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sabato, gennaio 31, 2004
Questo post piacerà alla Lo
Apro la porta, e mi rendo conto subito che non è mica una festa di universitari. Ci sono solo donne. Cioè, solo-solo donne. E io guardo l'amico con cui sono venuta, uno di quei gay integralisti che non concepiscono nemmeno l'esistenza della bisessualità (olè), e penso: va là che mi hanno portata alla mia prima festa lesbica. Per un po' penso, ma no dai, sarà tipo una festa a cui non sono ancora arrivati gli uomini. Non fare quella che appena vede due donne col capello un po' corto che si tengono la mano subito pensa di essere a una festa lesbica. E che diamine. Però gli uomini non arrivano. C'è solo il mio amico, che però si è nascosto dietro una tendina marcata "confessionale" e si sta facendo psicanalizzare da una donna più verso i quaranta che verso i trenta, con un viso sereno da missionaria e capelli corti, sale-e-pepe. E gli uomini non arrivano. Vabbè, mi metto a chiacchierare, c'è questa coppia lei-lei con pancione che è tenerissima, sono anche molto giovani, e mi trovo a chiedermi, oh, chissà come ha fatto il pupo a materializzarsi nella pancia, chissà se ce l'ha messo un amico volenteroso, se è stato un incidente di percorso o un'inseminazione artificiale. Non sono affari miei, OK, ma la curiosità mi fiorisce nella mente in automatico. Le storie della gente sono così interessanti, e queste due ragazze sono così dolci, quella non incinta con la mano sul pancione dell'altra. Non so, bevo scivolo con rinforzino di vodka liscia. Ci vuole mezz'ora prima che mi decida a chiedere conferma. "Oh, ma è una mia impressione o sono l'unica donna etero presente?" Il mio amico ridacchia. "Eh, non ho avuto coraggio di dirtelo prima." Ma che problema c'è? Mangio verdure pastellate. Discuto di peccati di lussuria. OK, vabbè, io li commetto con gli uomini, capirai la differenza, sempre lussuria è. Parlo di gravidanze. Sembra di stare al circolo del cucito, altro che festa lesbica! E insomma, io mi sto divertendo, però il mio amico no: di uomini ne sono arrivati pochini, le donne sono sempre in schiacciante maggioranza, per cui lui decreta che si va alla serata arty-farty dove proiettano un mediometraggio di Matthew Barney. Che è una gran delusione e anche un po' palloso. Non parliamo quasi con nessuno. Una noia. Sempre la stessa gente. Mathew Barney nel filmato è vestito da scozzese rosa col cappello di peluche e i calzini blu. Ci sono delle ballerine vestite da pecorelle e delle ballerine molto poco vestite, tipo Esther Williams con la cuffia ma con una perizoma bianco quasi invisibile e della schiuma finta sui capezzoli. Le ballerine sono interessanti perché sono belle in carne. A Matthew Barney non piacciono le donne secche. Cento punti, ma il filmato è noioso, e poi lo mandano in loop eterno cambiando la musica sotto.
Quasi quasi era meglio se restavo al circolo del cucito, va'.
Scritto da Giulia |
14:44 |
venerdì, gennaio 30, 2004
No means no
Elena, che conosco da poco tempo, ha un problema di selettività. Per motivi a me oscuri, attira una gran quantità di rompicoglioni. Sarà la vocina in la, saranno i modi frizzanti e seduttivi. Fatto sta che si circonda di uomini di opinabile avvenenza, in generale più vecchi di lei di qualche anno se non almeno di un decennio, la cui caratteristica comune, al di là della posizione anagrafica, è una qualcerta propensione a una possessività del tutto fuori luogo. E dico fuori luogo perché i suddetti non hanno mai, e dico mai, una vera relazione con lei. Elena vorrebbe poter parlare con loro da amica, ma alla terza battuta questi già si considerano pretendenti alla sua mano. E si comportano come se ne avessero il possesso.
Situazione-tipo:
"Ieri sera ho litigato con il tipo." "Quale tipo?" "Quello che lavora alle Generali." "Ah, il Generalino. Capito. Ma scusa, non ci avevi litigato la settimana scorsa? Non avevi deciso di troncare il rapporto?" Non risponde, sospira, si guarda in giro. Sa che sta per partire il solito pistolotto, quello che le faccio sempre. "E perché ci hai litigato?" Domando invece. "L'altroieri mi ha chiamato mentre ero nella doccia, non ho risposto, e allora mi ha tempestata di messaggi e poi mi è arrivato sotto casa." "Sotto casa? Ma siamo matti?" "Eh." "Ma gli hai detto di andare affanculo, vero?" Sospira di nuovo. Sono usciti e si sono "chiariti". "Sì, vabbè." "Ah, ma gli ho detto che è l'ultima volta."
Situazione-tipo numero due:
"Sergio mi ha veramente rotto le palle! Prima mi dice che non mi vuole più vedere, poi mi chiede di uscire, poi esco senza di lui e ci incontriamo e fa finta di non vedermi e si struscia contro la sua ex. Ma cosa vuole?" "Non lo so, Ele" dico io "ma se fossi in te gli riderei in faccia." Non coglie, e prosegue. "Voglio dire, mica stiamo insieme, no? Non stiamo insieme, ci si vede e basta. lui neanche mi piace. Vorrei capire cosa vuole." "Ma chettenefrega, Ele? Dovevi ridergli in faccia già due settimane fa, ma per motivi che non comprendo continui a incoraggiarlo." Mica me li spiega, i motivi. "Mi telefona e si incazza se non mi trova! Ma che devo fare, stare in casa tutto il tempo ad aspettare che mi chiami?" "Anche questo? Ma allora è un vizio." Si accascia su una sedia. "Non capisco perché ti sbatti a giustificarti, poi" riprendo. "Ogni volta fornisci un milione di spiegazioni. Non sei tenuta a spiegare dove vai a uno che non è nessuno per te. Che fai quando sei fidanzata, avvisi ogni volta che vai in bagno?" Tira un altro sospirone. "Ma perché gli uomini non vogliono mai parlare e basta, con me? Essere solo amici?" "Non lo so. Forse perché sei sempre così seduttiva. Non te ne accorgi neanche." "Ti invidio tanto. Mi regali uno dei tuoi amici gay? Quelli etero no, ci provano subito."
