Sai tenere un segreto?

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domenica, novembre 30, 2003
 

Sono una donna moderna

Sono orgogliosa di annunciare una vittoria: all'asta degli Uomini-kleenex da tempo in corso su Clarence Beauty Farm, sono riuscita a farmi assegnare (ricorrendo anche alla corruzione, alla seduzione e alla violenza psicologica) questo capolavoro.

Sorvoliamo sul fatto che in due facciamo abbastanza kleenex da abbattere l'equivalente della Svizzera in alberi della foresta amazzonica.

In caso non si fosse capito, questo annuncio è valido anche per la rubrica saltuaria "La Giulia consiglia".



Scritto da Giulia | 21:46 |
 

Sic transit Gloria Gaynor

Dopo quasi due anni, deve essere giunta voce a Luca del Velvet che non sono più fidanzata.
Così mi è stato tolto l'accredito perenne "più uno".
Mi rimane solo il mio, triste e solitario come il binario di Claudio Villa.

E se mi rifidanzo? Oh, potrebbe anche capitare.
Cristo è risorto.
Le madonne piangono sangue.
Può succedere.
In quel caso, che faccio? Devo presentare domanda in carta da bollo? Mostrare il solitario? Portare il certificato di matrimonio?









Scritto da Giulia | 08:35 |


sabato, novembre 29, 2003
 

Urge defrag

Non mi ricordo i compleanni dei miei amici. Non mi ricordo gli appuntamenti, le feste, le ricorrenze. Non mi ricordo quello che mi ha detto il capo cinque minuti prima. Non mi ricordo come si chiamano le persone dieci secondi dopo che me le hanno presentate, non mi ricordo neanche che me le hanno presentate.

In compenso, ho appena appurato che mi ricordo ancora a memoria il testo di The One and Only di Chesney Hawkes.

Peccato che non ci sia un'utilità di sistema per ripulire il cervello. Il mio ne avrebbe bisogno.

Scritto da Giulia | 05:05 |


venerdì, novembre 28, 2003
 

Sai tenere un segreto: varianti sul tema

Come potevo lasciare che tutta la vostra fantasia andasse sprecata? In ordine strettamente alfabetico (Achi', ti va bene di nuovo perché sei sempre il primo della lista), tutte le varianti che avete snocciolato mentre non stavo guardando.

Achille
"Sai pulire il mio vetro?" - Un blog al semaforo
"Sai gestire un feretro?" - Un blog funereo (in alternativa, come proposto da suzupearl, biografia di un becchino con problemi di fonetica)
"Sei più basso di un metro?" - Un blog di basso profilo
"Stai tra il serio e il faceto" - Blog terzista
"Sai tanare un segreto?" - Il blog di chi ama scoprire i gossip
"Sai tenere un sagrato?" - Blog di un sacrestano chiacchierone

Andre
"Sai tenerti discreto?"
"Sai emettere un decreto?"
"Sai essere Anacleto?"
"Sai essere tetro?"

ankor
"saitenereunprete"

catseye
"Sai realizzare un amuleto?" - Blog per chiromanti
"Sai sopportare un irrequieto?" - Blog che misura la tua pazienza
"Sai sillabare l'alfabeto?" - Un blog per studenti di prima elementare
"Sei mai stato a Grosseto?" - Un blog da Pro Loco

Daniela
"Sai tenere un boleto?" - Vita a bordo muschio

Finestraio
"Sai tenere un querceto?" - Le storie, a volte divertenti a volte drammatiche, di un'ambientalista militante
"Sai tenere un feto?" - Un blog di consigli per le gestanti
"Sai vestire obsoleto?" - Revival paninaro in rete
"Sei sfere, un cateto" - Blog contro l'analfabetismo scientifico della nostra società

Marquant
"Sai temere un segreto?" - Il blog con gli scheletri nell'armadio
"Sai tenere un secreto?" - Il diario di una pustola e dei suoi umori
"Mai tenere un segreto?" - Il concorrente di Dagospia

mcalester
"tengoinboccalaceto"

Momi
"Sai tenere un frutteto?"
"Sai tener-la?"

nealcassady
"Sai spannare un invito?" - Blog del cacciavite fanfarone
"Vai a spazzare nel retro!" - Blog del barista sessista
"Sai parlare all'indietro?" - Blog del linguista satanista

Rachele (veicolando la sua mamma)
"Sai restare basito?"
"Cuciniamo con l'aniceto?"

Rocco (riporto così come sta...)
"Sai scorrare in segreto?"
"Sai tenere un peto? No: PROOOOTTT!"
"Vuoi cagare nel retro?"
"Puoi venirmi di dietro?" - Porno blog

E per finire, the original, Vandalo:
"Sai tenere un criceto?"



















































Scritto da Giulia | 07:48 |


giovedì, novembre 27, 2003
 

Role models

Una notizia rassicurante per tutte le pulzelle di ragguardevole statura: pare che Nicole Kidman stia per fidanzarsi con il (decisamente vertically challenged) Lenny Kravitz. In ogni caso, i due fanno un po' più che prendere il tè insieme.
Nicole Kidman ha tutta la mia stima.
E anche Lenny Kravitz.

(Secondo voi, loro li ballano, i lenti?)



Scritto da Giulia | 22:00 |
 

Campagna per il ripristino dei lenti in discoteca

Forse c'ha ragione Marmellatina (aka Gorillo): ripristiniamo il lento in discoteca. In quest'epoca di ironia e cinismo prèt-à-porter, un'iniezione di sano romanticismo con occhi a stellina distillato dai migliori momenti di batticuore della preadolescenza (che già nell'adolescenza eravamo cinici apprendisti) potrebbe salvare i rapporti fra i due sessi, pesantemente gravati dai cambiamenti della società e dal fatto che se ti metti con una non è più automatico che lei passi tutto il suo tempo con te o a stirare le tue camicie o a fare la guardia al focolare mentre tu ti fai gli affari tuoi.

A serata avanzata e ormoni già abbondantemente sprigionati, perché non fondere i rispettivi sudori nello struscio di una Reality cantata da Richard Sanderson? Quale mirabile preludio di eventuali altre fusioni di sudori e scambi di fluidi. Che poi si sa che la lieve pezzatura dell'ascella conseguente alle prodezze tersicoree è anche vagamente erogena. Pensate alla lei della coppia, già madida, blandamente erotizzata, scevra del golfino che la ricopriva all'ingresso nel locale per ripararne le braccine dal gelo invernale, e un po' sfiatata. Pensate a lui, rinvigorito da un furioso pogo sulle immortali note di Smells Like Teen Spirit, e recante tracce di altri sudori di altri maschi della specie (praticamente un campionario ambulante). Immaginatevi la detonazione allo scontro fra estrogeni e testosterone, gli strusciamenti, gli infrattamenti.

O più probabilmente, immaginatevi la pista malinconicamente vuota, e una generazione disabituata al contatto e timorosa dei due di picche ferma ai lati con il bicchiere in mano. Ai nostri genitori, che si incontravano così, andando a ballare il twist (per i più audaci) o la mazurka (per i più conservatori), queste cose non succedevano. Quando scattava il lento, gli uomini ne approfittavano subito. Fosse mai che durante un Il mondo di Jimmy Fontana una mano potesse afferrare una natica, reminiscente nella forma di un emisfero terrestre e quindi in perfetto tema con la canzone.

