|
domenica, agosto 31, 2003
Mission: impossible
Ieri sera sono stata a non capire molto bene i Redworms' Farm e gli Ulan Bator (anche se li ho capiti meglio dei Three Second Kiss). Ma non è di questo che si parla oggi.
Alcuni di voi lo sanno, altri no, comunque io da grande vorrei fare la scrittrice. Avrei già pubblicato un romanzo, Deadsexy, con Lint Editoriale, una piccola casa editrice triestina, che lo ha stampato in 428 copie, tutte esaurite. Il libro sta attualmente girando di mano in mano fra gli amici e i conoscenti, e periodicamente c'è chi mi chiede come procurarsene uno. La risposta è sempre quella: è finito.
Deadsexy non ha inventato niente, ma è una storia che ho molto amato e che è stata amata da chi l'ha letta. Mi piacerebbe molto poterla condividere con ancora un po' di persone, mentre cerco un editore per Io sono Vera (titolo provvisorio), terminato un anno fa e attualmente a spasso fra gli editori d'Italia. (Solo Fazi, finora, ha dato segni di vita.) Ovviamente io posso piangere in turco, ma il direttore editoriale della Lint ha posto il veto alla ristampa. A meno che qualcuno non rilevi i diritti di Deadsexy per ripubblicarlo, sarà difficile che il romanzo riveda gli scaffali delle librerie.
Questo Fazi lo fa, ma su segnalazione dei lettori.
Questo è dunque un appello. Potete agire stracciando i santissimi alla Lint, all'indirizzo segreteria@linteditoriale.com, oppure a Fazi (l'indirizzo lo trovate sulla pagina che ho segnalato). Deadsexy va resuscitato.
Al resto ci penso io. Andate in pace.
Scritto da Giulia |
05:41 |
sabato, agosto 30, 2003
Certe volte mi sento come uno dei vecchietti del Muppet Show. Ieri sera sono stata al Soundpark, un festival che più rockenroll non si può, organizzato nell'incongrua cornice del Parco di Villa Varda, Brugnera (PN). Bella, l'accoppiata punkabbestia ("Enri, ma il cane del punkabbestia come si chiama, bestiappunk?") - writer - rocker alternativi - villa signorile di proprietà del Comune. Il Comune di Brugnera è troppo avanti.
Io, invece, sono troppo indietro, perché durante il concerto dei Three Second Kiss non ho fatto altro che ripetere le seguenti due cose: "Sono sorda." "Questa è un po' una pippa."
Non capisco i Three Second Kiss.
Però ho visto l'acqua della fontana di Villa Varda, così piena di ammoniaca che se ci avvicini un accendino prende fuoco.
Scritto da Giulia |
01:47 |
venerdì, agosto 29, 2003
Mettetele un bavaglio
Se tenete alla sorpresa finale, NON leggete l'articolo di Alessandra Retico su Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, con Omar Sharif. La Retico sembre essere convinta che recensire un film equivalga a raccontarne per intero la trama, colpi di scena inclusi.
Ma Repubblica, ai suoi giornalisti, gli fa il test del Q.I.? Basterà averlo superiore al numero di scarpe, per scrivere per loro?
Scritto da Giulia |
06:45 |
Scritto da Giulia |
05:04 |
Sono un deficiente e mi pagano pure
Leggete questo articolo su Repubblica.it. E poi ditemi quante fregnacce siete riusciti ad individuare, comprese quelle ripetute ad oltranza.
Scritto da Giulia |
00:16 |
giovedì, agosto 28, 2003
Cerco l'estate tutto l'anno
E all'improvviso, in due e due quattro, è finita. È finito anche Alias, a mia insaputa, mannaggia ai pescetti. E adesso cosa faccio il giovedì sera? Sono finite le apparentemente infinite repliche di film perfettamente inutili. Ieri sera in televisione c'era uno speciale su Miss Muretto di Alassio. Sta per iniziare Miss Italia, Lobotomizzate alla Sbaraglio. Milioni di persone, fra le quali qualche centinaio di anoressiche aspiranti miss e qualche centinaio di migliaia di ragazzine culone si raduneranno davanti ai teleschermi per fissare incantate la sfilata delle gnocchette in costume da bagno, tutte identiche come Barbie, tutte gloriosamente prive della necessità di far connettere fra loro i sei neuroni che vagano sperduti nel loro cranio. Sta per iniziare la nuova stagione di Sarabanda, che andrà a sostituire Will and Grace. Unico caso di programmazione estiva migliore di quella invernale. Sta anche per iniziare 24, su Rete4, che però, essendo Rete4 una Tv per casalinghe (che brivido sarà per la casalinga sapere che guarda una TV fuorilegge? Ma la casalinga, forse, non lo sa) ed essendo 24 un telefilm figone, sarà relegato in quartultima serata, quando è sveglio solo Marzullo. Vedi alla voce: Ally McBeal. Stanno per finire le feste sulla spiaggia, se non sono già finite. Sta per piovere. Sto per piangere.
Scritto da Giulia |
22:26 |
Rubata or ora al blog del Trip
Questa cosa meravigliosa.
Non riesco a trovare i file .wav, ma l'intro da sola vale tutto il sito.
Scritto da Giulia |
08:28 |
Comunicazione di servizio
La visibilità massima di Marte sarà stanotte... Comunque, ieri Sara, Annapaola, Marcella, Enrico e io abbiamo fatto a turno a guardare dentro un binocolo da marinaio.
I risultati: "Vedo Piazza Unità." "Marte è più in su." "Grazie al cazzo!" "Ma cos'è, quella cosina lì?" "Beh, sì, cosa ti aspettavi?" "Mah, non so, una pallotta rossa con le astronavi intorno." "Ma c'è vita su Marte?" (Con la voce del profeta di Quèlo) "Mah, appena un po' il sabbato sera."
Le olive ascolane erano squisite, comunque.
Scritto da Giulia |
01:58 |
mercoledì, agosto 27, 2003
Le mie amiche, part I
Sara

Annapaola

Appena Raffa si decide a stare ferma tre secondi (il tempo di fotografarla) forse vi beccate anche lei. (Siccome so che mi legge, preparati, pulzella!)
Prossimamente, se mi ricordo di portarmi la macchina fotografica in ufficio: Supersexy Cristina.
Scritto da Giulia |
08:23 |
Un normalissimo pomeriggio aziendale
Oggi Marco, il grafico, ha deciso di intrattenere tutta la corte interna del palazzo dove ha sede l'azienda per cui lavoriamo.

Scritto da Giulia |
08:06 |
martedì, agosto 26, 2003
Le grandi stanze dell'amor perduto
Sette e mezza di mattina. Aggiorno il blog ascoltando i Delta V, Spazio, e mangiando cracker e la marmellata di susine ricevuta da Diego il giorno del suo compleanno. Stanotte Marte sarà in grande opposizione alla Terra: più vicino possibile, luminosissimo, più visibile anche della palletta gialla di Giove. ("Ma quella che stella è?" "Non è una stella, è Giove." "Come fai a dirlo?" "Beh, è giallo e non brilla." "Ma va là.")