Per un po' segue i consigli. Blocca le e-mail, i numeri di telefono, i contatti su Yahoo Messenger e ICQ, e tutto tace. Poi, sbadatamente, accetta il contatto di un utente sconosciuto. È invariabilmente uno dei rompicoglioni, che non conoscendo il significato dell'espressione "levati di torno e non farti più vedere", crede ancora che le donne dicano di no per dire di sì. E invece "no "significa "no", senza se e senza ma. "No" è una parola definitiva. Ho il legittimo sospetto che Elena non abbia ancora imparato a pronunciarla.
Scritto da Giulia |
12:58 |
giovedì, gennaio 29, 2004
La Giulia consiglia: rubrica traslocata
C'ho un account su Macchianera da usare. Duplicare i post non è nel mio stile: e allora ho deciso che la mia solita rubrica di consigli per la lettura, almeno per ora, si trasferirà lì.
Questo è il primo suggerimento. Enjoy!
Scritto da Giulia |
22:15 |
mercoledì, gennaio 28, 2004
Hombre!
Donne! (si schiarisce la gola e controlla il microfono)
Non è vero che gli uomini sono tutti uguali. Non credete a questa bufala che cercano di ammannirvi, e che non può che complicarvi la vita. Non è vero che sono tutti così automaticamente stimolo-risposta. Basta passarci un po' di tempo per sapere che non è così, che la via per il cuore di un hombre non passa obbligatoriamente per le sue mutande, e nemmeno che partendo dalle mutande non si arrivi mai da altre parti e si rimanga per sempre lì in zona inguine, a fare melina sperando che l'hombre-vittima designata ceda alle vostre lusinghe.
A guardarli da vicino, sono uguali a noi. Appena superano un certo quoziente intellettivo sono complicati, confusionari, inafferrabili. Non si capiscono, e per questo ci risultano incomprensibili. Tra loro parlano a codici e tormentoni, ma prendeteli da soli. Mettetene uno in un angolo, scegliendolo fra quelli con lo sguardo più vivo. Fategli delle domande. Mettetelo alla prova.
Andrà in confusione, si prenderà un colpo e scapperà come una lepre. Se fossero tutti uguali, proverebbe subito a mettervi una mano sul culo, altro che domande.
Non che la mano sul culo non abbia i suoi meriti. Santiddio. Quando ci vuole. E non mettetevi a ridacchiare come delle Orsoline, donne! Gli uomini hanno la loro dignità. Alcuni la portano a sinistra, altri a destra. Boxer o mutande (preferisco i boxer, io). È vile, vergognoso e ridicolo praticare l'orrido passatempo del Farla Annusare, sappiatelo. Ecco, sappiatelo: se siete di quelle che la Fanno Annusare, non siete degne di solidarietà, e quando arriverà il vendicatore che sbadatamente vi farà a pezzi il cuore, segretamente molte di noi ringrazieranno la giustizia del Divino Uau.
Non fatela annusare, maledette: flirtare va bene, ma non fate quegli orridi numeri di strusciarvi "amichevolmente" contro uno che chiaramente darebbe un occhio e quattro dita della mano per accedere ai vostri favori; almeno, non senza ferma intenzione di dargliela a breve termine (la definizione di "breve" è purtroppo arbitraria). Siate comprensive: se siete anche solo minimamente attraenti (respirate autonomamente, non portate i gambaletti, non vi bullate di avere votato CCD) da qualche parte c'è sicuramente qualcuno che vi concupisce. Uno, più d'uno, o una pletora, non importa: non fate le stronze. O gliela date, o no. Non raccontategli di tutti i vostri problemi con tutti i vostri fidanzati passati e presenti e futuri. Non pronunciate l'orrenda frase "tu sei la persona più importante per me", specialmente se vi state facendo trombare da qualcun altro. E soprattutto non fate finta di non capire quando il poverino si sta asciugando le bavette di nascosto. Non ci credo. Se c'è una cosa che noi abbiamo e loro no, è la capacità di dissimulare l'attrazione sessuale. Prendete una decisione, e che sia quella.
Perché l'uomo è delicato, io lo so. È delicatissimo. Magari è capace di dire "aiuola" coi rutti e bestemmia come un muratore bellunese, ma ha un cuore fragile e pieno di dubbi. Gli uomini di questa risma sono facilmente riconoscibili perché possiedono una o più amiche con le quali si confrontano sulle questioni delicate della vita. (Le amiche di maggior pregio sono quelle che alla fine della conversazione tirano fuori una bottiglia di cocacola e si esibiscono nell'Ave Maria di Schubert per anidride carbonica e apparato gastrico, coinvolgendoli nel contrappunto.) Siate gentili con gli uomini, donnine. È facile, troppo facile, pulirsi i piedi su uno zerbino umano: e un uomo innamorato anche solo della possibilità delle vostre grazie arriverà ad umiliarsi in modi che le sue amiche guarderanno con orrore, come già immortalato magistralmente da Elio e le Storie Tese in Servi della gleba.
Donne! (ma funziona, 'sto microfono?)
Anche se siamo irresistibilmente attratte dagli stronzi, fermiamoci a dare una possibilità al bravo ragazzo che dove passiamo lascia la traccia come la lumaca. O almeno evitiamo di rigirarcelo intorno a un dito.
Uomini!
Questo proclama è rivolto anche a voi. Sappiate questo, che essere troppo buoni non presenta vantaggi. Non dico diventare stronzi, ma un uomo senza spina dorsale, per una donna un minimo intelligente, è attraente come un totano morto. Le ragazze toste amano le sfide. Non spetasciatevi ai loro piedi. Usate coscientemente le loro tattiche. Chiamate un giorno sì e due no. Poi tre giorni di fila. Poi niente per altri tre. Tiratela scema. Fatela arrabbiare. E poi, quando è lì che sbraita con tutte le amiche che non vi vuole vedere neanche dipinto, presentatevi a casa sua con una bottiglia di vino e una sola, lunghissima rosa rossa.
Prendetela in contropiede. Le donne sveglie odiano le banalità. Non riescono ad immaginarsi di passare del tempo con uno che non tenga vivo il loro interesse. Siate più brillanti possibile. Date ad intendere (senza mentire spudoratamente) che anche voi, mica solo lei, avete la coda fuori dalla porta. Ma che preferite lei. Solo lei. Guardatela con intensità. Non cagatevi addosso, imbecilli! Il peggio che può succedere è che lei declini le vostre avance, e se così fosse, sotto con un'altra. Sfruttate il vostro vantaggio numerico (ci sono in giro più donne che uomini, lo sapevate? E le donne sono mediamente più carine di voi).
Tutto chiaro? Ci sono domande? Possiamo passare al dibattito.
Scritto da Giulia |
22:40 |
Chi l'ha visto?