Ripristiniamo il liscio in discoteca!

(... continua...)

Scritto da Giulia | 01:51 |


mercoledì, novembre 26, 2003
 

Giulietta e Romeo

Certi anacronismi triestini sono commoventi. Nella stessa strada che ospita una delle onnipresenti sedi della tentacolare organizzazione Generali, c'è ancora un'insegna al neon, una scatolina bianca con scritte rosse e blu, che segnala l'esistenza dell'agenzia matrimoniale "Giulietta e Romeo". Un'insegna bruttina, con i fili scoperti.

L'amore per procura: prima di Internet, ci pensava l'agente matrimoniale, previo pagamento di congrua somma, a riunire il distinto serio non fumatore amante della famiglia e la piacente divorziata rotondetta amante del ballo, astenersi perditempo e poco seri. L'agente matrimoniale scremava, combinava i profili, questo sì questo no, e organizzava gli incontri. Tutto un folklore di garofani rossi all'occhiello fermi all'angolo fra il Cinema Excelsior e Viale XX Settembre, giornali tenuti in mano, e cioccolate calde da Zampolli per conoscersi meglio. Se poi lui non tirava fuori il portafogli per pagare il conto, era un candidato da scartare perché poco galante, e se è già così tirchio per una cioccolata, figurarsi se me lo sposo, pezo el tacòn del buso...

Erano altri tempi.

A cosa serviranno le agenzie matrimoniali, ora? Quali Cuori Solitari si incontreranno attraverso di essa? Gli anziani vedovi triestini cercheranno ancora compagnia tramite i servigi efficienti di un agente o del computer che ne fa le veci? (Ormai anche loro si saranno informatizzati: un bel sistema di form elettronici con ricerca per parole chiave, e via.) Oppure si saranno trasformate in un discreto e nostalgico paravento per un lugubre traffico di signore e signorine est-europee in fuga dalla miseria, che basta così poco, un sorriso e l'aria devota, lavare stirare e cucinare e ascoltare, ascoltare, ascoltare anche le tirate più incomprensibili, e recitare una devozione radicata più nella gratitudine che nell'amore?

Adesso sono sufficienti nozioni elementari di informatica perché davanti al Cuore Solitario si aprano i vasti pascoli della rete, in tutte le loro forme: la chat per chi va per le spicce, i forum per i meditativi che amano le lunghe conversazioni a tema in ambiente protetto, e adesso i blog per i competitivi. Il mercato è molto vasto, c'è spazio per tutti, ovunque c'è una nicchia che fa al caso del Cuore Solitario, dove si riuniscono le persone che ne condividono gli interessi, le passioni e i gusti sessuali, dai più usuali ai più inusitati (tipo quelli che fanno sesso solo con gli animali di peluche. Per dirne uno). Certo, non c'è più l'agente/computer a fare la prima selezione, ci si deve affidare al naso, affinare l'istinto, imparare a riconoscere i segnali sospetti.
Con tutti gli annessi e connessi di rischio, truffa, gender-switching e scoperta che la foto che hai visto e alla quale hai giurato amore eterno era quella di sua sorella.


Scritto da Giulia | 09:46 |


martedì, novembre 25, 2003
 

Pluf

Vado a prendere l'autobus e lo incrocio per la prima volta dopo più di un anno. Quando lavoravo all'Area di Ricerca, incontrarlo mentre ero in coda per la mensa mi faceva cedere le ginocchia. Avevo per lui una cotta da quindicenne, completa di palpitazioni, rossori, perdita dell'uso della parola (ripetizione meccanica di "eh, beh, capisci" per riempire il vuoto nella conversazione). L'aggravante: agli occhi del mondo io ero felicemente fidanzata. Per cui silenzio, occhi bassi, e segreto sull'inconfessabile passione ormonale per l'omino pallido con cui evidentemente non avevo niente in comune, visto che mai e poi mai ci siamo incontrati in un locale, a un concerto, a una festa.

Tanto felicemente fidanzata non ero (ma anche quello era un segreto), e poi non ci siamo visti più, io e l'omino pallido, del quale conosco il nome, ma con il quale non sono mai riuscita ad entrare in contatto. In un posto come l'Area di Ricerca, dove tutti sono a meno di due gradi di separazione da tutti, io e lui non avevamo uno straccio di amico o amica in comune che potesse fare da ponte durante una pausa caffè.

Non che lui abbia mai dato segno di avermi vista, "notata", come si diceva quando ero piccola. No no no, e poi sicuramente la morosa già ce l'aveva. Era semplicemente troppo bello per non avercela. Era anche straordinariamente somigliante al mio fidanzato, ma l'ho sempre considerata una coincidenza.

Beh, niente, oggi l'ho visto, mi è passato vicino a meno di un metro, e non mi ha vista. Forse, anche se mi avesse vista, chissà se mi avrebbe riconosciuta. L'ho seguito con gli occhi finché non è sparito oltre l'angolo fra via Milano e via Carducci.

Andato.

Scritto da Giulia | 07:36 |
 

La Giulia consiglia (rubrica saltuaria)

Frequentatrice di Gionspenser, una vera sorpresa: Se stasera sono qui.

Qualcuno le faccia un template fico, per cortesia, qui abbiamo una potenziale star.

Scritto da Giulia | 05:09 |


lunedì, novembre 24, 2003
 

Pensiero stupendo

Crush With Eyeliner ha esattamente la mia forma.

Scritto da Giulia | 11:13 |
 

L'ereditiera

Nonostante la quasi totale osmosi fra la cultura pop italiana e quella statunitense, l'ultimissimo pornoscandalo che sta facendo sghignazzare l'America e riempie le caselle Hotmail di spam non sembra avere grande eco in Italia. E meno male, mi viene da dire.
Comunque.

A quanto pare, la piccola Paris Hilton, figlia del signor Hilton quello della catena di hotel, si è fatta filmare dall'ex fidanzato Rick Solomon (anche ex marito di Shannen Doherty, per la quale Paris aveva una gran fissa quando era più giovane e ancora si ricordava di mettersi le mutande prima di uscire di casa) durante un rapporto sessuale. O almeno, così si dice. Comunque, la videocassetta ora è dappertutto, così come il filmato. si tratta forse del più succoso sputtanamento pubblico dopo quello che vedeva protagonisti Pamela Anderson e l'ex marito Tommy Lee.

Pubblicità? La bionda Paris non ne ha molto bisogno. Senza saper fare molto più che shopping, ha appena avuto un programma televisivo tutto suo (The Simple Life), e in più possiede milioni a pacchi. Rick Solomon, piuttosto, ha bisogno di questa iniezione di fama: un po' (molto) squallido che debba ricorrere a un mezzuccio così triste per ottenerla.

Insomma, a me Paris Hilton è sempre stata un po' sui maroni, ma adesso quasi quasi mi fa compassione. Perché nella videocassetta sono in due, ma tutti ridono di lei, mica di Rick Solomon. Come al solito.

Nerve le dedica un'appassionata difesa, Salon un po' la compiange, io condivido il suo silenzio sulla faccenda e mi dispiace per il suo imbarazzo e la sua umiliazione. Capirai, quella c'ha i milioni, direte voi. Gliene fotte assai.

Speriamo.


Scritto da Giulia | 02:05 |


domenica, novembre 23, 2003
 

Lunga vita all'Imperatore!