Con gli amici si parla di sentimenti. Nello specifico, con le amiche si parla dei propri sentimenti, e con gli amici si parla di sentimenti in generale, facendo spesso della filosofia spicciola e arrivando anche alla diatriba, a suon di "questa è una cazzata!" (A me capita di arrivare alla diatriba anche con le amiche, nella fattispecie con Sara, che essendo molto no-nonsense mal tollera i miei momenti di acuto pessimismo.) Questa sera si parlava di consolazioni. Di cosa si può e si dovrebbe dire a qualcuno che soffre per amore.
Sara e io siamo sulla stessa linea: passata la prima fase, quella della comprensione, scattano i calci nel sedere. Le frasi da cartolina, le parole dolci e i "domani sorgerà il sole" lasciano il tempo che trovano. Chiariamo una cosa, a botte di "domani sorgerà il sole", io starei ancora a frignare su Martin. La mia fortuna è stata proprio quella di avere intorno gente che ha capito quando era ora di smettere con la poesia di stampo Hallmark, e far partire il primo pedatone. Mi hanno tenuto la testa ferma perché guardassi avanti e non indietro. Mi hanno trascinata, blandita quando serviva e malmenata quando scivolavo nel mio nulla. Non mi hanno permesso di rotolarmi più che tanto nel dolore. Chi viene lasciato ha la tendenza ad attardarsi nelle stanze dell'amor perduto, per paura che la persona che se n'è andata torni indietro e non li trovi più. Per lo più inutile. Meglio uscire, un passo alla volta, perché le stanze dell'amor perduto sono grandi e ci si mette un po' ad attraversarle tutte fino alla porta d'uscita.
Questo post è dedicato a tutte le persone che stanno assistendo chi soffre per amore. Poche cazzate. Scrollateli. Siate bruschi. Sentiranno il vostro amore e vi ringrazieranno quando avranno finito di mandarvi affanculo. Non si soccorre nessuno compiacendolo nel suo male. Fate finta di dover ridurre una lussazione. Fa un male boia, ma è indispensabile. Abbiate la mano ferma.
Questo post è dedicato a tutti i miei amici e alle mie amiche che stanno soffrendo per amore. Succede. È successo, succederà di nuovo. Non guardate indietro, la moglie di Lot diventò una statua di sale per non aver avuto fiducia nel suo Dio. Che il vostro Dio siate voi o un ente esterno, abbiate fiducia e continuate a tenere lo sguardo sull'orizzonte, non sul passato e tantomeno sul vostro ombelico (ho capito che è bello e magari c'ha il piercing, ma se ci guardate troppo dentro non vedete la strada...)
Arriverà il giorno in cui mi rileggerete tutta questa roba e io vi manderò nella Terra di Fanculo. Non lasciatemi indietro.
E stasera andate a vedere Marte. Non ricapiterà più fino al 2278 di averlo così vicino.
Scritto da Giulia |
20:34 |
La Giulia consiglia
Dopo il successo strepitoso della Maury, vi fidate di me?
Andate qui:
http://dymo.splinder.it
Non so se sarà da leggere quotidianamente, ma un occhio ogni tanto vale la pena di darglielo.
Scritto da Giulia |
10:01 |
Domandone
Ma l'aranciata amara la producono ancora? O è destinata a diventare un oggetto di culto, consacrato dal video di Tapparella di Elio e le Storie Tese?
(Si vede moltissimo che oggi non ho niente da dire? Sì, ah?)
Scritto da Giulia |
08:27 |
Comme un ouragan
Ha ragione Raffa. "Ogni volta che sembra che tu ti sia calmata... non so... non dico sistemata, ma insomma, che tu goda di una certa stabilità, ti succede qualcosa. O te lo fai succedere." Questa volta non sono brutte notizie. Qualcuno è tornato. Qualcuno che avevo rimosso da ogni parte della mia vita, inclusa la rubrica del cellulare; cucù, rieccomi qui. Ci vediamo? Ti devo raccontare quelle due-trecento cose. Ma sì. Sì.
Scritto da Giulia |
03:08 |
domenica, agosto 24, 2003
Fernando Alonso che doppia Michael Schumacher è quasi surreale. Potere ai piccoli!
Scritto da Giulia |
04:51 |
Just cos you feel it, doesn't mean it's there
Non hanno cambiato i murales, davanti ai bagni c'è ancora Murdoc del Gorillaz che fa segno con il dito in direzione della porta. "Mi pare che abbiano cambiato i poster sopra il bar, hanno messo Bettie Page." "Guarda che c'era anche l'anno scorso." "Merda.". C'è ancora il bimbo gotico, unmetroenovantacinque per sì e no sessantacinque chili, eyeliner nero, morosa pienotta che gli arriva sotto l'ascella, gotica anche lei. Le bottigliette d'acqua vanno a due euro. "Eeeeeeuhhh, ma che fai, bevi acqua?" "Devo guidare." "Ma tu che sei un'esegeta del Velvet, come le classifichi quelle come te che bevono acqua?" "Io sono io. A parte il fatto che su dieci di noi, sei hanno addosso le Converse e anche io. " "Andiamo a prendere un po' d'aria, va'."
"La playlist ci ha rotto i coglioni. I Rage Against the Machine ci hanno rotto i coglioni. I Daft Punk ci hanno rotto i coglioni, Homework è del 1997, basta! I Doors ci hanno rotto i coglioni. I Blur ci hanno rotto i coglioni, ancora Song II? Basta! Basta! Basta!" "Voglio i Rapture!" (in coro) "House oooof... jealous loveeeers!" "Ma sapranno che esistono, i Rapture?" "Mah." "Però hanno messo i Radiohead." "E i Thrills." "Bella roba. Due canzoni su quante?" "Dovremmo presentare la nostra playlist... gliela sbattiamo lì, e vediamo cosa dicono." "Sono anni che sogno di farlo." "Ci sediamo come gli scout? Tu sul mio ginocchio e io sul tuo?" "A me questa non l'hanno insegnata, negli scout." "Hai fatto la scout?" "Sei anni. Enri, così ti frantumo le palle, sappilo. Aiuto, cado!" "In teoria, sedendosi così si riesce anche a mangiare." "Ellamadonna, ma gli scout non si possono sedere per terra?" "No, ci sono tutte le bestioline, gli scorpioni... senti, hai visto il filmato della festa?" "Non ancora, mi sa che ce l'ha Sara." "Devi vedere i cortometraggi in fondo, sono divertenti. Dovremmo fare un cortometraggio." "Filmiamo il mio: domani te lo mando. Ci vuole un po' di preparazione, ma è fattibile." "Vabbè, dai andiamo a vedere cosa succede dentro."
"Ancora 'sta roba?" "Basta. Io vado a dormire." "Quando torni a Trieste?" "Domani." "Ci sentiamo in settimana." Baci a tutti.