Qualcuno ha idea di dove sia finito Gianni "Marklanegan"? Il suo blog risulta pagina bianca, e non lo vedo su Clarence da un po'. Gianni, fai un favore, di' solo "Sto bene e ho deciso che siete tutti dei segaioli, addio. Me ne scappo ai Caraibi con la Soncini." Se no ci si preoccupa.
Scritto da Giulia |
18:01 |
martedì, gennaio 27, 2004
Il cervello innamorato
Cosa fa il nostro cervello quando siamo innamorati, e soprattutto, perché? La risposta, almeno in parte, la trovate in questo articolo (per vederlo dovete fare la trafila di visualizzare la pubblicità, ma dura pochi clic).
Salon ha intervistato l'antropologa Helen Fisher, autrice del libro Why We Love: The Nature and Chemistry of Romantic Love. In pratica: che ci succede nella zucca quando siamo presi d'amor? Questo libro ne parla diffusamente.
Fra le tante tesi interessanti proposte da Helen Fisher ce n'è una secondo cui, dato che l'amore sarebbe l'espediente della natura per attirarci gli uni verso gli altri e fare tanti bambini, aumentando le probabilità che la relazione duri, gli ormoni dell'attaccamento possono scatenarsi già dopo aver condiviso pochi orgasmi con il partner. Eggià, ladies and gentlemen: se questa scoperta fosse confermata, tramonterebbe il mito della trombata selvaggia, dell' "oh, ma è solo una soba di shessho". Spiacenti. No. Sbagliato tutto. Qualcuno si farà male. Lasciate perdere.
Se non masticate l'inglese ma lo sputate e basta, aggiungo anche che il famoso, elusivo orgasmo femminile è tale proprio per garantire una migliore selezione dei partner. In pratica: se è efficiente nel talamo, è più probabile che sia efficiente in altre attività che non richiedono l'impiego della zona genitale. E qui praticamente TUTTE le donne possono testimoniare il contrario (alzi la mano quella che non è stata con uno che trombava benissimo ma era un deficiente/un fedifrago/uno stronzo.)
Se invece masticate l'inglese, fate lo sforzo e leggete l'articolo. E magari anche il libro. Potrebbe essere illuminante.
Scritto da Giulia |
21:27 |
Donne sull'autobus
Le linee che prendo la mattina per andare a lavorare, quando piove, sono piene di anziane signore. Viaggiano da sole o a gruppi di due o tre, specialmente quelle che vengono dai paesini del Carso come Ricmanje o Log, e che chiacchierano fitto fra loro in uno sloveno del quale ho imparato a distinguere l'accento dialettale. Nessuna porta più la crocchia come mia nonna quando io ero bambina: tutte hanno i capelli corti, grigi o tinti, a volte arricciati in una permanente che perde tono.
Certi visi portano le tracce di una bellezza da regina, con nasi alteri e pelle fine. La maggior parte delle facce sono facce da vecchietta, con il naso a patata su cui stanno montati un paio di occhiali fuori moda, a volte allacciati intorno al collo con un cordino. Hanno mani macchiate e nodose, bruciate da anni di lavori domestici, e fedi nuziali consunte. Spesso, le mani che portano le fedi nuziali si stringono intorno alla sbarra verticale che sta davanti alla porta d'uscita, e poi la lasciano per scendere davanti al cimitero, tappa obbligata per gli autobus che vengono da via Flavia.
Indossano gonne di lana, calze riposanti, scarpe sformate, giubbotti trapuntati, accessori incongrui come borse di Emergency forse donate da qualche nipote. Quelle che non parlano guardano dal finestrino in silenzio. Sanno di dentiera, di cucina e di abiti vecchi. Non vanno più da nessuna parte se non a cambiare i fiori sulla lapide di qualche familiare, o a fare la spesa, o a ritirare la pensione. Alcune parlano dei loro nipotini, dei figli, dei generi e delle nuore. Altre invece no, tacciono e basta, con lo sguardo vuoto.
Scritto da Giulia |
13:16 |
lunedì, gennaio 26, 2004
Se lo sapevo prima non venivo
"Oh, tu." "Io?" "Eh, no, guarda, con chi vuoi che parli? Se mi senti, vuol dire che sto parlando con te. La propagazione del suono nell'aldilà non è possibile." "No, è che speravo che mi lasciassi in pace." "Possibilità zero. Devi tornare giù." "No, porcocazzo, dai." "I turni non li faccio io." "Ma minchia, sono appena arrivata." "Brava, vedo che sei già nel personaggio. Stavolta sarai femmina." "Beh, è un cambiamento. Però non fate come l'altra volta che mi mandate giù e poi mi fate crepare di un colpo e John Lennon poi diventa famoso senza di me." "Dai, ci fanno sopra anche un film. E poi John Lennon fra un po' muore." "Uh, interessante. E cosa dovrei fare, stavolta?" "Non abbiamo un'idea precisa, ma visto che l'altra volta suonavi, questa volta potresti scrivere." "Che culo. Sarò brava, almeno?" "Bravetta. Poi dovrai impegnarti. Noi ti diamo il materiale di partenza, ma se non lo sfrutti non è colpa nostra." "Sempre faticare, sempre faticare, ma a me ereditiera non mi ci fate mai?" "No, non ti si adatta." "Che culo." "Che karma, casomai." "Mi fate almeno gnocca?" "No." "Bastardi." "Non te la prendere con noi, è la Direzione che decide." "Sì, bon. Nazionalità?" "Italiana." "OK, può andare, quella britannica era meglio ma quella volta che mi avete fatta pastore kikuyu non mi sono divertita tanto." "Vedo che la lagna congenita c'è ancora. Ti sei mai chiesta perché non ti abbiamo mai fatta imperatrice o generale?" "Uff. Ma vado adesso?" "Subito." "OK, però mi fate una promessa?" "No, ma spara." "John Lennon, no. Ecco. Dopo che muore. Rimandatelo giù. Ma come impiegato di banca. Una volta a testa, se no non vale."
Scritto da Giulia |
19:41 |
domenica, gennaio 25, 2004
Tre cose che mi piacciono
1 - Bell X1, Music in Mouth Mentre tutti scommettono sui Franz Ferdinand, Zazie e io tifiamo per questo altro gruppino qui. L'album è anarchico, frulla insieme una gran quantità di roba su un continuum che va dai Talking Heads (Alphabet Soup) ai REM (Next to You) fino a Jon Spencer Blues Explosion (White Water Song). Se fanno un singolo di Eve, the Apple of My Eye, fanno un botto di proporzioni colossali e si appendono al collo l'albatros del Gruppo da Ballatona. Però Eve... è una delle due canzoni da San Valentino di quest'anno.