Il secessionismo triestino è un movimento triste come la città che vorrebbe separarsi dal resto della regione, se non dell'Italia e del mondo. È fatto di adesivi con l'alabarda appiccicati in posti improbabili come pali della luce e cassonetti del riciclaggio, e di candidati alla presidenza della Regione che nessun friulano sano di mente voterebbe mai (quand'è che i triestini si renderanno conto che la loro provincia, per quanto sia capoluogo e tutto, è una linguetta di terra popolata in gran parte da vecchi irascibili, e che l'elettorato vero, quello più vasto, comincia da Monfalcone in poi? Quando la si molla 'sta grandeur malriposta e anacronistica, ragazzi?). È fatto di "furlani de merda", e di "autonomia per Trieste" reclamata a gran voce senza sapere esattamente cosa comporti, questa cosiddetta autonomia.

Per cui fa piacere, davanti allo squallore del secessionismo locale, vedere che il secessionismo altrui almeno impiega la sua bella dose di umorismo. Reso celebre anni fa da Mai dire TV, Pierino Brunelli (Imperatore della Magnaromagna) è ancora in giro, come testimonia il suo esilarante sito web.
Ai romagnoli, perfino il campanilismo viene meglio.

Si ringrazia Braian per la segnalazione e il supporto morale...


Scritto da Giulia | 02:58 |
 

Ahem

È domenica.
Ma a Splinder ho dovuto dirlo io. Per lui, Pierino Brunelli era successo ieri.
E non sa che ora sia (sono quasi le tre, ma lui pensa che sia l'una).



Scritto da Giulia | 02:55 |


sabato, novembre 22, 2003
 

Sabato sera in città

Era un po' che non rimanevo in città il sabato. Mi sono appena resa conto del perché.
Pordenone, in confronto, sembra Manhattan.


Scritto da Giulia | 09:08 |
 
Oggi è il giorno del matrimonio della Maury!
Scritto da Giulia | 01:10 |
 

Obrigada

Intanto un "grazie" a tutti quelli che si sono registrati su Splinder per poter continuare a chiacchierare al baretto della Giulia. E un abbraccio.
Poi vediamo.


Scritto da Giulia | 00:25 |


venerdì, novembre 21, 2003
 

You play the guitar on the Emtivì

Emtivì sta in fondo a un cul de sac in un punto di Milano raggiungibile in auto solo con una gran dovizia di moccoli distribuiti equamente fra guidatori imbranati, semafori rossi e traffico in generale. Diego e io ci arriviamo così, con Andre a fare da tassista (posseduto dallo spirito bellicoso del suo compare Simo, che quando guida è un uligano).

Ovviamente siamo in ritardo, mediamente nervosi, e per di più c’è un tempo idiota e tipicamente milanese, con caligine e umidità che arricciano capelli e umore.

Siamo qui per un casting. Un provino, insomma, per vedere se possiamo fare i presentatori. I viggéi. Quelle affascinanti creature recitanti parole altrui davanti a una telecamera, indossando abiti costosissimi gentilmente offerti dagli sponsor.

Nei corridoi di Emtivì ci sono le facce di Emtivì: a un certo punto si materializza Enrico Silvestrin, uscito dalle riprese di Brand: New. (Gli stivali rossi credo gli siano piaciuti.) Ci sono anche le Chicks on Speed, pesantemente truccate (ma senza la soffiata di Damir non le avrei riconosciute).

Nei corridoi di Emtivì si incontrano anche gli ex concorrenti di Operazione Trionfo, ancora in cerca di fortuna.

Nei corridoi di Emtivì si guarda Emtivì su un televisore fissato al soffitto.
Negli studi di Emtivì si fanno i provini davanti al salottino di Hit List Italia, che è piccolo piccolo piccolo.

Si fanno i provini e ci si impappina, meno male che sulla parte in inglese sono andata via come un treno senza avere preparato assolutamente nulla.

Dai coordinatori del casting si cerca di capire come fare ad arrivare a lavorare a Emtivì, non davanti alla telecamera ma dietro.

Poi si riconsegnano i badge e si torna a casa.

Quando la tensione cede, viene sonno e ci si addormenta pesantemente dove capita capita.

Don’t call us, we’ll call you.


Scritto da Giulia | 01:36 |


giovedì, novembre 20, 2003
 

Un impegno concreto

Un post all'ora di pranzo.

Un'azione concreta

Blocco di anonimi e rompicoglioni.
Ve la siete voluta.


Scritto da Giulia | 21:13 |


mercoledì, novembre 19, 2003
 

Calendarizzatevi! Su Rieducational Channel.

È giusto il momento che tutte le star da calendario aspettavano... se siete fra quelli che hanno deciso di partecipare al calendario dei blogger 2004 ad opera di Grandam (soggetto e sceneggiatura mia e di Sasaki), allora cliccate qui:

Niente ricchi premi, ma un bordello di cotillon.

Scritto da Giulia | 02:04 |
 

Uno

Ad Achille è tornato il buonumore ed è in forma strepitosa. Omaggiatelo doverosamente e profusamente.

Due

Siccome a quanto pare la magagna du jour su Splinder sono i link, e tutto sommato qui siamo sempre gli stessi come al baretto all'angolo, mi sento di suggerire ai commentatori abituali non-Splinder di registrarsi sul suddetto. Così, il giorno che mi rompo i maroni e faccio scattare la lista nera che blocca anonimi e indesiderati, non rimanete chiusi fuori. Poi vedete voi...

Scritto da Giulia | 01:03 |


martedì, novembre 18, 2003
 

Anticoncezionali

Come sanno benissimo qualsiasi cristiano fondamentalista, cattolico praticante e George Bush, il modo migliore per non concepire è non accoppiarsi. Ma come fare a non accoppiarsi, quando il mondo è così misteriosamente pieno di esseri umani attraenti? Ma che, Dio lo fa apposta a fabbricare i George Clooney e gli Hugh Jackman e le Uma Thurman?

L'unico modo per evitare questo sconcio è chiaramente rendere noi stessi meno attraenti possibile, in modo da non essere tentati dal demonio e finire per mettere al mondo nuovi esseri umani magari al di fuori del Sacro Vincolo del Matrimonio, che è meglio scriverlo maiuscolo tanto per non sbagliarsi e confonderlo con qualche altro vincolo meno sacro.

Forse però avete già accettato un appuntamento con un essere umano di questa fattezza. Vi ha presi alla sprovvista, capitandovi davanti con quello sguardo un po' così, mezzo implorante mezzo Bacio Perugina, e ci siete cascati. O cascate. Non importa. Sappiate che il vostro dovere è difendere la vostra castità. A tutti i costi. Se seguirete queste poche semplici regole, potrete essere sicuri di riuscirci: si tratta di metodi testati nel tempo e di provata efficacia.

Per lei
Vi siete già fatte la ceretta? Male. La ceretta è uno strumento di Satana. Dio vi ha dato i peli perché li faceste crescere sani e rigogliosi per la sua maggior gloria. Anche quelli delle ascelle. Ma se proprio vi siete già depilate, il modo migliore per rendere le vostre gambe assolutamente inavvicinabili è infilarsi un paio di comodi gambaletti color carne, di quelli giusto sotto il ginocchio, meglio se del tipo riposante opaco rinforzato.
Con le scarpe aperte.
Effetto garantito.