Risveglio all'una del pomeriggio, occhi da pugile.
Scritto da Giulia |
03:06 |
sabato, agosto 23, 2003
Autoreferenzialità sull'autoreferenzialità
Il mondo del giornalismo si è accorto dell'esistenza del mondo blog. Per "loro", i professionisti della penna, è stato un po' come tirare su un sasso e trovarci sotto un sacco di insetti: ma questi sono sempre stati qui? Orrore, compassione, senso di superiorità. Questi blogger incapaci di scrivere. Superficiali. Usano puntini di sospensione e punti esclamativi come segno di originalità. La letteratura è un'altra cosa, il giornalismo è un 'altra cosa: anatema su di voi, stolti che credete di dare qualcosa al mondo tramite le vostre blogorree.
È comprensibile che chi scrive per campare abbia questa reazione nei confronti di chi scrive per puro piacere personale, magari fregandosene anche dell'esattezza, dell'accuratezza, dell'etica e dell'ortografia (ah, il proliferar di "k" al posto del "ch", i "nn" e i "cmq", che fanno esclamare "ma 'ndo vai? C'hai un appuntamento fra tre minuti, che risparmi sulle vocali e sulle consonanti? Oppure hai paura che se non ti sbrighi la frase ti scappi di testa?"). Nessuno paga un blogger per scrivere, non ci sono capo-redattori, niente limite di battute, nessuna pressione politica, e soprattutto nessun obbligo di informare la gente. I pezzi non vengono tagliati. Durano come i combattimenti di Fight Club, "finché devono" (a volte anche un po' di più, ma è prerogativa del blogger blaterare quanto gli pare, come del lettore non leggerlo più).
La prova ultima del fatto che non si possa generalizzare sta forse nel fatto che sul Barbiere della Sera, il sito "dei giornalisti per i giornalisti", il fenomeno blog non solo è stato più o meno accettato, ma in alcuni casi addirittura promosso, con un'assenza di spocchia che fa onore a Figaro, alla Ragazza del Bar e a tutti i colleghi della barberia: devo a loro la scoperta di Selvaggia Lucarelli, che giornalista non è, ma umorista di classe sì. Il Barbiere ha compreso il senso ultimo del blog, vale a dire la sua assoluta indipendenza. Il blog è gratis. Non è sponsorizzato se non da chi lo cura, ci scrive, lo personalizza, lo fa crescere. Il blog è soggetto a una selezione naturale: se risulta interessante, viene visitato da chi lo ritiene tale, e la popolarità cresce tramite passaparola. Se invece è più autoreferenziale, un blog-cameretta, rimane magari ristretto alla cerchia dei visitatori abituali, gli amici o le persone che appartengono alle stessa comunità, come succede qui su Splinder. Può essere una cosa fra me e me, una cosa fra me e una certa fetta di visitatori, una cosa fra me e il mondo intero, a seconda di quanto il blogger decide di ampliare il raggio delle sue considerazioni, universalizzandole o mantenendole criptiche. Può essere un diario privato (la grande maggioranza), il diario illustrato di una persona o di un personaggio (La Maury, Coniglio Cattivo), un diario di gruppo (HeartfeltDiary), un blog di opinione a tema (Gnu Economy), ma rimane comunque una faccenda non istituzionale. In soldoni: il soldo non c'entra.
Ognuno ha i suoi motivi. Il mio personale è un po' sentimentale, un po' strutturale. Una volta avevo un amico che faceva il giornalista. Era bravissimo, scriveva meravigliosamente ed era un conversatore favoloso. (Presumo lo sia ancora, ma concedetemi l'imperfetto, dovuto ai casi della vita.) Io all'epoca scrivevo per un giornale online. Tra noi era tutto un ping pong di lunghissime mail fitte di considerazioni, riflessioni, punti interrogativi, pettegolezzi e confidenze. Un duello a colpi di sintassi, figure retoriche e audaci giri di frase, in cui riversavo buona parte della mia ansia logorroica. La fine della nostra corrispondenza e del mio impiego al giornale (quattro mesi senza stipendio hanno avuto la meglio sul mio amore per il giornalismo online) mi hanno portata a cercare un nuovo canale per il desiderio di raccontare il mondo intorno a me. C'è a chi piace. C'è a chi no. Ma questo non è Repubblica o Il Corriere della Sera: è il mio soggiorno. Chiunque è libero di venire a prenderci il caffè, se vuole, e di invitarmi nel suo. Le invettive dei giornalisti spocchiosi hanno lo stesso senso che avrebbe venire in casa mia e criticarmi l'arredamento. OK, ho capito, è approssimativo, c'è un sacco di disordine e non è molto ergonomico. Ma ci devo vivere io, e a chi ci viene non dà fastidio. Non pagano per risiederci, dopotutto: non è un servizio, non è un bed & breakfast, e tantomeno un albergo di lusso.
Comunque, fra un anno la moda sarà passata, metà dei blog chiuderanno per affaticamento o carenza di tempo degli autori, e passa tutta la paura. Professionisti della penna, rilassatevi pure.
Scritto da Giulia |
01:38 |
giovedì, agosto 21, 2003
Sono un paio di giorni che ho preso l'andazzo di staccare le orecchie a morsi alla gente, stile Tyson-Holyfield. Ragazzi, perdonatemi: non ho idea del perché. In realtà sto benissimo, non ho alcun problema, dormo e mangio regolarmente, indipercui... so ho cercato di accopparvi virtualmente è proprio perché mi sono montati i cinque minuti. Faccio pubblica ammenda nei riguardi di tutti quelli a cui ho amputato i padiglioni auricolari, se volete sono qui, ve li ricucio uno per uno, che col rammendo invisibile sono bravissima. Nello specifico, chiedo perdono al sig. Crodino, alla Cate per aver "flippato" sul suo blog (per quanto in difesa di lei e non contro, tesoro mio non lo farei mai!), a Francesco per averlo azzannato su Clarence anche se avevo le mie ragioni, e in generale a tutti quelli che ho malmenato senza motivo apparente. Non ho mai avuto la pazienza tanto corta come in 'sto periodo: starò andando in menopausa?
Scritto da Giulia |
03:04 |
mercoledì, agosto 20, 2003
L'allegra massaia
Lo sporco si moltiplica quando decidi di pulire casa. Come ti vede arrivare con lo straccio, la polvere opera una specie di miracolo di Cana e si deposita ovunque, anche dove prima non ce n'era. E tu strofini, strofini, strofini e ti fai venire mal di schiena, ma la zozzona invade ogni angolo, è una lotta impari. Mondo ladro. Certo, se non rimandassi le pulizie a quando trovo i cinghiali che mi grufolano in bagno e Gregor Samsa che dà una festa con i suoi amici sotto il letto, forse non sarebbe così grave.
Vabbè, facciamo che riprendo in mano lo scopettone, via.
La giornata è breve e c'è da andare al cinema.