2 - Telefon Tel Aviv, Map of What is Effortless Sempre su suggerimento di Zazie, God bless her little cotton socks, il terzo album in due anni che gira sia a casa mia che a casa di Damir. Un evento epocale, considerato l'abisso che separa i rispettivi gusti musicali. Vabbè, suppongo che questo non abbia importanza. Per quanto mi riguarda, i Telefon Tel Aviv sono i Massive Attack che mi mancavano. Un disco che si schiude all'improvviso, prima accarezza e poi morde e graffia, e infine consola per i morsi. Struggente per buona parte, a volte dissonante, e gelidamente sexy quando al comando c'è Miss Kittin. Per intenditori, ma neanche tanto, se l'ho capito io.
3- Kashmir, Zitilites Questi qua sono danesi. E sono, per riassumere, i Radiohead quando erano ancora i Radiohead, vale a dire prima che gli cedessero le giunture e cominciassero a fare musica che fa bleep e bloop e in certi momenti dà la sensazione di avere la testa e lo stomaco pieni di statico. I Kashmir fanno i Radiohead come se Kid A non fosse mai uscito. Anzi, neanche OK Computer. E il video di Rocket Brothers è bellissimo. Non hanno inventato veramente niente, ma fanno compagnia e caldino nel pancino.
Scritto da Giulia |
23:42 |
sabato, gennaio 24, 2004
Di Melissa P. e della finzione letteraria
Su Macchianera si parla di nuovo di Melissa P. Del suo saper tenere banco, a diciotto anni, in un talk show. Del suo libro: sarà vero? Si sarà veramente scopata tutta quella gente in quei modi fantasiosi? (Non saprei quanto fantasiosi, non avendo letto il libro. Ma a giudicare dal clamore, devono essere abbastanza fantasiosi, o quantomeno, venire incontro a un certo tipo di immaginario maschile.)
Lo dico di nuovo, non ho letto Cento colpi di spazzola (prima di andare a dormire), anche se trovo quantomeno geniale l'accostamento fra un rituale da signorina ottocentesca, che suggerisce innocenza e castità, e il contenuto, a quanto pare piuttosto esplicito, del... libro? romanzo? diario? È anche di questo che si discute. I lettori di Macchianera si domandano, quanto c'è di vero nel diario di Melissa, e se c'è del vero, chissà se la dà veramente così alla spicciola, e se mi metto in coda dite che prima o poi viene anche il mio turno? "Ve la scopereste?" domanda Stalker.
Avrei risposto lì, ma so che il padrone di casa non ama la forumizzazione dei suoi commenti. Ragion per cui rispondo qui. No, Stalker, non me la scoperei perché è a) femmina, b) una bambina (per quanto scafata), c) non vera. Non riesco a percepire onestà nel personaggio che è stato costruito intorno a Melissa P., a partire dal cognome tronco, che adesso che è maggiorenne potrebbe anche essere usato per esteso, ma guardacaso, l'iniziale puntata fa tanto più ragazza perduta, è più misteriosa, echeggia la dissolutezza della celeberrima Christiana F.
E no, non sono nemmeno invidiosa del suo essere già così in grado di dialogare a diciotto anni. Mi basta essere in grado di dialogare a trentuno, di quello che ero a diciotto anni non mi importa più perché non ho diciotto anni. E non mi importa assolutamente di sapere se ha raccontato della sua vita sessuale o di quella di qualcun altro: a parte il fatto che fare narrativa raccontando i fatti propri mi sembra segnali un infarto dell'immaginazione, e che dal mio punto di vista (cioè di una che i fatti suoi in un romanzo non è mai riuscita a raccontarli perché si annoia, sapendo già come va a finire) sarebbe molto ma molto più interessante sapere che lei non ha vissuto la débaucherie che racconta, ma che l'ha concepita interamente nella sua testa, dico che lo scrittore non va mai e poi mai confuso con il narratore del testo. Sarebbe come dire che Nabokov era un pedofilo, Bret Easton Ellis un serial killer, Chuck Palahniuk l'unico sopravvissuto di un culto cristiano fondamentalista i cui membri si sono suicidati in massa, e Pierre Choderlos de Laclos una marchesa amorale, un visconte seduttore, una fanciullina innocente e perversa e una donna tratta in inganno dall'amore.
Lo scrittore racconta se stesso distillando le esperienze proprie e degli altri e usandole per riprodurre emozioni plausibili. Jeannette Winterson ha usato la sua infanzia e adolescenza come base per un romanzo di una bellezza incomparabile, Oranges Are Not the Only Fruit. Il materiale di partenza era già succoso: adottata, cresciuta da una famiglia di cristiani pentecostali di fanatica devozione, si scopre lesbica e viene estromessa dalla comunità. Raccontata alla brutta, sarebbe stata un'autobiografia interessante. Quello che fa grande Jeannette Winterson è il fatto di trascendere la confessione, prendere la sua vita e farne gioco, invenzione, trasporto, fantasia. Questo è genio: usare le proprie esperienze come materiale grezzo per inventare storie che parlino a tutti.
Domandarsi se Melissa P. sia davvero una torbida donna di piacere dentro il corpo di una ragazzina è innanzitutto svilire il suo libro, degradandolo a cronaca. Domandarsi se sia "tutto vero" prima ancora di domandarsi se il libro regali delle emozioni (che non siano un'erezione), se la storia sia leggibile con il piacere di scoprire un percorso di crescita con la protagonista, se una volta chiuso il libro rimanga il retrogusto delle parole e siano nati pensieri nuovi, mai avuti prima, significa dare importanza solo alla sessualità di chi lo ha scritto.
Avrei preferito che Melissa P. fosse davvero Giuseppe Genna. L'avrei perfino letto, il libro. Per vedere se la femminilità raccontata da un uomo mi sarebbe sembrata plausibile o meno, e per capire come un uomo può immaginare l'essere donna. (A Peter Hoeg, l'autore di Il senso di Smilla per la neve, per esempio, l'operazione non è riuscita.) Ma mi rifiuto di bermi il solito bicchierone di fenomeno. Se Melissa P. dovesse un giorno smettere di interpretare il film della sua vita e riuscisse a mettersi da parte per ascoltare dei personaggi, e raccontarne la vita sessuale con franchezza e verità, forse aprirò un suo libro.
Fino ad allora, scusate ma ho The Corrections e Middlesex da finire.
Scritto da Giulia |
00:09 |
venerdì, gennaio 23, 2004
Pensierino (-ino)
Prima The Tide is High. Poi Be With You. Adesso Ladies' Night.