Le frasi da ricordare
Buttatele là in mezzo alla conversazione se volete garantirvi che l'essere attraente non vi compaia mai più davanti:
"La mia psichiatra dice sempre che..."
"Ho un fortissimo desiderio di maternità."
"Ma tu vai di corpo regolare?"
"Ho votato CDL." (Nel vostro caso potrebbe essere anche vero.)

Per lui
La combinazione unghia del mignolo lunga-anello d'oro dovrebbe essere sufficiente. Se non avete l'unghia abbastanza lunga, mettetene una finta. Se non lo fosse, mi raccomando il calzino corto bianco, la camicia aperta sul torace flaccido e villoso, e se proprio siete magrissimi o anche - vanitosi che passate tutto il vostro tempo libero in palestra - muscolosi, ricordate che una camicia sopra la maglietta della salute infilata nei jeans lunghi alla caviglia retti dalla cintura El Charro non sbaglia mai un colpo. A mali estremi, ai boxer preferite le mutande modello "Nonno Ernesto". Infilatevele adesso e non cambiatevele fino all'appuntamento.

Le frasi da ricordare
"Le mie ex mogli dicono che..."
"Le mie ex fidanzate dicono che sono molto dotato." (Da abbinare ad occhiata rivolta verso il basso.)
"Vivo con mia madre e mi ci trovo benissimo. Non faccio niente dalla mattina alla sera e trovo tutto stirato."
"Perché non vieni anche tu all'incontro in parrocchia, domenica sera? C'è tanta brava gente."
"Ho votato CDL."

Ecco, siete pronti. Recitate svelti due pateravegloria, e ricordatevi di prendere i preservativi. Dio sa che se generazioni di tedeschi dell'est sono riusciti a riprodursi, forse sarà perché questa cosa del sesso è ben più forte del disgusto. E forse anche della CDL.

















Scritto da Giulia | 08:53 |


lunedì, novembre 17, 2003
 

Marpioni da blog

Non ci volevo mica credere, ma dando un'occhiata in giro mi sono resa conto che è verissimo. Ormai la chat è passé. Così ieri sera. La nuova modalità di acchiappanza è il commento sul blog.

Credeteci.

Il marpione o la marpiona da blog si contraddistinguono per la totale incongruenza dei loro commenti con l'argomento del post. Poniamo che il blogger selezionato a scopo acchiappanza dal marpione o dalla marpiona abbia scritto un lungo e arzigogolato post sulla campagna antiproibizionista portata avanti dal Partito Radicale. Il commento del marpione/a sarà più o meno il seguente:
"Uffa, non vieni mai sul mio blog! Quando vieni a trovarmi?"

Altra tecnica di acchiappanza del marpione da blog consiste nel prendere l'argomento generale del post (in questo caso: le canne) e trasformarlo in un complimento per il blogger nel mirino della sua ammirazione. Una cosa tipo: "La mia droga sei soltanto tu!", che anche in bocca al più stucchevole dei fidanzati può provocare l'immediato riproporsi dell'ultimo pasto del destinatario in forma semi-digerita.

Il marpione da blog commenta tutto. Dal post sulla sfilata di moda a quello sulla morte della nonna. A volte riesce a mantenersi vagamente in tema, allineando frasi da cartolina di un'inutilità rabbrividente, spesso scritte in quel tipo di disgrafia economica che è più antierotica di un gambaletto. Altre volte si limita a corteggiare in modo maldestro, seminando "bacini" che vengono accolti con l'entusiasmo di un attacco di herpes.

Poi c'è il marpione respinto, vale a dire quello che ci ha provato e gli è andata male. Costui può trasformarsi nel più feroce dei persecutori, ignaro del fatto che dietro le sue spalle la conventicola dei blogger se la ghigna di gusto. I commenti assumono quindi dapprincipio un sapore amarognolo, di velata critica; e se viene ulteriormente ignorato, il marpione scatena l'inferno. Almeno nella sua visione. Può arrivare anche ad aprire un blog tutto suo per gridare alla blogosfera quanto è stronzo il suo disamato bene. (Se un albero cade nella foresta e nessuno lo vede, si può dire che sia caduto? La storia insegna che bisogna essere come minimo in possesso della dialettica di San Giovanni Battista per essere presi in considerazione se si grida nel deserto.)

In generale, il blogger oggetto di puntamento se ne accorge a malapena e continua allegramente a postare come se nulla fosse, a trombare molto allegramente con un partner che si guarda bene dal nominare sul blog, oppure a gozzovigliare con gli amici blogger e non, facendo acchiappanza con il metodo tradizionale del "ti vedo-mi piaci-ti trombo", e in generale pensando che l'ex marpione ora persecutore sia un povero scemo.

Dopo qualche settimana di fatwa, in generale il marpione si stufa e se ne va. A volte se ne va anche prima, quando capisce che non c'è trippa per gatti: dipende dal grado di contatto con la realtà di cui dispone, che però purtroppo è di solito molto basso.

In teoria non c'è niente di male nel darsi alla pesca di uomini e donne tramite blog. Saranno nati anche degli amori, non dico di no. Sicuramente la conventicola dei blogger è popolata di gente che si vuole bene, si fa visita, ride, cazzeggia, festeggia e litiga anche. Quello di cui parlo io è l'equivalente dell'arrivare a una festa, puntare la prima persona che si ritiene interessante ed esordire con un "vieni spesso da queste parti?" Non si può mica pretendere di essere presi seriamente in considerazione.

Però alle feste si beve, e l'alcool abbassa gli standard.
Sui blog, in generale, no.
Se uno sembra fesso, rimane fesso.
Meditate.





Scritto da Giulia | 08:22 |
 

Ascolta chi ne sa più di te

In ossequio alle velate raccomandazioni di Gionspenser (che usa la copertina del loro disco come avatar su Clarence), ho speso il buono CD gentile omaggio dei miei colleghi nell'album dei Kings of Leon, Youth & Young Manhood.

Nota mentale: ascoltare Gionspenser più spesso.

Rockenroll!!!

Scritto da Giulia | 07:19 |
 

Eh?

Il calendario di Barbara Chiappini è stato strillato come quello della "regina dell'Isola dei Famosi".

Scritto da Giulia | 01:36 |


domenica, novembre 16, 2003
 

Coda

Il modo migliore per festeggiare i compleanni dopo il ventinovesimo è esagerare. Sono due anni che il mio genetliaco viene festeggiato fuori dalla città dove vivo, con persone che conosco poco, a fare cose il più possibile nuove. Mai farsi beccare dal compleanno occupate a controllare lo stato di avanzamento della vecchiaia: meglio darci dentro. Si guadagnano automaticamente almeno cinque anni psicologici, e siccome questo è stato il mio secondo compleanno fuoriporta, a tutti gli effetti io di anni ne ho compiuti qualcosa come ventidue.

Non ricordo il mio ventesimo compleanno, ma il trentunesimo credo resterà nella memoria per la quantità di facce, parole, posti e momenti e risate. Per le chiacchierate a tema bloggaro con i blogger e a tema forumistico con i clarenciani. Sono le sette e mezza di mattina e da due giorni rimugino questo post cercando di dargli una forma divertente, ma in questo preciso momento sono più commossa che esilarata. (O forse solo esausta. Dormito pochino, lo scorso fine settimana...)