Scritto da Giulia |
05:48 |
lunedì, agosto 18, 2003
Questa sera mi annoio e quindi vi beccate un comizio
Forse avete sentito parlare di questa storia. A me ne hanno parlato Marco e Jean-Claude, quando ero a Roma, due weekend fa. Se non ne avete sentito parlare, ve lo riassumo in breve: lui e lei si filmano mentre fanno sesso, lei lo molla poco dopo, lui per vendetta mette il filmato su Internet. Segue denuncia (perfettaemnte legittima), ritiro del filmato, ma ormai mezza Italia ha avuto modo di ammirare le prodezze erotiche della coppia. (Se non riporto il titolo è perché, in caso non lo aveste già visto, non vi venga l'uzzolo di scaricarvelo.)
Poco tempo fa, cercando tutt'altro, capito su un forum (che vivaddio non frequento) dove si parla di questo filmato. "Gran troia, 'sta *****." "Io quella lì me la scoperei." "Se è già vacca così a questa età, cosa diventa a trent'anni?" E soprattutto: "Lui è un grande."
Sono un paio di giorni che ci rimugino sopra. La cosa è andata a fare mucchio con alcuni commenti che mi sono stati rivolti negli ultimi tempi, e quindi ho pensato di condividere. Confermatemi una cosa: siamo nel 2003, giusto? La Rivoluzione Sessuale quando è stata, se c'è stata? Negli anni '70? È normale che, nel 2003, con la pillola, l'aborto legalizzato, il divorzio e le Letterine, ancora ci sia qualcuno che dà della vacca a una ragazza che fa l'amore con il fidanzato? Perché di amore si trattava, quando i due si sono filmati: amore che è finito in odio e in malvagità abietta e stupida, ma amore. Fiducia: lei si è fidata. (E ha fatto male, si potrebbe dire in coro, ma l'amore prevede anche questo tipo di cecità e di abbandono.)
Ma gli autori di questi commenti fanno sesso (con altra gente, ovviamente; la pratica onanistica non conta)? Se sì, come trattano le partner (sempre che ne abbiano...)? Se le scopano in posizione canonica e se le poverette si muovono si ritraggono inorriditi? Oppure hanno la fidanzata vergine e l'amante puttana? Sognano coiti orali ricevuti dalle fidanzate degli altri, perché la loro certe cose non le fa? Si imbottiscono il pacco con i calzini? Vanno al bar e gonfiano il numero delle partner avute per fare bella figura con gli amici? Sono o non sono dei poveri stronzi?
Quello che mi fa inorridire, sopra ad ogni altra cosa, è il giudizio su di lui: "Un grande." Eh, grandissimo. Davvero. Non c'è che dire. Uno che non si ferma nemmeno per una frazione di secondo a calcolare il danno enorme che sta per causare: un danno al pari di uno stupro, perché facendo circolare quel filmato contro la volontà della ragazza, è come se l'avesse fatta violentare da tutti quelli che lo hanno visto e hanno riso, o si sono fatti una pugnetta, o peggio, lo hanno inoltrato divertiti agli amici. Una violazione immensa dell'intimità di una persona.
Spero davvero che valga per lui il principio base della magia, per cui ogni cosa che fai ritorna indietro moltiplicata per sette. Se così fosse, un giorno lui andrà in vacanza in Africa, e verrà accidentalmente filmato da una troupe di Discovery Channel mentre si fa sodomizzare da una tribù di gorilla; il filmato verrà prima trasmesso in mondovisione, e poi venduto a SuperQuark, dove verrà debitamente doppiato da Claudio Capone e accidentalmente trasmesso in prima serata al posto di un documentario sulle abitudini alimentari delle zebre.
Dove lei lo vedrà. E riderà. Moltissimo.
Scritto da Giulia |
11:46 |
Ma per favore (slight return)
oh-oh (rumore di ICQ)
"Ciao! Lavori? :-)" "No, ma tu chi sei?" "Marco, e ho una proposta per te." "Um, quale Marco?" "Un intrigante e divertente gioco erotico!" "Ma vaffanculo, va'..."
(Marco viene messo nella lista "ignora")
Odio la parola "intrigante".
Scritto da Giulia |
02:14 |
domenica, agosto 17, 2003
Le regole
" 1. Non credere a tutto quello che ti viene detto. 2. Se senti puzza di marcio, c'è sicuramente del marcio. Scappa! 3. Fidati sempre del tuo istinto. 4. C'è SEMPRE vita, dopo chiunque. 5. Nessuno che ti maltratti vale le tue lacrime. 6. Tutto quello che ti succede è conseguenza delle scelte che fai. NON incolpare gli altri per la sofferenza che ti sei causata da sola. 7. Il tuo valore non ha niente a che vedere con il fatto che tu stia o meno con qualcuno. 8. Ti spezzeranno di nuovo il cuore. Così è la vita. 9. Non andare in pezzi. Tieniti occupata. 10. Per quanto possa essere doloroso, ci sono cose peggiori che rompere con un uomo. Come staresti se perdessi la mamma, o la tua migliore amica? 11. Prospettiva! Il mondo non inizia e finisce in camera tua. 12. In caso di dubbio, rifare l'arredamento. 13. Non esistono i bersagli facili."
Quello che avete appena letto l'ho rinvenuto ieri, per caso, frugando nel quadernino in cui annotavo i sogni. Credo risalga al post-rottura con Renzo, quindi maggio dell'anno scorso. Lo riporto qui a beneficio di eventuali cuori infranti. Ognuno ha i suoi metodi per sopravvivere: il mio è questo, parlare con me stessa e riportarmi alla ragione, fare una lista di regole di comportamento, rammentarmi che il rifiuto di una persona non può sostituirsi alla mia autostima, e che la vita è corta, ma larga, per cui su le maniche e al lavoro, che di roba da fare ce n'è.
Ieri sono uscita per fare la spesa. Al centro commerciale, svoltando l'angolo per andare a prendere la seconda rampa di scale mobili, ho visto Martin uscire da una profumeria con la sua fidanzata. Mi è bastata una frazione di secondo per decidere che volevo vederla in faccia, volevo chiudere questo sospeso. Li ho raggiunti. Lui era nervoso, lei forse anche: io sicuramente, e Martin se ne sarà accorto. Sa che quando mi perdo le frasi a metà è perché c'è interferenza con il canale "Panico" del mio cervello. O forse sopravvaluto quello che Martin può avere capito di me in quattro anni di rapporto e tre di convivenza.
Comunque.
Anche questa è finita.
Scritto da Giulia |
22:31 |
sabato, agosto 16, 2003
Cetri pivo e troppo sole: Clarence Beauty Farm làiv in Hrvatzka Republika
Si parte, si parte, allegre ragazze si parte... veramente mercoledì pomeriggio, quando Diego "Gionspenser" arriva dalla profonda campagna padovana per recuperarmi, destinazione finale Pjescana Uvala (PU, HR) - dove andiamo a fare visita a Mirko "Tripudiatore" (da qui in poi: il Trip) e Matteo "Bathnaus" (da qui in poi: Teo) e ai loro amici e compagni di vacanza - l'unica ragazza sono io. Ma ci abbiamo fatto l'abitudine. Il Trip e Teo sono entrambi frequentatori dei forum di Clarence, come me e Diego: ottimo modo di coniugare una mini-vacanza con un protratto làiv forumesco.