Fra un po' ci troviamo le Atomic Kitten a suonare da Spetic, con i Tribute to Freddy Mercury e i Makako Jump.
Scritto da Giulia |
22:16 |
Scritto da Giulia |
14:24 |
Nu metal for dummies
Mercoledì sera, negli studi di emtivì, e più precisamente nella piccionaia dei giornalisti, sembrava di stare a una riunione di vecchietti del Muppet Show. Posto che dei suddetti vecchietti ce ne fossero più di due. "Ma il dj che ci sta a fare?" "Non vedi i dreadlocks? Fa pubblicità al suo parrucchiere." "Quante canzoni prima che il tipo si tolga la maglietta, secondo te?" "Dovrebbe?" "Nei video se la toglie sempre."
Si può affermare con una certa tranquillità che gli Incubus non siano proprio il Gruppo Preferito dagli Over-25. Musicalmente abbastanza competenti (al mio orecchio, che ammetto non essere allenato, non sono arrivate grosse sbavature; un musicista più preparato potrebbe contraddirmi), peccano alquanto di mancanza di fantasia, e si perdono volentieri in pippe al limite della psichedelia che insomma, mi dicono che adesso abbiamo i Mars Volta per quello, se ne può anche fare a meno.
Gli Incubus sono facili da vendere perché hanno questo cantante bello in un modo imbarazzante (benché, per i miei modesti gusti personali, un pochino troppo secco, senza culo e con le braccia a stecchino), il bassista allampanato con cappellino di lana e barba niumètal (vale a dire un tappetino di peli dal mento al collo), il chitarrista con un gran afro di capelli però biondicci, il batterista nerd e il dj che, appunto, non s'è capito cosa ci stia a fare per nove pezzi su dieci, a parte in Are You In? dove fa lo scratch.
Gli Incubus piacciono alla generazione di emtivì, che per questioni di ormoni (ambosessi, fate la matematica del caso) ama il niumètal e i dintorni del suddetto. A noi, che abbiamo passato la fase di popolarità del metal-metal e dei dintorni del suddetto, paiono giusto un po' superflui. L'ultimo singolo non è male (ha una melodia che va da qualche parte), e Are You In? è piacevolmente rilassato. Il resto, buh. Vabbè. OK. Musica con cui fare qualcos'altro. Musica che soddisferebbe la misantropia del personaggio di Lullaby, musica per silenziofobi. Non buona, non cattiva. Musica.
Fare il vecchietto del Muppet Show, comunque, è molto divertente. "Ma quanto dura 'sto pezzo?" "Aspetta che ascolto, e faccio la persona seria." "Posso copiarmi il tuo post di dopodomani e cambiare le virgole?" (Adesso non puoi più, t'ho sputtanato...)
Ad-lib to fade.
Scritto da Giulia |
14:06 |
martedì, gennaio 20, 2004
L'arte della fotografia casuale
Nell'ultimo anno ho scoperto una cosa. Mi piace fotografare la gente. I mezzi a mia disposizione sono a dir poco rudimentali (Aiptek Smartcam da supermercato, senza messa a fuoco, senza preview, senza niente). La tecnica consiste in: puntare, scattare. Puntare, scattare. A tradimento. A cacchio. Quando la gente non guarda. O anche quando guarda e si chiede che faccia avrà nella foto. Senza far troppo caso a bazzecole come luce o angolatura. Puntare, scattare, puntare, scattare, e sperare che nel frattempo la macchina fotografica non si sia spenta da sola o incantata (succede).
Poi vado a casa, scarico, e rido.
Devo possedere una discreta dose di fortuna, oppure mi scelgo bene i soggetti, però ho accumulato una gran quantità di foto di facce, sorrisi, espressioni sorprese, imbarazzate, contente, sbronze: fotografo scarpe, torte, bottiglie, tutto quello che mi passa davanti e mi piace. Giro con la macchina fotografica nella borsetta tutto il tempo, o quasi - da quando ho scoperto che fa anche da webcam ne approfitto per terrorizzare gli amici con l'orrida visione del mio faccione post-ufficio - e in alcuni casi ho estorto a soggetti riluttanti immagini che poi hanno gradito. Ho i testimoni, ma forse dovrei dire i testimonial.
Mal che vada, sto accumulando un archivio delle persone che incontro. Se dovessi diventare vecchia e nostalgica, potrei stampare tutte queste immagini e farne un collage da appendere alla parete. E sopra, scriverci in grande, su un foglio, con un pennarello: Vi ho voluto bene.
Nel frattempo, avendo sottratto la videocamera ai miei, penso che mi darò brevemente al filmmaking. Tanto per vedere se la tecnica del "puntare, riprendere" è applicabile anche lì.
Scritto da Giulia |
13:39 |
lunedì, gennaio 19, 2004
Zot
"Hai visto il Riformista di oggi? Non lo compro sennò gli raddoppio la tiratura."
(Dall'intervista a Marco Travaglio uscita sul Barbiere della Sera.)
Scritto da Giulia |
13:41 |
Memento
... sore', ricordati il patto. Io sono Athena, tu sei Artemis. Io sono Lakshmi, tu sei Kali. Siamo Isis, Ceridwen, e Willow nell'ultimo episodio di Buffy The Vampire Slayer.
Scritto da Giulia |
13:29 |
The Inner Bitch (applicazione pratica)
Da qualche parte dentro di me c'è una Stronza che lotta per venire fuori. Di solito la tengo sedata con larghe dosi di buonsenso, maturità e cioccolata: poi a un certo punto che magari ho un po' sonno, sono stanca o triste o angosciata dall'imminenza di qualcosa di sgradevole, la Stronza mette fuori la testa e dice qualcosa di maligno. Per poi tornarsene subito a dormire tranquilla, lasciandomi a fare i conti con quello che mi è appena uscito dalla bocca.
Scritto da Giulia |
13:28 |
venerdì, gennaio 16, 2004
Scritto da Giulia |
20:33 |
giovedì, gennaio 15, 2004
Fenomenologia della Stronza
So che avevo promesso un Manuale di Difesa dalla Fidanzata: ma seguitemi pazientemente e capirete che tutto quanto segue è propedeutico alla comprensione delle azioni della Fidanzata, ed alla conseguente elaborazione di una strategia di difesa da questo temibile essere.
Gli uomini in generale, quando sono stronzi, lo sono in modo molto blasé. Non fermandosi a calcolare le conseguenze delle loro azioni, agiscono in maniera casuale, a volte causando danni, convinti che un "mi dispiace" finale risolva tutto. (Ovviamente, Signori Maschietti, no.) Più che stronzi, gli uomini spesso sono pirla. Questo all'atto pratico non cambia niente, ma tenute conto delle intenzioni si può formulare un'ipotesi di attenuante.