Per cui dico grazie a tutti, tutti, tutti. A Lisa, alla "pettoruta Orga" (e il numerino? Eh? Dimenticarsi le cose essenziali!), e Daniele. A Paolo "papà di Tom". A Luca, per la prima volta in vita sua zittito dalla mareggiata di chiacchiere incomprensibili a cui si è trovato di fronte (noi blogger/internettari siamo animali noiosi e settari capaci di chiacchierare per ore solo del nostro hobby preferito... Guia, c'hai troppo raggggione!!!) E in testa a tutti Andre, Simo e Damir (vedi, vecchio, se avessi un blog a quest'ora saresti sottolineato anche tu. Oddio, abbattetemi). E a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri, in qualsiasi forma, dal commento alla mail al messaggio sul telefonino fino alla citazione pubblica sul blog, grazie grazie grazie.

Vado a fare colazione, che mi sa che è ora di darsi una mossa. I festeggiamenti sono terminati.

Mahnaamahnaa - doo doo doo doo doo...

Scritto da Giulia | 19:41 |


sabato, novembre 15, 2003
 
Celebrazioni in corso

Ieri è nata Cloe. Un abbraccio congratulatorio a mamma e papà, e auguri di tante notti pacifiche e senza pianti!

Quanto a me, eh, ragazzi, c'ho un mal di testa come se avessi un gatto vivo dentro il cranio: ma sappiate che il Trio sta lavorando per voi. O almeno, lavorerà per voi appena
1) l'art director sarà uscito dalla doccia
2) il direttore del marketing avrà finito di aggiornare il suo blog
3) la PR sarà riuscita a far stare fermo il suddetto gatto.

Augh.
Scritto da Giulia | 01:57 |


giovedì, novembre 13, 2003
 

Tanti auguri a me

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ho fatto una cosina sobria, eh?

Scritto da Giulia | 12:05 |


mercoledì, novembre 12, 2003
 

Giusto un appunto

Non sto a tediarvi con discorsi militaristi-antimilitaristi, pro-o-contro la guerra.
Vorrei dire solo una cosa.
Che c'era uno che si lamentava che l'esercito è pieno di meridionali.
Sarà contento, adesso, ce ne sono sei in meno.

(E colgo anche l'occasione per fare i miei complimenti a quelli che, atteggiandosi a antimilitaristi-pacifisti che fa tanto hardcore, oggi su una board di mia conoscenza contavano i morti con entusiasmo. Vi vorrei vedere se ci fossero vostri parenti, là in mezzo.)




Scritto da Giulia | 07:02 |
 

It's a small town

Andando a prendermi il pranzo, ho incontrato Caliyuga.

Scritto da Giulia | 01:38 |


martedì, novembre 11, 2003
 

A me mi piace

In realtà volevo fare un post sui centri di bellezza, poi mi sono mandata affanculo.

Domani. Forse.

Stasera ho voglia di parlare di cose che mi piacciono. Che mi fanno ridere.
Tipo il titolo di questo post, che quando ci penso rido da sola, e quando sei in ufficio e ridi da sola è un bene, significa che ti succede qualcosa di bello oltre a Ctrl+C, Ctrl+V e varianti sul tema.
(Solo le cose che mi piacciono, avevo detto.)
Tipo la definizione di Zazie di un noto presentatore: "Una manata di sabbia nelle mutande", che quando l'ho detto (sghignazzando) al nostro grafico Marco davanti al caffè nella cucina aziendale, si è cappottato dal ridere anche lui.
Tipo gli sms che arrivano quando meno te lo aspetti per dirti una cosa carina che non ti aspettavi neanche quella e allora tu sorridi e rispondi perché le belle persone sono così difficili da trovare che quando ne trovi una le vorresti fare un monumento, o almeno una statuina, ecco.
Tipo le mail che annunciano la presenza del mio (finora unico) parto letterario nel torinese.
O a Roma.
(Quanta strada hai fatto, librino, per essere stato distribuito solo nel Friuli-Venezia Giulia)
Tipo lavorare l'ultima mezz'ora al suono dei Duran Duran.
Tipo comprarsi un reggiseno nuovo (che bello compiere gli anni).
Tipo ascoltare gli Strokes tutto il giorno in loop.

Tipo che finché dura, facciamola durare.













Scritto da Giulia | 08:58 |
 

Disgustosi del mondo, unitevi

Ogni tanto vengono fuori dall'apparente nulla in tutto il loro squallore.
Che sia o meno un'invenzione, la risposta dell'esimio Dott. Walter La Gatta (complimenti, mi farei curare subito da lei) è ancora peggio della mail, presunta o inventata...


Scritto da Giulia | 01:02 |


lunedì, novembre 10, 2003
 

Perché dico che faccio i post e poi non li faccio

Ispirata da Zazie e dalla sua "signora biscottata", vi parlerò brevemente dei Funghi Porcini.
I Funghi Porcini sono due. Sono femmine e sono due gemelle monozigote sui quarant'anni che vivono dalle parti di casa mia, perché le incontro alla fermata dell'autobus la mattina presto. Sono identiche in tutto: abiti (giacconi con cappuccio sui toni del marrone, scuro una, chiaro l'altra), trucco (rossetto di quella particolare sfumatura color salmone che sta male a tutte, senza distinzioni) e soprattutto capelli. Un'incredibile cofana di capelli laccati dalla caratteristica forma e sfumatura della cappella di un fungo porcino.

Sono affascinanti. Non solo per il fatto di essere così porcinesche e identiche, ma anche per l'impenetrabile malinconia che le avvolge. Sempre insieme, non parlano quasi mai. Non sorridono. Ogni mattina, meste e silenziose, prendono l'autobus per andare in città verso il luogo di lavoro, che ovviamente non so quale sia.

(E adesso viene fuori che sono le zie di Silvia e scoppia un incidente diplomatico.)


Scritto da Giulia | 08:10 |
 

Basta, pietà

Tra gli scaffali del negozio della Ricordi a Trieste (divisi rigorosamente per genere) ce n'è uno dedicato alla musica "trendy".

Sì, sì, trendy.

Immagino sia lì per assistere i poveracci che non capiscono un cazzo di musica e devono fare un regalo alla lesta a qualcuno che invece ci capisce.
O forse, più verosimilmente, è lì per fottere i poveri di spirito che vogliono farsi belli con gli amici. "Ciò, go comprà un CD di musica tréndi, ma te sa che bel? Se te vol te lo masterizzo."

(Il direttore marketing di questo negozio è un altro a cui volentieri sputerei in un occhio.)


Scritto da Giulia | 07:27 |
 

Ormoni

Il tipo che fa Milo in 24.
Rrrrr.


Scritto da Giulia | 01:36 |
 

Era necessario?

Moony ha fatto una cover di This Is Your Life delle Banderas.
Una cover brutta.


Scritto da Giulia | 01:35 |
 

Deformazione

Leggo i titoli della prima pagina di Repubblica.it: e cerco il tastino "commenti".

Scritto da Giulia | 01:35 |


domenica, novembre 09, 2003
 

La mia crociata personale

Ogni tanto ci ritorno, perché mi spezza il cuore. Perché non dovrebbe esistere, non dovrebbe essere così. Lo devo dire di nuovo, chiaramente: farsi morire di fame è una PESSIMA idea. Con tutto che conosco il meccanismo. Che so come funziona. Che ci sono anche passata, per la fase "disturbo dell'alimentazione". Magari, se ve la racconto, capite.