Salto la parte in cui Diego e io perdiamo le coordinate a Pola, e il Trip e il suo amico Diego vengono a recuperarci. Prima cosa che mi dice il Trip (un omone di notevole stazza: chissà perché, ma me lo immaginavo piccolo e con l'aria da folletto maligno...): "Ah, ma allora sei alta veramente, te." * Teo invece l'avevo sempre solo intravisto nei forum, e non avevo fatto in tempo a crearmi un'immagine mentale. Come siano fatti tutti e due lo potrete vedere appena il mio PC avrà finito di tirarmi scema (maledetto file svchost.exe!!!).
La prima notte la passiamo nell'appartamento che ospita i cinque eroi della Bassa Padana, che fra di loro parlano in un dialetto strettissimo a risparmio di vocali. Mi tocca dividere la camera con Diego, che ovviamente russa come una motosega: quando non russa lui, russa il Trip nella stanza accanto, il letto cigola ogni volta che mi giro, insomma non dormo una cippa e mi sveglio con due occhiaie spaventose, ma allegre ragazze siamo in vacanza... l'Ente del Turismo della Croazia, per inciso, è in debito con me: fin dalla prima sera, mi opero per diffondere la gastronomia croata facendo ordinare cevapcici ** a tutti.
Il giorno dopo andiamo a caccia di un campeggio dove piantare le nostre tendine: il mio guscio a due posti e quella di Diego, più grande. Quando abbiamo finito di 1) trovarci un posto, 2) piantare le tende, 3) boccheggiare per lo sforzo, ci rimane appena la forza di spostarci sulla striscetta di scogli sottostante il campeggio, da cui io mi butto in acqua cercando sollievo. L'acqua ha la temperatura della minestra in brodo. La sera, ceniamo di nuovo fuori con il Trip e Teo.

Calamari alla griglia per tutti. In lontananza, arriva un temporale: "Oooooh, che belli i fulmini... Teo, andiamo e vedere i fulmini... ooooh, guarda che bello quello!" "Io vorrei vedere il fulmine globulare." "Tu hai mai visto una tromba marina?" E in quello comincia a diluviare. Non piovere. Diluviare. Mentre i camerieri ritirano in fretta e furia i tavoli più esposti alle intemperie, guardando fuori credo di vedere Noè che passa sull'Arca, cercando qualcuno a cui chiedere da che parte si va per Rovigno.
Diego e io siamo giusto un filo preoccupati dello stato delle nostre tende, picchettate alla bell'e meglio nel sassoso terreno croato. Alla fine decidiamo, con rassegnazione, che se sono allagate dormiremo in macchina. I calamari sono buoni. La conversazione è fluida. Le palacinke*** sono passabili. ("Ma non ti va mai bene niente!" - Il Trip) È un sollievo scoprire che, a parte un po' di condensa dove il telo tenda tocca i ganci, la mia tenda è asciutta. Memore dei numerosi campi all'addiaccio con gli scout (OK, avevo sedici anni, però...) mi infilo nel sacco a pelo (umidiccio) e prendo sonno.
Il giorno successivo decidiamo di raggiungere Trip, Teo e soci sulla spiaggetta di Stoja su cui si sono accampati. Le istruzioni del Trip sono surreali, per cui andiamo a naso (il mio di triestina d'adozione) e in un tempo ragionevole raggiungiamo il mare. Non riusciamo però a trovare la spiaggia. Diego tira fuori il cellulare. Segue conversazione con il Trip su questo tipo: "Dove siete?" "Sugli scogli." "Quali scogli?" "Eh, questi qui. Cosa vedi tu da dove sei?" "Una barca senza vele." "Ecco, noi siamo a sinistra della barca." Ovviamente, di barche in una baia ce ne sono all'incirca venti. Tentativo numero due. "Vedo una porta da pallanuoto. Siete lì?" "Boh? Ce ne sono tante, di porte da pallanuoto..." "Vedo anche degli ombrelloni." "Ce ne sono tanti, di ombrelloni..." Caracolliamo sugli scogli per un quarto d'ora prima di renderci conto che abbiamo sbagliato baia, barca, spiaggia e porta da pallanuoto. Quando li raggiungiamo sono le tre e mezza, e io non dico neanche "ciao": mi spoglio e mi lancio in acqua.
Sera: dopo la doccia e una cena un po' sospirata (manco un posto in qualsiasi ristorante, e noi eravamo in sette) il Trip, Teo, Diego e io decidiamo di andare a ballare. Il posto si chiama Ulianik, ha una parte all'aperto dove suonano orrido pop croato, e una parte interna di discoteca rock, calda come un'estate all'inferno. Vado al bar. "Cetri pivo."
Primo giro.
Secondo giro.

Terzo giro.

Al quarto giro, il caldo non si sente più, il Super-Io è ammutinato, in più fuori piove (aridaje), così ci buttiamo a ballare. Abbiamo una cena pantagruelica da smaltire (Teo, non conoscendo le porzioni istriane, si è ordinato due piatti di carne; il Trip si è fatto fuori, oltre ai calamari, anche un piatto di risotto dove ci si mangiava in due), e personalmente anche dei notevoli arretrati danzerecci. La birra fa il resto:

Finale di serata: seduti sui sassi in uno spiazzetto, naso in su a guardare le stelle e a discutere della vita in generale ****. In branda alle cinque, tre ore di sonno prima che il campeggio si risvegli e ci scaraventi fuori dalla braccia di Morfeo (e dai sacchi a pelo umidicci). È ora di tornare. Ancora una settimana di ferie!
* La battuta viene riportata per soddisfare i visitatori che si collegano dalla divisione di Psichiatria e che amano molto sentire raccontare di quanto sono alta. Ognuno si diverte come può. ** Sorta di salsiccetta originariamente bosniaca, ma molto popolare in Istria, fatta con carne mista di maiale e manzo e spezie di natura imprecisata. Buonissimo, ma evitate di mangiare la cipolla cruda che viene servita insieme ai cevapcici stessi: Teo ha ruttato cipolla fino all'una del giorno dopo. *** Versione croata delle crepes. Quelle con le noci, se fatte bene, sono una goduria. **** Sfighe amorose.
Stop press: una versione degli eventi lievemente più fantasiosa della mia è rintracciabile qui. Grande Trip! 
Scritto da Giulia |
09:59 |
lunedì, agosto 11, 2003
Devo capire questo curioso fenomeno. In inverno mi faccio di carbonara, Nutella, patatine, jota, salsiccia e quant'altro e resto sempre entro i sessantaquattro chili. D'estate divento quasi virtuosa, mangio frutta, bevo acqua, e quanto peso? Sessantacinque, sessantasei, sessantasette.