La stronzaggine delle donne è, al contrario, mirata sempre e soltanto ad ottenere uno scopo. Una donna stronza non fa niente senza avere pianificato attentamente il rapporto costi/benefici dell'azione successivamente intrapresa. Questo non ha nulla a che vedere con l'intelligenza. Una Stronza intelligente farà cose stronze che portino un vantaggio a qualcuno (generalmente, a lei). Una Stronza stupida farà cose stronze sopravvalutando o sottovalutando l'impatto delle scelte intraprese; di conseguenza, può essere del tutto inefficace, provocare danni solo a se stessa o, nella peggiore delle ipotesi, causare disastri irreparabili solo per un capriccio. Come quelle, per esempio, che telefonano alla moglie dell'amante per rivelare la relazione, salvo poi scaricare il fedifrago dopo un mese perché si sono stufate.
La Stronza mette in atto il suo pieno potenziale distruttivo soprattutto nei confronti delle altre donne, senza discriminazioni fra Buone e Stronze, mirando però con più gusto a quelle che possiedono caratteristiche in cui loro difettano. Dando per assodato un certo grado di competitività naturale fra femmine della specie, la Stronza è all'estremo negativo dello spettro. In pratica è il Rumsfeld della caccia al maschio. È capace di qualsiasi colpo basso, vaccata, malignità e cattiveria pur di ottenere quello che vuole. Un esempio letterario straordinariamente aderente al vero è quello di Rebecca, rivale di Bridget Jones in The Edge of Reason.
La Stronza non si limita naturalmente a sabotare le eventuali concorrenti nella grande gara per l'aggiudicamento del maschio. La Stronza esercita il suo dominio anche sugli amici più cari, criticando in modo subdolo e del tutto ingiustificato i loro partner, gli amici dei loro partner, e più spesso che no anche gli amici stessi. Il messaggio comunicato da quest'ultima pratica è: se non ci fossi io, non ti cagherebbe nessuno, basta vedere chi sono le persone che hanno voglia di starti vicino.
Difendersi dalla Stronza è relativamente semplice: basta isolarla. Una donna stronza può danneggiare gli altri solo se viene messa nelle condizioni di nuocere, vale a dire quando si trova circondata da una solida tribù e da una rete di supporto umano che le permette di agire indisturbata. Abbandonata da sola con le poche amiche che ha (in generale ancelle succubi con grossi problemi di autostima), la Stronza soccombe. Vedasi in proposito la sorte toccata all'archetipo della stronza creato nel '700 da Pierre Choderlos de Laclos per Le relazioni pericolose, vale a dire la Marchesa di Merteuil.
Gli uomini hanno più facilità a difendersi dalle stronze. Suggerisco loro di usare in pieno il proprio potenziale. La Stronza teme infatti solo una cosa, vale a dire di restare sola, senza corteggiatori, amanti e cicisbei pronti a pompare la sua autostima. La cosa peggiore che potete farle è ignorarla. Non reagite alle sue cattiverie. Se non vi chiama o vi maltratta tenendovi sulla corda, fatevi vedere in giro con un'altra. Se dice "non so se sono pronta ad avere una storia con te", rispondete "benissimo, allora se ti sposti un po' mando avanti la fila". Se frigna "io ti amo, ma tu non mi dai la sicurezza di cui ho bisogno" replicate senza battere ciglio "beh, poi essere sicura che da questo momento non mi vedi più". E poi andatevene.
Richiudendo delicatamente la porta alle vostre spalle, con un bel sorriso sollevato.
Scritto da Giulia |
14:10 |
mercoledì, gennaio 14, 2004
Target du jour
Oggi (a seconda di quand'è il vostro oggi) vorrei portare la vostra attenzione su un esemplare umano particolarmente diffuso, straordinariamente seccante e del tutto impossibile da debellare.
Trattasi della Fidanzata.
La Fidanzata con la "f" maiuscola non è equivalente alla fidanzata con la "f" minuscola. Se per la seconda essere fidanzata è una circostanza incidentale (nel frattempo riesce ad essere anche amica, figlia, sorella, cantante rock, scrittrice, commessa, se stessa), per la Fidanzata essere Fidanzata è un lavoro a tempo pieno. Essa è Fidanzata sempre e in ogni momento della sua giornata. Vive in funzione del corrispondente fidanzato, che a sua volta può avere la maiuscola oppure essere un uomo infelice alla mercé dell'essere che si è scelto come compagna.
Se infatti è vero che la Fidanzata vive in funzione del partner, è anche vero che essa pretende dal partner uguale e totalizzante devozione. Esercita il suo controllo su ogni area della vita dell'uomo che ha accanto, censurandone amici, vestiario e hobby. La Fidanzata pratica in maniera massiccia l'ottimizzazione del maschio, attività in cui erano esperte le nostre nonne, spesso sposate con il primo fidanzato e dedite per il resto della loro vita all'addestramento del coniuge.
La Fidanzata non ha interessi o hobby suoi privati, da svolgere in assenza del partner. Non ne avrebbe il tempo (l'attività di ritagliare un uomo come una figurina di carta richiede tempo, costanza e continua, vigile attenzione). Essa si lascia coinvolgere di volta in volta negli interessi del suo uomo, arrivando a cambiare radicalmente look e gusti pur di adeguarsi alle circostanze. Se è fidanzata con un fighetto, indosserà cardigan e scarpe con il tacco basso e si farà le mèches. Se è fidanzata con un punk, si tingerà la frangetta di rosso fulminante e vestirà solo con abiti smessi e magliette due taglie più piccole di quello che le serve. Se è fidanzata con un no-global, venderà i libri non aderenti al pensiero politico del fidanzato, e leggerà solo Naomi Klein. E via dicendo.
La Fidanzata non tollera la presenza di altre donne nella vita del fidanzato. Questo tipo di possessività può manifestarsi in molti modi. Se è furba, la Fidanzata non attaccherà direttamente quelle che percepisce come potenziali concorrenti. Il sabotaggio dei rapporti fra il fidanzato ed eventuali amiche pre-esistenti o di nuovo conio passerà attraverso micro-frasi, insinuazioni, frecciate e musi prolungati (in caso il malcapitato si ostinasse a frequentarle, o anche solo a rivolger loro la parola in pubblico). La Fidanzata può fare delle deroghe per esseri di sesso femminile coinvolti in relazioni sentimentali di pari serietà e portata (vale a dire altre Fidanzate), ma in nessun caso ammetterà la presenza di donne single nelle vicinanze del suo amato bene. Se invece è meno furba e più terrorista, lancerà scenate apocalittiche ad ogni piè sospinto. Strategia efficace però solo con il genere di uomo che ama litigare ferocemente e lanciare piatti e altre suppellettili, ed è in generale altrettanto geloso; oppure con uomini molto miti, che le Fidanzate tengono in stato di sudditanza psicologica.