Era il 1995 ed ero chiusa nella camera, grande come un loculo, di una student hall nel niente del Bedfordshire. Ero scappata verso quello scambio Erasmus come se mi mancasse l'aria e l'Inghilterra fosse l'ossigeno. E invece era una camera a gas.
Ero sola come mi è capitato poche volte nella mia vita. Avevo ventidue anni (età anagrafica), e diciassette (età emotiva). Avevo lasciato a casa Raffa, e ci scrivevamo lunghissime lettere malinconiche. Nonostante questo, mi sentivo molto poco amata. Probabilmente lo ero, chi non riesce ad amare non può aspettarsi amore dagli altri, e io l'amore non sapevo cosa fosse, conoscevo la compagnia e conoscevo l'amicizia, ma non avevo mai amato né me stessa né qualcun altro.

Non riuscivo a controllare niente, tutto mi sfuggiva di mano. L'unica cosa su cui avevo il dominio era il cibo. Potevo scegliere se mangiare o no. Potevo scegliere senza che qualcuno mi domandasse se avevo pranzato, senza dover ricorrere a sotterfugi assurdi per evitare di nutrirmi. Mi ricordo bene i primi giorni, l'esaltazione della fame, la sensazione di potere, io sono al di sopra del cibo, puro spirito ascetico. E prima o poi svanirò nell'aria, in silenzio, senza dare fastidio.

Tanto. A chi importa.
A me no di sicuro.
Se non ci fossi starei meglio.

Non appendevo foto di modelle in camera, volevo essere padrona di me stessa, più magra e raccolta intorno alle mie ossa, compatta, aerodinamica e pura. Sono arrivata a pesare cinquantanove chili (il peso minimo per la mia statura è intorno ai sessantaquattro), ero piena di lividi, vivevo intere giornate con sei tazze di caffè solubile e una mela, oppure un unico panino con quella roba orrenda che in Inghilterra è nota come coleslaw (vi risparmio la composizione).
Naturalmente ero depressa. Lo psichiatra messo a disposizione dall'università mi riempiva di farmaci inutili. Uscivo pochissimo. Avevo rapporti di dipendenza/intolleranza con i miei compagni di casa, una bella banda anche loro: un bulimico gay che non voleva dirlo ai suoi perché era gay anche suo fratello, due newborn Christians che pregavano moltissimo ma avevano enormi problemi sessuali, una ragazza indiana con un fidanzato che la picchiava (la sentivo urlare dalla mia camera), una ragazza di etnia sikh che piangeva sempre. In certe notti, quando tutte singhiozzavamo nelle nostre camere, la casa sembrava infestata dai fantasmi.
E non si può abbracciare un fantasma.

Non vi dico come è finita perché lo sapete, sono qui e ho un rapporto molto affettuoso con la mia pancetta da odalisca e le mie coscine di pollo.
Quello che dirò è che l'anoressia e la bulimia vi uccideranno. Prima vi ammazzeranno lo spirito, che sembra una cosa molto romantica ma nessuno ne ricava un emerito cazzo. Nessuno vi vorrà più bene di adesso: farete solo pena agli altri. Non è la stessa cosa.
Poi uccideranno il corpo. Ma mica in un colpo solo, e neanche in modo indolore. Prima di tutto diventerete bruttissime, anche se voi vi sentirete splendide perché avete la pancia piatta e le cosce che non si toccano. No, sarete brutte. Brutte veramente. Vi cadranno i denti. Vi si consumerà la pelle. Altro che supermodelle. E infine comincerete a perdere la muscolatura, perché il corpo si autodigerisce, e zoppicherete a vita: i muscoli non si rigenerano.
E se insistete, morirete.
E a quel punto sarete sparite, non ci sarete più, e tutti piangeranno e per un po' si domanderanno se avrebbero potuto fermarvi, e in che modo. Ma poi andranno avanti con la loro vita. Mentre voi avrete buttato via la vostra.
Non so se ci siamo capite.

Adesso andate di là, porcocazzo, e mettete il dito nel vaso della Nutella. Subito.











Scritto da Giulia | 01:03 |


sabato, novembre 08, 2003
 

Non era tutto da buttare

Nei cassetti della mia vecchia camera a casa dei miei ho trovato i miei vecchi 45 giri. Ne ho tirati fuori tre: Joey dei Concrete Blonde, Secret Separation dei Fixx e Spirit in the Sky dei Doctor and the Medics.

Ieri sera in macchina cantavo a squarciagola:
When all's well
my love is like cathedral bells

Quando penso agli anni '80 mi tornano in mente solo le cose brutte.
Mi dimentico sempre che la musica mi ha salvata.
Ingrata.





Scritto da Giulia | 02:10 |
 

Alta acrobazia

Beh, allora: la rata della polizza assicurativa, l'assicurazione del motorino, il motorino che va aggiustato perché è malinconicamente fermo in parcheggio da un mese, la bolletta Telecom. Si capisce bene che non aspettavo il conguaglio dell'elettricità con chissà che gioia.
Per cui viene da annunciare con grandi squilli di tromba che, avendo consumato pochissimo (io? PC acceso a tutte l'ore e piastra lisciacapelli dimenticata ad arroventarsi per interi weekend?) l'ACEGAS mi ha elargito un accredito sui consumi di energia elettrica di ben centoquarantasette euri e spiccioli, siore e siori.

Ci sarà chi mi può capire. Siamo di nuovo ai conti della serva. Da due mesi risparmio strenuamente allo scopo di finire l'anno in attivo, anche se solo dell'equivalente in euro di un pacchetto di caramelle e due ciappini per capelli. Gli Strokes, i Thrills e i Coral mi tentano dagli scaffali della Ricordi come la Bellucci con Keanu Reeves in Dracula (ma quale buona stella protegge la Bellucci, che finisce sempre per mettere la lingua in bocca a Keanu Reeves?), ma io resisto, attendo giorni migliori. Sara mi chiama da Parigi, vieni qui, è bellissimo. Eh, dico io, mentre mastico il pollo avanzato dalla sera prima seduta davanti al PC dell'ufficio, in pausa pranzo.
Non mi posso permettere neanche di arrivare a Orio al Serio.

Va così. Non è grave. C'è la salute. (E meno male, perché se non ci fosse, lì sì che sarebbero problemoni. Sono ancora un Co.Co.Co.)

E mica solo per me, come si è accorto, in un raro momento di lucidità, perfino il Ministro delle Finanze. La fascia medio-bassa degli stipendi arranca e compie accurati volteggi per arrivare a fine mese, fra le furbate dei commercianti e dei grossisti e la lieta incoscienza del suddetto Ministro.
Arriveranno giorni migliori.
Ci vuole solo pazienza.

Però quando il mio capo mi intima di compilare la contabilità industriale per sapere quanto gli costo all'ora, mi viene voglia di tirare una madonna.





Scritto da Giulia | 01:46 |


giovedì, novembre 06, 2003
 

E oggi...

È il compleanno di Annapaola.

Scritto da Giulia | 21:40 |
 

Fashion victims

L'ha già detto Aiki, ma mi sembra il caso di ripeterlo visto che io ho cinque anni più di lei e quindi me lo ricordo ancora meglio: io vorrei sapere chi è che ha pensato che riesumare la moda degli anni '80 fosse una buona idea.

