultima volta che mi hai cercata, quando ormai era ovvio che avevamo chiuso le serrande uno all'altra, che non saremmo mai più stati crudamente onesti come eravamo arrivati ad essere, facendoci anche male (tu a me; io a te non credo, non so, non ti sei mai lasciato vedere).

È per questo, e non per altro, che ho preso definitivamente la strada del non ritorno. Avrei potuto convivere con molte cose, ma non con la sensazione di dovermi difendere da te, e che tu ti stessi difendendo da me.

Non credo che tu legga quello che sto scrivendo, perché se hai fatto quello che ho fatto io, mi avrai eliminata in modo pulito dalla tua vita, asportata chirugicamente come un'escrescenza fastidiosa. Non era difficile. E quindi, anche se avevi l'indirizzo dell'altro blog, non avrai continuato a leggerlo e non saprai di questo.

Infatti non scrivo per te.

Scrivo per me e per quelli che mi conoscono. Che in molti casi non sapranno mai che ci siamo incrociati. Ho mantenuto il segreto (e chi lo sa, Cate, Alex... fate altrettanto), e continuerò a mantenerlo. Non ho fotografie tue in giro per casa, non hai praticamente lasciato tracce del tuo passaggio, è facile farti sparire. Ti ho messo nella rubrica del telefono con le pagine rosa e azzurre, ti ho messo dentro una scatolina lontana dagli occhi.

La tua scatolina, in fondo al mio cuore.

Scritto da Giulia | 08:25 |