I vantaggi della Fidanzata sono pochi, ma sostanziosi. Dato che passa tutto il suo tempo con il partner, questo non ha mai occasione di sentirsi solo o trascurato. Siccome la Fidanzata non ha una vita o pensieri autonomi (che non siano "grrr! Brutta baldracca, giù le mani!"), essa è addestrabile a piacimento: può essere coinvolta in qualsiasi attività e portata a qualsiasi evento. Allenata com'è a compiacere, si comporta impeccabilmente in situazioni pubbliche di alto profilo, sorridendo quando richiesto, ed evitando di iniziare conversazioni di concetto con gli uomini presenti. Al massimo, si può riunire in un crocchio con altre donne, a sparlare delle assenti o a discutere di come arrederanno la casa, del nome da dare ad eventuali figli o di palestra o moda. Se graziosa, essa è la compagna ideale per il tipo di uomo iscritto al Rotary's o al Lion's Club, dove le ladies sono ammesse solo alle cene di gala.
Che cosa succede se la Fidanzata non è più Fidanzata? Capita, a volte, che il fidanzato corrispondente si rompa le palle di lei, o ne incontri una di un modello più recente (e altrettanto rompicoglioni). In questo caso l'ex Fidanzata, dopo avere smaltito l'onta, si rifidanza immediatamente. Capita più spesso, però, che la Fidanzata percepisca la situazione di pericolo, e provveda immediatamente a rimbalzare da un fidanzato all'altro, magari rubandone uno già lungamente testato da un'amica o da una conoscente.
Che fare se un vostro amico si imbatte in una Fidanzata? Lasciate stare. Ogni vostro tentativo di salvataggio cadrà nel vuoto. La Fidanzata possiede poteri di persuasione che voi non avete, nemmeno se siete l'amico o l'amica più cari. Lasciate perdere e abbozzate, è una lotta impari. Prima o poi, se il vostro amico è dotato di sufficiente intelligenza e autonomia di pensiero, la Fidanzata si sentirà insicura e lo abbandonerà per qualcuno di più ottuso e duttile, con il quale procedere alla riproduzione della specie, all'arredamento di una casa e all'allestimento di una vita di solitudine e impoverimento emotivo.
Per sempre.
(Nella prossima puntata: come difendersi dalla Fidanzata.)
Scritto da Giulia |
13:35 |
martedì, gennaio 13, 2004
La Giulia consiglia (Era un po', eh?)
Tanto per riprenderci dalla sbornia revolucionaria del post qui sotto, vi segnalo un paio di blog che ho preso gusto a leggere. Uno appartiene a Trentamarlboro, approdato qui dal ciberspazio, e uomo di grandissimo spirito. L'altro non è una scoperta mia, ma di Delio, che però adotto volentieri: si tratta di Pulsatilla, la donna-pianta, un essere imperscrutabile e affascinante.
Visitateli mentre mi faccio venire in mente con cosa rompervi i maroni domani.
Scritto da Giulia |
21:11 |
lunedì, gennaio 12, 2004
La Loggia Nera della blogosfera
Chissà perché, ma quando si parla di blog sui giornali nazionali, alla fine si cade sempre sulle ragazzine impuberi o appena pubescenti o insomma con ancora tutti i denti che usano la piattaforma di Splinder o Blogger o Virgilio o quello che è per tenere un diario in cui registrano le minuzie delle loro vite.
Non sto a mettere il link all'articolo perché i non molto astratti furori della Cate, il sommo Personalità Confusa e molti altri l'hanno già additato alla nostra attenzione. E anche perché non dice niente che noi, che i blog li facciamo e li leggiamo, non sapessimo già. Sì, su Splinder siamo più di trentamila. Verosimilmente, migliaia di adorabili ninfette con i calzettini alla caviglia e le mutandine con un orsacchiotto stampato proprio dove inizia la curva dei glutei raccontano le loro cose di tutti i giorni su un blog. Che magari ha lo stesso template di quello che state leggendo ora.
Scusate, ho rovinato la fantasia pedofila.
Chissà perché i giornalisti non si occupano mai, ad esempio, delle orde di ragazzini (a volte ben oltre la trentina) che infestano le message board di tutta Italia? Beh, provate voi a vendere un giornale mettendoci la foto di un diciottenne brufoloso in compagnia della sua collezione di 12".
Il fatto è che, sempre per noi che i blog li facciamo e li leggiamo, il blog finisce per diventare un po' un mondo a parte, parallelo a quello reale e più spesso che no intersecato con esso, e meno male, perché nella vita è essenziale annusarsi. Ma guardiamoci in faccia, ragazzi, siamo come la Yakuza. Un mondo sommerso con regole e gerarchie. Ci manca solo un rito di mutilazione come l'amputazione del mignolo per essere una società segreta a pieno titolo. Da dentro il nostro mondo parallelo, sappiamo che i blog possono essere molte cose. Diario, sì, ma anche salotto, satira, immagine, cultura, cattiveria, sesso, fantasia. La base (foglio bianco) può essere reinterpretata in molti modi diversi. Ma soprattutto, il blog è comunità, è stare insieme, è incontrarsi appena si può, è scambiare opinioni e piacevolezze o insulti, è fare amicizia o mandarsi affanculo. Da qui dentro, sembra quello che è, un mondo vero, fatto di gente vera, con numeri di telefono e caselle di posta.
Da qui dentro, sembra impossibile che non ci vedano. Che non sappiano di noi. È come guardare il mondo da dietro un vetro a specchio, vedere senza essere visti. Noi viviamo nel mondo dei giornalisti di Repubblica e ne conosciamo le regole, ma i giornalisti di Repubblica cosa sanno di noi?
Niente.
Entrano in Splinder per la prima volta su commissione del caporedattore, frugano un po', non leggono i commenti, non seguono la rete di collegamenti che porta da un blog all'altro, non sanno cosa sia una blogstar e non gliene frega niente (non che abbiano torto, ma capite cosa intendo), non sanno come funziona qui dentro, non si accorgono di come un post possa echeggiare in cento altri, non sanno chi siano i trend-setter, i trend-follower e i trendmenefreghisti della blogopalla, gli amati e gli odiati, i buoni e i cattivi.