Distruibuito lungo il mio metraggio è come niente (vabbè, magari un po' di panzetta, toh), ma è comunque stranissimo. Forse risento della mancata attività fisica, o forse il mio metabolismo estivo è in "pigrizia mode". Forse l'assenza dello stress lavorativo fa sì che io accumuli quello che mangio, che è comunque parecchio. Non fa niente, non è importante, ma buffo sì, buffo molto.
Il mio papà è molto preso dall'idea del blog. Qualsiasi cosa faccia mi dice "adesso questa la metti sul blog!" Purtroppo non posso dargli soddisfazione, perché ho la macchina digitale con le pile scariche, sono senza Photoshop o equivalenti e quindi non posso documentare le sue imprese culinarie (al mio babbo piace molto cucinare e parlare di cibo, infatti pesa ben oltre il quintale). Comunque non credo che lo leggano, altrimenti a quest'ora mi sarei beccata un processo tipo Santa Inquisizione (Nobody expects the Spanish Inquisition!)
Oggi vado a casa mia e domani forse parto per la Croazia, ma porca miseria, sto bene qui: sto scrivendo, c'è il condizionatore e posso vedere la posta solo poche volte al giorno, perché uso il PC di mia sorella, che come spacca i maroni lei...
Ci sentiamo quando torno. Be good.
Scritto da Giulia |
23:23 |
Mi ero dimenticata di aggiungere una cosa.
La festa, essendo indetta in terra friulana, era popolata di donne di statura ampiamente superiore alla media. Consolante, non sentirsi chiedere neanche una volta "ma quanto sei alta?" C'erano almeno tre ragazze più alte di me, e la media generale si attestava intorno al metro e settantadue, direi.
La festa delle gigantesse.
Scritto da Giulia |
10:10 |
So che non dovrei essere qui, ma per una serie di motivi che vanno dal logistico (modifica intempestiva dei programmi del mio ospite) all'ambientale (45 gradi all'ombra), sono tornata da Roma prima del previsto. Poco male, perché ho fatto in tempo ad andare alla Festa Mojito a casa di Annapaola, a Valvasone (provincia di Pordenone, borgo medievale di una certa quieta affluenza). Un festone, ovviamente. Il mojito, a cura di Flavio (che nel resto dell'anno fa il barista al Velvet) era buono. Anche troppo. Credo di essere stata mezz'ora seduta per terra ai piedi di Lorenzo districandomi i capelli annodati dal sudore e dal troppo saltare in soggiorno, cercando di capire perché la compagnia maniaghese non riesca a parlare con me senza sfottermi. ("Umorismo sardo.") Ho ballato e bevuto, mi sono beccata una entusiastica dimostrazione di affetto da Stefano (che credo pesi la metà di me ed è simpaticissimo) per aver cantato California Girls dei Beach Boys (beh, tre quarti: non mi ricordavo la strofa centrale), e mi sono fatta una domanda che mi faccio sempre quando vado a una festa e alzo un po' il gomito, una domanda di natura tecnica e che ho intenzione di mantenere in forma privata, per cui se volete sapere quale sia la domanda vi conviene scrivermi.
Mi sono divertita molto.
Ottimo inizio per le mie ferie.
Scritto da Giulia |
03:30 |
venerdì, agosto 08, 2003
Vi prego, andate quiiiiiiiii
Questa donna è un genio!!!
Scritto da Giulia |
11:16 |
Ansia abbandonica
... ma se sto via qualche giorno e poi torno non è che vi dimenticate di me?
non abbandonatemi come un labrador sulla Nomentana, ormai mi sono affezionata, e se quando torno non vi ritrovo poi ci rimango male e mi deprimo un casino quindi per favore cercate di tornare tutti fra un paio di settimane... grazie.
Scritto da Giulia |
09:14 |
Oggi volevo scrivere un bellissimo post sulle single quarantenni triestine, un esemplare di donna introvabile nel resto d'Italia, eredi simultaneamente della tradizione asburgica, della mondanità e della cultura del primo '900 e di una certa pragmatica saggezza e sfrontatezza. Volevo. Ma l'interno del mio cervello può essere rappresentato come segue:
oggièlultimogiornooggièlultimogiornooggièlultimogiorno oggièlultimogiornooggièlultimogiornooggièlultimogiorno qualcunovuoleuncaffèfaccioilcaffèpertutti mimangiounoyogurtechiacchierounquartodoraincucina oggièlultimogiornooggièlultimogiornooggièlultimogiorno oggièlultimogiornooggièlultimogiornooggièlultimogiorno
Per cui mi risulta piuttosto difficile articolare i periodi in modo coerente e fluido e parlare di altro che non sia il fatto che dalle 18.00 di oggi sarò in ferie (forzate, come le vacanze scolastiche) per due settimane.
L'importante è non farsi prendere dal panico. Quando vado in ferie, mi piglia sempre l'ansia di dover fare un milione di cose che non ho tempo/voglia di fare quando lavoro. Chiamatela ansia da ottimizzazione del tempo libero. Due settimane sono un sacco di tempo da ottimizzare, ma io che sono ansiosa già domani mattina parto e vado a Roma, giusto per non perdermi neanche un nanosecondo di vacanza. Poi giuro che mi rilasso, mi svacco e quant'altro.
Però già mi chiedo: riuscirò a sbloccare il romanzo superfigo che ho in mente da due mesi, di cui ho scritto quattro pagine, e che non riesco a mettere insieme perché non riesco a visualizzare bene i personaggi? Quattro pagine, e mi sono già cacciata in un vicolo cieco: troppi personaggi da gestire. I romanzi corali richiedono pazienza, non scorrono come quelli in cui tutto quello che devo fare è seguire il/la protagonista nelle sue peripezie. Anche qui ho una narratrice in prima persona (è più semplice da gestire), ma i personaggi di contorno sono già troppi e non ho ancora finito di assegnare ad ognuno delle caratteristiche al di là del nome.
oggièlultimogiornooggièlultimogiorno
oggièlultimogiornooggièlultimogiorno
oggièlultimogiornooggièlultimogiorno
Capite, neanche sui fatti miei riesco a concentrarmi. Figurarsi le single quarantenni triestine, categoria alla cui appartenenza io miro dritta come un Eurostar, salvo andarmene a fare la quarantenne single da un'altra parte. Ma
oggièlultimogiorno
e quasi quasi mi dimentico che per essere una single quarantenne triestina mi mancano poco più di nove anni, e che forse, visto il trend, dovrei cominciare ad ingraziarmi il branco che andrò a sostituire, quando le single quarantenni triestine si saranno trasformate in single cinquantenni triestine e saranno entrate, di fatto, nel governo ombra di questa città gerontofila.
Ma
oggièlultimogiorno
e quindi
chissenefrega.
Scritto da Giulia |
00:55 |
giovedì, agosto 07, 2003
(Oggi sono un filino frammentata)
Chiunque sia l'Andrea che si è fatto il test... me cojoni. Ha beccato le risposte che hanno sbagliato tutti, finora.