Lo voglio a casa mia così gli posso sputare in un occhio. Anche se è la persona più buona del mondo. Non mi frega. Gli (le) devo sputare in un occhio per aver tirato fuori dall'armadio maglioncini neri a righe vertivali fucsia con collo a fascia, abitini di lycra tutti una balza e una frappa (il copyright su questa è di Raffa), scarpe fluorescenti, scaldamuscoli, gonne di tweed quadrettato. E soprattutto questi cazzo di strass cangianti appiccicati dappertutto, che la prima volta che lavi la maglietta dove sono appiccicati metà si staccano e metà si scollano che sembrano coriandoli.

Negli anni '80 ci vestivamo da schifo. Se non credete a me, che comunque posso fornire un'ampia prova fotografica dei misfatti miei e delle mie amiche e compagne di scuola, dalle permanenti agli orecchini di plastica ai braccialetti di spugna che si potevano usare come elastici per capelli, buttate un occhio su un qualsiasi film d'epoca. Gli anni '80 erano al meglio esagerati (le spalline! Le cofane di capelli laccati!), al peggio informi e sciatti.

Mi rifiuto di aderire a questo revival dei miei anni peggiori. Aspetto che tirino fuori gli anni '30 e '40: per i primi ho più il fisico, per i secondi una passione finora inconfessata (i reggicalze... le calze con la riga... le scarpe con il tacco e il cinturino alla caviglia... i rossetti scarlatti... i vestiti a pois!), e prego che nessuno decida di indire un revival dell'800, perché lì sono cazzi acidi per tutte.

Scritto da Giulia | 08:25 |


mercoledì, novembre 05, 2003
 

L'homme idéal

Una volta c'avevo la lista delle caratteristiche dell'Uomo dei Sogni. Una roba con tipo venti voci. Forse di più. Per un periodo ci ho dormito letteralmente sopra (l'avevo infilata dentro la fodera del cuscino, sperando nel potere del Pensiero Positivo), poi credo di averla data alle fiamme. Le liste portano sfiga. Limitano. Magari io non avevo incluso una voce, qualcosa che mi piace un casino ma che non so ancora che mi piace, e per colpa di quella cazzo di lista il portatore di caratteristica che mi piace in maniera delirante non si è palesato. O più probabilmente, insomma, venti voci sono tante. Ed erano veramente solo le richieste di base. Il minimo sindacale del Fidanzato Marvelloso.

Insomma, alla fine di un anno allucinante (il 2002/2003: la sfiga va a stagioni come il campionato) credo di aver bruciato la lista, insieme con l'immancabile braccialettino di spago rosso che il venditore senegalese di turno mi aveva legato al polso a tradimento, un po' forse perché avevo gli occhi tristi, un po' perché una donna sola, mi ha fatto notare quello di turno oggi, "è una sfigata". Vabbè, non mi metto a discutere con le differenze culturali. Mi sono sentita molto più sfigata quando ero intrappolata in una coppia come dentro al metrò durante un blackout. Insomma, ho bruciato il braccialetto, la lista, le lettere mai spedite, basta, via, un bel falò di tutto e si ricomincia.

L'homme idéal mica esiste, anche perché credo che con uno che possedesse tutte e venti le caratteristiche elencate nella lista mi romperei le palle. Posto che la perfezione sia di questo mondo, la trovo di una noia mortale. Deve essere per quello che il modello medio non mi dice niente. La teoria va bene dai quindici ai venticinque, quando ancora pensi che le persone siano una combinazione di tratti che le incasella in categorie precise, un puzzle con un lato aperto che forse si incastra con il tuo. Chiamatelo Principe Azzurro, se volete. Sei libera solo quando non ci credi più. Perché allora sì che cominci a goderti le persone, a guardarle da tutti gli angoli, a prendere appunti mentali sulle loro abitudini, ad accoglierne le confidenze senza imporre un'opinione (e senza trasformarsi in un ripetitore di Radio Rai: il nome del blog non è casuale). Ad apprezzarle anche quando escono ed entrano dalla tua vita come il gatto dalla sua porticina. Ci sono quelli che restano per sempre, e quelli che se ne vanno. Ricordarsi di abbracciarli fortissimo quando ci sono.

Vabbè, comunque la lista non ce l'ho più, e non mi ricordo cosa ci avevo scritto.
Là. Come mi sento bene.


Scritto da Giulia | 09:25 |
 

Te lo do io l'aperitivo

Basta con 'sti aperitivi. Volete sapere qual è il vero pluscool*? Andate qui.

(Sì, mi auto-cito perché ogni tanto anche io ho nostalgia dei tempi passati, anche se mi pare di ricordare che fossero tempi in cui vedevo lo stipendio con cadenza quadrimestrale.)

"Del maiale non si butta via niente", diceva una mia vecchia amica, riferendosi però al mio fidanzato nuovo di zecca, che avrebbe voluto lei, e insomma, se l'articolo non mi avesse soddisfatta bastava avvisare.

* Questa l'ha inventata Tommaso Labranca, non io.

Scritto da Giulia | 08:18 |


martedì, novembre 04, 2003
 

Tanti auguri a te....

Oggi è il compleanno di quest'uomo.

Scritto da Giulia | 21:04 |
 

Ilenia è risorta

Sappiatelo. Lo "Yeti in Rouge à Levres" non se l'è mangiata: essa vive e scrive e ci fa spisciare dal ridere, come sempre. Augh!

Scritto da Giulia | 10:35 |
 

Casa mia fa rumori strani

Abito in un condominio che c'ha problemi. Intanto è in zona industriale: c'è un inquinamento che il centro di Milano sembra Cogne, al confronto. Poi ci fa alternativamente un caldo africano o un freddo assassino, a seconda della stagione e della temperatura interna dei vecchietti che lo abitano (il riscaldamento è centralizzato). È abitato da scorpioni di dimensioni variabili da 0,5 a 3 centimetri. Nella corte interna vive un riccio (giuro, l'ho visto).

E stasera, rumori inquietanti provengono dal soffitto sopra di me.

Dennis, il mio vicino del piano di sopra, io un po' lo temo, anche se mi sta simpatico prché è giovane e gentile e vive con la morosa che è giovane e gentile anche lei, e ci incontriamo sempre in ascensore. Lo temo precisamente da quando sono rientrata dopo quattro giorni a Londra e dieci ore di viaggio, e ho scoperto che mi aveva fatto crollare il soffitto del bagno. Eh, son cose che succedono, poverino, stava ristrutturando.
Dennis mi è simpatico, ma in questo preciso momento la cucina sopra la mia testa emette inquietanti rumori di risucchio, tipo orrida creatura degli abissi uscita direttamente da un episodio di X-Files.
E se Dennis e la morosa allevassero creature degli abissi nel lavandino?

Oh, io sono sola, qui.
Non c'è Fox Mulder.
Se viene fuori la creatura degli abissi, me se magna.
Aiuto.






Scritto da Giulia | 10:26 |
 

Uè, marescia'!

Strano, molto strano che Repubblica.it non abbia ripreso la notizia; e accidenti a me che mi lavo i capelli la mattina, perché non sono riuscita a capire da che fonte provenissero esattamente le affermazioni udite stamattina nel programma mattutino di Platinette: "Nell'esercito ci sono troppi meridionali".

Come come?