Scritto da Giulia |
09:39 |
Scusatemi il francesismo, ma CAZZO DOMANI È VENERDI'!
E poi due settimane di piede libero.
Scritto da Giulia |
08:24 |
Gioite con me per il ritorno di Breakup Girl. E visitate il sito!
Scritto da Giulia |
00:44 |
mercoledì, agosto 06, 2003
Sono in credito di sonno. Sotto gli occhi ho due belle mezzelune violaceee, regalo dell'ennesima notte "corta". Questa volta, il motivo è migliore degli altri: sono andata a a vedere La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, parte prima. Uno di quei film che mi ricordano i mille motivi per cui continuo a preferire il buon cinema italiano al buon cinema di qualsiasi altro paese.
Quale sia stata l'odissea di questo film si sa, e non ve lo ripeto qui (se non lo sapete, leggetevi l'articolo uscito in proposito su Clarence). Più che altro perché sono le otto meno un quarto.
Alcune cose da sapere: ogni parte del film dura tre ore, per cui non stupitevi se il vicino di poltrona si appisola (Elisa, la sorella di Sara, si è svegliata quando io ho esclamato "Emilio Fede!" sentendo la voce del suddetto in un Tg d'epoca). La trama, per sommi capi: il film segue le vicende di due fratelli, Matteo e Nicola, dall'estate del 1966 in cui cercano di salvare una giovane malata di mente da un istituto, fino ai giorni nostri. (Io sono arrivata al 1980, che è l'anno in cui si conclude la prima parte; ma stasera mi vedo la seconda, tanto per assicurarmi di crollare svenuta in ufficio venerdì mattina.)
Un film vero, nella ricostruzione delle atmosfere di un'epoca. Io ho ricordi netti dal 1977 in poi, ma coincidono perfettamente: gli anni di piombo emergono nelle vite quotidiane delle persone, influenzandone i piccoli gesti, sia tra i militanti di sinistra che fra chi ha scelto altre strade. I dialoghi e la recitazione sono naturali, scorrevoli, gli attori ripetono le cose, si scontrano fra loro come succede nella vita. I personaggi non restano obbligatoriamente sulla scena tutto il tempo, entrano ed escono in momenti imprevedibili, crescono e si evolvono.
Gli attori: ditemi, vi prego, che Luigi Lo Cascio nella vita è un buono. Uno con due occhi così non può essere cattivo per mancanza strutturale, e la regia del film, pensata per la televisione, abbonda di primi piani. Il film gioca di contrasti: lo sguardo di Nicola (Lo Cascio), quello implacabile di suo fratello Matteo (Alessio Boni) e la fragile insolenza della compagna di Nicola, Giulia (Sonia Bergamasco, che mi ricorda nettamente un'Annapaola bionda: le stesse espressioni di sfida e di attesa di non si sa bene cosa).
Un film a volte un po' didascalico (il manifestino con le Kessler... lo striscione che inneggia a Burgnich... le pubblicità della Lavazza...) e a volte quasi comico nel presentare la retorica di un'epoca ("Il bisogno di comunismo"). Stasera mi vedo la seconda parte e poi vi so dire: ma se è come la prima, andateci. È un ordine.
Scritto da Giulia |
21:07 |
martedì, agosto 05, 2003
Sono sparsa
Stamattina, dopo una notte praticamente insonne (ogni italiano senza condizionatore sa di cosa sto parlando) mi sono svegliata con The Philosopher's Drinking Song dei Monty Python che mi girava nella zucca. E già lì.
Sarò dunque frammentaria e sparsa.
Bollettino dell'umore: la punta di freccia conficcata nei centri che governano la mia fiducia negli altri ieri doleva un po' per essere stata stuzzicata. Oggi meglio. Anche perché è il 6 di agosto, e una certa scadenza è dietro le mie spalle.
Stamattina ho visto una suora di un tipo che non conoscevo, vestitone nero alla caviglia e velo bianco stretto intorno alla fronte e al mento. Una clarissa? Le clarisse non erano monache di clausura? Qualcuno sa darmi delucidazioni? È che ce ne sono tantissime. Io ho fatto l'asilo dalle elisabettine. Suor Caterina era la mia preferita. Mi piacciono le suore. Mi piace la loro aria da "togliti, che faccio io", quell'efficienza, quella disponibilità a sporcarsi le mani che è la causa principale della mia ammirazione nei confronti di chi molla tutto per servire gli altri. Mi piacerebbe possedere quel tipo di altruismo, ma sono troppo attaccata alla vanità. Però "le supporto", tanto per prendere a prestito un'espressione buffa della gente della scena.
Pubblicità progresso: il tonno Moro ha optato per una strategia di vendita originale, ritraendo un modello (a dire la verità un po' lesso: se avessero usato quello di Intimissimi, con la sua aria da rockenroller, allora sì...) sdraiato con aria languida accanto a un vaso di filetti di tonno. Claim: "che bel Moro".
Pubblicità regresso: le Insalatissime RioMare e il loro infame coperchietto "Isy-pil". Isy-pil? "Easy-peel" pareva brutto? Ci avete presi per analfabeti totali? Per fortuna l'hanno brevettato. Un ottimo modo per evitare che la piaga di questo spelling vomitevole si diffonda.
C'ést tout.
Scritto da Giulia |
22:24 |
lunedì, agosto 04, 2003
Serata amarcord con Jean-Claude, che dei miei amici è senz'altro uno di quelli di più lungo corso. Ci siamo conosciuti al primo anno di università, quando io ero una sbarbina di diciannove anni con minigonne impossibili (plus ça change...) e walkman attaccato chirurgicamente alle orecchie; e lui era un bulletto svizzero-siculo con una gran zazzera di capelli. Sono passati quasi dodici anni da allora, io ho modificato lo stile delle minigonne e non giro più assordata dai Def Leppard, e lui ha perso l'aria da ras del quartiere. Siamo più grandi (per non dire più vecchi).
Jean-Claude è uno di quegli amici che ti porti dietro per tutta la vita. Siamo legati da una sua storia d'amore fallimentare con la mia ex compagna d'appartamento, una ragazza fragile della buona società torinese, di quelle addestrate a cercarsi un buon marito e a farsi una posizione, anche a costo della propria felicità personale. Lei, dopo un idillio durato dieci mesi, lo ha piantato in tronco e senz'altra giustificazione che "non è quello che voglio dalla vita", asportandogli praticamente tutti gli organi interni. Il rapporto già conflittuale che avevo con lei (che non mi accettava, mi sfotteva e, come tutte le insicure, cercava di stabilire la sua superiorità su di me) si è inasprito al punto che facevo fatica a vedermela davanti. Ero ingenua, ma non stupida o insensibile, e il dolore di quello che era diventato un amico era palesissimo e straziante. Lui era il mio alleato, mi aveva difesa arrivando a litigare con lei a causa mia. La mia lealtà era con lui.
Ieri sera ci siamo buttati sui cuscini del Tiki, il baretto più figo di Trieste (e per questa pubblicità aggratis mi devono almeno un cocktail) e ce la siamo raccontata, ridendo e dandoci gran manate sulle cosce. Abbiamo discusso della mia ex storia con Martin e delle sue ex storie con le sue ex morose, ho espresso apprezzamento per la sua attuale fidanzata (una ragazza svedese di nome Anna, di una simpatia irresistibile), e se tutto va bene ci scappa un weekend romano di pulizia etnica dei neuroni lenti.
Life is sweet.
Ah, e a proposito di niente. Buon ventinovesimo compleanno, vecchio. Non mi sono dimenticata di te.
Scritto da Giulia |
22:10 |
domenica, agosto 03, 2003
Quando non si ha niente di bello a cui pensare si sviluppano antipatie assurde
Ho deciso che odio la parola "intrigante". A parte il fatto che, da dove vengo io, "mi intriga" significa mi dà fastidio, mi sta in mezzo ai piedi (e questo non aiuta), è comunque una di quelle parole, come "speciale", "eccezionale" e "mitico", che a furia di essere usate a capocchia sanno di stantio come il pane di tre giorni.
"Intrigante" raggiunge il massimo dell'effetto irritazione (mi riempio di bolle e comincio a grattarmi) in accoppiata con "malizioso". Cito un esempio che ho già citato:
"Le BAMBOLE DI PEZZA sono 5 ragazze punkeggianti, maliziose, intriganti, originali, dolci, rumorose, grintose, incazzate e completamente fuori di testa..."
Ditemi voi in quale universo io potrei prendere sul serio le Bambole di Pezza. No. Ditemelo. Per favore. Sono intriganti. È vero: mi intrigano, ma nel senso bassofriulano del termine. Mi stanno fra i piedi.
Riportando "intrigante" alla sua accezione originale di "accattivante, che attira l'interesse e stimola la curiosità", andiamo ad esaminare il caso proposto dal sito Calcioflash, e delle sue "supertifose". Cito liberamente:
Juditte, l'intrigante marsigliese
CalcioFlash torna in Francia a pescare la SuperTifosa del giorno ed oggi tocca a Juditte, bella baguettina, nata a Marsiglia 28 anni fa. Juditte è ovviamente tifosissima del Marsiglia che in questi anni gli ha saputo regalare grandi emozioni, nel bene e nel male, dalla Coppa Campioni, al fallimento con retrocessione. Ama andare allo stadio, ma lo sport gli piace anche praticarlo oltre che guardarlo e quindi non ti sarà difficile incontrarla in qualche piscina di Marsiglia. Sì perchè Juditte ama praticare il nuoto, ma non solo, infatti pratica anche il footing e il ciclismo, attività sportive che l'aiutano a stare in forma. E che forma...
Il trafiletto riportato è descrittivo di una tizia che di intrigante non ha niente se non le tette, che sicuramente "le intrigano" quando vuole fare cose come allacciarsi le scarpe o dormire a pancia in giù. Questo senza contare la sgrammaticatura (di cui i lettori di CalcioFlash non si accorgeranno minimamente, si suppone) e la citazione del "footing" (che come termine in inglese vuol dire tutta un'altra cosa rispetto a jogging, e pazienza se sembro Severgnini).
Dagli di esempi: "Bubble trouble: la recensione di un gioco shareware intrigante" "Jarod il Camaleonte Italia - Il sito sull'intrigante serie di Rai Due." "eCitazione.it - il sito intrigante di citazioni scelte" "L'intrigante gioco "Ford Racing 2001"
Ma soprattutto:
"Insalata intrigante" Cazzo di insalata è?
Morte al copywriting farlocco...
Scritto da Giulia |
08:20 |
sabato, agosto 02, 2003
Oggi è il compleanno di Fufo!

Oggi il mangiagrissini di cui alla foto compie trent'anni (o trentuno?) Mandategli energie positive, bacini e rockenroll dovunque si trovi al momento.
Scritto da Giulia |
01:11 |
venerdì, agosto 01, 2003
Santa Sebastiana
I cuori infranti mi amano. O quantomeno mi cercano, richiedono il mio parere, se non il mio intervento. Non è un fenomeno nuovo, a dire la verità. Non so cosa sia che attira verso di me i feriti e contusi dalle frecce di Cupido, ma lasciate che vengano a me, perché se quella deve essere la mia funzione in questa vita, che sia. Mi vengono in mente cose peggiori che adoperare la mia comprensione per tamponare le ferite di chi sanguina.
C'è chi la freccia se l'è presa nel cuore e chi nel culo. A volte è una freccetta da bar e a volte è un dardo medievale ricoperto di pece fiammeggiante, che bisogna lasciar spegnere, o quantomeno maneggiare con cura. Chi ha una freccia ne cuore o nel culo può essere anche pericoloso, astioso, graffiare e agitarsi per toglierla, quando è veramente tutto inutile, chi ha la freccia non la vede, può solo sentirla.
Io la vedo. Posso guidare le mani a toglierla, ma piano piano. Poi, quando serve lo strattone finale, quello per far uscire la punta, ecco, lì bisogna essere bruschi, e allora faccio io. Perché poi per un po' si sanguina a fiotti, e il de-freccizzato lancia insulti all'indirizzo del segaossa che lo sta curando, e si aggrappa spasmodicamente alla freccia che è diventata parte del suo corpo, un dolore che gli è ormai familiare. Questa fase corrisponde quasi sempre con quella della brutalità: quando il ferito d'amore, per l'ennesima volta, tenta di riallacciare i rapporti o di ravvivare la speranza che il suo carnefice possa amarlo di nuovo, è il momento in cui la comprensione materna lascia il posto ai calci in culo (non dalla parte della freccia, ovviamente).
Non venite da me per consolazioni a buon mercato, "tirati su" e "la vita è lunga". Non venite da me per sentirvi dare ragione su tutto. Non venite da me per sentirvi dire che l'ex partner è stronzo (a meno che non lo sia e voi continuiate ad insistere che è santo, e chi vuol capire...) E soprattutto, non venite da me per la Verità, se la conoscessi sarei Cesare Previti.
Venite da me perché io so cosa vuol dire. Venite da me perché, per chi le vede, io sono coperta di cicatrici di frecciate. Ne ho una che si sta rimarginando nel centro del petto, che quando cambia il tempo e ascolto certe canzoni mi fa ancora male. Ne ho molte di più, rimarginate e meno visibili, in altre parti del corpo. Una ha lasciato la punta nel centro che governa la fiducia negli altri, perché chi l'ha strappata stava prendendo la mira per piantare la sua, e non ha avuto la mano ferma di chi ti vuole davvero aiutare a guarire. E quella che tutti credevano mi avrebbe uccisa è poco più di un segno rosa porcellino che prude quando sento le parole "Bocconi", "albanese" e "è una ragazza tranquilla".
Sopportabile, tutto sommato.
Scritto da Giulia |
10:26 |
|
|