A quanto pare, c'è chi pensa che nell'esercito italiano i meridionali (evidentemente razza a parte rispetto al resto degli italiani) abbondino perché facilitati nei concorsi dai loro compari già nell'esercito. "Un po' come il fatto che al Sud i voti dei diplomi sono sempre un po' più alti rispetto al Nord." Ah. Minchia. Stai a vedere che il mio squallido 43 (peraltro elargito da una presidentessa di commissione siciliana, se non ricordo male) più giù di Roma sarebbe diventato un 48. O un 50, tanto per fare il conto tondo.
L'Italia, prosegue chi è intervenuto (maledetta me e maledetto phon), dovrebbe essere equamente rappresentata anche nell'esercito. E invece non lo è. Scusate, ma da quando esistono delle quote di ingresso, un tot alla Valle d'Aosta un tot al Molise un tot all'Emilia un tot alla Romagna? (Perché se bisogna dividere invece che unire, andiamo per il sottile, e allora un tot al Friuli e un tot alla Venezia Giulia, così i triestini sono contenti: finalmente separati dagli odiati furlani.)

Non ci si ferma nemmeno per un attimo a pensare che se nell'esercito ci sono così tanti "meridionali" è anche perché più giù si va meno lavoro c'è, e un posto nell'esercito è pur sempre un posto, paga decentemente e dà la possibilità di fare carriera se uno è motivato e abile, esattamente come in qualsiasi azienda e perfino nella Chiesa Cattolica Romana. E che forse il motivo per cui al Sud ci sono tanti laureati a spasso è strettamente collegato al motivo per cui la scolarizzazione, nel ricco Nord-Est, sta precipitando a livelli preoccupanti.

Ecco dove stiamo, fratelli e sorelle... al razzismo più becero, quello che distingue "terroni" e "padani", quello che implica che i primi portano via il lavoro ai secondi, adesso pure nell'esercito, è uno scandalo signora mia, dove andremo a finire. E ci si meraviglia che la Lega faccia tante storie per il voto agli immigrati?


Scritto da Giulia | 01:51 |


lunedì, novembre 03, 2003
 

Hahahahahaha

Narcisista come sono, volevo controllare di quanto stavo perdendo. Guardate che pagina viene fuori cliccando sul link.

Aggiornamento: bastardi, hanno tirato su il server: la pagina di errore era una figata.

Scritto da Giulia | 06:02 |
 

Rule of thumb

È così che gli anglosassoni chiamano le regole fatte "a occhio", quelle derivate dall'osservazione e dalla sperimentazione su un campione abbastanza vasto da far rilevare un'incidenza significativa, ma prive di effettivo fondamento scientifico. Ognuno ha le sue, servono come punti di riferimento per navigare nella vita, ma a differenza delle stelle che sono le stesse per tutti, le regole a occhio valgono solo per chi le adotta.

Credo di averne scoperta una che potrebbe essere utile. Non a me, purtroppo, ma forse agli ometti, ecco, a voi forse può servire. Mettiamo che abbiate conosciuto una ragazza nuova, e che siate in fase di esplorazione della stessa. Bene, già che siete lì che esplorate controllate una cosa: che abbia amiche femmine. Preferibilmente eterosessuali. Altre donne come lei, insomma, potenziali concorrenti. Controllate che ne abbia almeno una, e che quell'una non sia completamente inguardabile timida repressa appiccicata al muro a far tappezzeria.

La ragione è molto semplice. L'assenza di amiche, secondo le mie osservazioni, denota un'incapacità pressoché totale di relazionarsi in modo non sessuale con il resto del mondo. Sotto le piume della candida colomba si nasconde un volatile da preda. Per questo le altre ragazze la evitano, e lei non le cerca: non le interessano, non sono funzionali alla sua attività di conquista, e poi non sopporta la loro invidia per la sua infallibile mira e la precisione con cui si sceglie il coniglietto da cacciare, e cala senza pietà su di lui forte delle sue attrattive. Salvo poi spolparlo e lasciarne cadere i resti. Fuori di metafora, capite bene come funziona: è quella che voi maschietti chiamate "una tremenda stronza" e le ragazze anche, ma è la sua natura, appropriarsi di quello che le piace e poi buttarlo via quando non le piace più.

Le rimane accanto solo l'amica brutta, un po' per solitudine, un po' per brillare di luce riflessa, e un po' nella speranza che i rimasugli del coniglietto le cadano vicino e lei possa raccoglierli e resuscitarlo partendo da qual che c'è, un osso a forcella e un po' di pelliccia martoriata. Povero coniglietto. (In fondo, lei la odia, quella stronza. La odia ma non lo sa. E poi una vita da ancella è meno dignitosa ma sicuramente anche meno solitaria di quella a cui la condannerebbe la sua inguaribile insicurezza.)

Ovviamente non c'è garanzia di non fare la fine del coniglio, anche se lei le amiche le ha (potrebbero essere tutte come lei; queste incredibili alleanze non durano, ma accadono). Però fatelo, 'sto controllino. Guardate, poi agite in coscienza. 

Scritto da Giulia | 02:14 |


sabato, novembre 01, 2003
 
Era un pezzo (un bel pezzo, forse un anno o anche di più) che non vedevo la luce di una domenica mattina.
Scritto da Giulia | 21:30 |
 

Riaperte le votazioni

Avete intenzione di lasciarmi soccombere?

Scritto da Giulia | 07:28 |
 

Làiv

Pioggia.
La periferia di Pordenone come il centro di Milano, le macchine sono parcheggiate in posizioni artistiche ovunque.
Sono digiuna, perché gli organizzatori hanno pensato bene di far inziare i Cave In (che tiro! che tiro! Me li sposerei tutti) alle otto e mezza.
Per cui ceno con una birra da mezzo e ho le visioni mistiche.
Perdo Enrico, Annapaola e Flavio.
Trovo il Gorillo e Alessandro Mezzena Lona del Piccolo.
La donna precedentemente nota come Justine del Fuego gira per il Palasport con una nuova luce negli occhi: la Cristina è finalmente nell'organisasiòn delo scioubìs.
Siamo contenti per lei.
Una mamma bionda un po' gotica ha portato la figlia adolescente a vedere il concerto. La ragazzina ha in testa una corona di plastica dorata.
Alterna-squinzie come se piovesse. Mi ricordo che anche io sono stata un'alterna-squinzia quando ero una squinzia, ma la mia marca di alterna-squinzismo era quadrettata e anfibiata e successivamente minigonnata e magliettata, perché quando ero squinzia prima c'era il grunge, e poi c'era il Britpop (cazzo, che sfiga nascere negli anni '70: mi sono persa il meglio di tutto e ho centrato gli anni più disgraziati per la musica e la moda nella storia dell'umanità). Quando ero squinzia io, essere un po' gotiche era déclassé.
I Muse attaccano tardi.
Matthew Bellamy è esattamente come pensavo che fosse: un sorcetto dalla statura irrisoria e massa corporea trascurabile. Ma le squinzie lo amano e lo chiamano "Matteeeeooooooo!!!"
I giornalisti attaccano a recensire trenta secondi dopo la fine del concerto. Nel giro di dieci minuti, mentre a me ancora gira la testa per aver cantato e urlato in maniera inappropriata per una signora della mia età, mi chiedono quattro volte "ma a te è piaciuto?"
Si vede che gli ululati che ho emesso non erano abbastanza potenti.
Cena a mezzanotte alla Taverna di Obelix con fastidiosissimo gruppino jazz-funk.
Casa mamma e papà.
Sonno.

















Scritto da Giulia | 00:15 |