Ma sanno benissimo che con le ragazzine e le loro mutandine qualche copia in più la si vende sempre.
(Si ringrazia il Sommo per lo spunto e il dibattito. This is a call to arms. Andiamo avanti così e gli facciamo credere che siamo una banda di mentecatti il cui maggior piacere risiede nel parlare da soli?)
Scritto da Giulia |
22:56 |
domenica, gennaio 11, 2004
Non-esempio
Ieri sera ho visto Fabio, e voi no. Gne gne gne gne gne.
Ho visto anche l'interno di uno di quei locali da ballo nascosti nelle zone industriali di qualsiasi provincia italiana, con la relativa popolazione di fighette, quasi-fighette, ragazze che reinterpretano il kilt esattamente come se fosse ancora il 1985 e non il 2003 (portandolo quindi con beneducatissime calze quaranta denari, sobri stivaletti alla caviglia con tacco, maglietta accollata e cardigan: un applauso), fighetti, sfigati (non c'è territorio intermedio), e gente la cui idea di abbordaggio di una donna sola è mandare in avanscoperta un amico.
Come alle medie. Non sto scherzando.
Dico, hai cosa, ventisei anni, ventisette, anche se ne dimostri di più per via del taglio alla Ridge Forrester e la camicia infilata nei jeans? E cosa fai, mandi avanti gli amici, per giunta sbronzi, che biascicano le parole? "Il mio amico ti vorrebbe parlaaaare ma è un timidooooneeee." "Di' al tuo amico che venga a parlarmi, allora." "Ma è un timidooooneee." "E quindi manda in avanscoperta te? Non aggravare la sua posizione." "Ma a te piacerebbe uno così?" "Non se non ha le palle di venirmi a parlare di persona." (ad lib sul tema per cinque minuti, poi il "timidooooneeee" si avvicina, e c'ha una faccia da lesso. Presentazioni.) "Sai, io gioco a calcio. Vivo a Cremona." "Sei in trasferta, allora?" "No, sono di Udine." (Ah, vabbè.) "Tu di dove sei?" "Vivo a Trieste." "E che cazzo fai a Udine?" (Detto come se Udine e Trieste distassero otto giorni di viaggio a dorso di mulo.) "Ho degli amici qui." "Aaaaah." (Silenzio.) "Tu il calcio non lo segui, vero?" "No, mi dispiace. Seguo solo la Formula 1." "Io le moto." "Non le seguo." (La cosa drammatica è che di facce conosciute, nel locale, sono rimasti solo i due dj Scuola Furano. Nessuno che mi possa soccorrere.) "Vabbè, vado a vedere se trovo dei miei amici." "Sì, ciao."
Mi è quasi dispiaciuto, mica no. Poverino. Tutto quel coraggio sprecato per venire a parlare con una delle poche che quando lui dice "gioco a calcio a Cremona" non si immaginano subito novella Canalis al braccio del futuro Bobo Vieri.
Scritto da Giulia |
14:05 |
venerdì, gennaio 09, 2004
Ma no, ma basta
Dovei uscire ma mi fanno male gli occhi, così me ne sto qui con gli occhiali sul naso ad ascoltare in loop By Your Side fatta dai Beachwood Sparks (che quei cretini di NME Radio lo scrivevano "Beechwood", che ha senso perché è un legno lo stesso, e io ci sono cascata). Terza volta adesso. Non riesco a smettere. Non riesco a smettere. È la canzone che annulla tutto. Ed è pure una cover. Chi ha detto che le cover non sono belle come l'originale? Questa è meglio.
Qualcuno che ti apre la mano e ti conta le dita una per una con la punta dell'indice, ecco cos'è questo pezzo. Ti puoi solo rannicchiare sulla sedia e tirare su i piedi e dondolarti contro lo schienale della sedia, se hai la sedia ergonomica con lo schienale che dondola. Ma una sedia a dondolo di vimini sarebbe meglio. Davanti al fuoco, magari: perché si può stare soli e perfettamente felici e comodi.
Adesso posto questo, poi la metto per la quarta volta, poi esco.
Scritto da Giulia |
23:11 |
giovedì, gennaio 08, 2004
Grandi rivelazioni
Vi ricordate Crudelia? Forse sì. La Grande Flagellatrice della blogosfera prima che ne fiorissero decine di pallide imitazioni. Poi ha un po' perso lo smalto, ma era divertente. Bene, pare che la signorina abbia deciso di rivelare la sua vera identità. Crudelia, siore e siori, commentatori e troll, non è altri che il suo bersaglio preferito.
Questo però non è possibile. Dal 29 dicembre 2003, sappiamo tutti che Selvaggia è Shoegazer.
(Ma cosa si inventa la gente...)
Scritto da Giulia |
19:40 |
mercoledì, gennaio 07, 2004
Cose che ho imparato negli scout
Decifrare l'alfabeto Morse La mia squadriglia era sempre la prima a partire, perché io sapevo il Morse a memoria, e quando i nostri capi trasmettevano la meta di destinazione delle uscite sventolando le bandierine, io leggevo il messaggio al volo senza guardare il decifratore. Eravamo anche gli ultimi ad arrivare, però, perché non ho senso dell'orientamento e non so usare la bussola: e siccome ero il caposquadriglia, ci perdevamo sempre.
Fare i nodi Sembra una cazzata, ma so fare un nodo piano. È un nodo facile, fatto di due nodi uno dietro l'altro: per farlo funzionare, bisogna però invertire il senso di corrente e dormiente (i due capi dello spago, per capirci). In quel modo il nodo non cede. Vi garantisco che anche questa è una cosa che serve tantissimo.
Cucinare Alberto e io siamo stati inseparabili dai quattordici ai diciannove anni. Abbiamo fatto tutto insieme. Lo coprivo quando aveva le prime morose e la mamma non doveva saperlo. Lui, e non la mamma o la nonna o le zie, mi ha insegnato a cucinare. Facevamo esperimenti di extreme cooking, dato che ci trovavamo sempre a mettere pentole su stufe di ghisa alimentate a carbone, a combattere contro le invasioni di lumache nella cucina della tenda, ad escogitare nuovi modi per evitare che le cibarie andassero a male in dispensa, e sapevamo fare cose fantastiche con poco o niente.
Il valore del silenzio In un gruppo di coetanei molto chiuso all'interno di un paese piccolo, qualsiasi cosa tu dica può essere usata contro di te. Dai miei compagni (definirli amici sarebbe esagerato) ho imparato a non dare a nessuno la possibilità di conoscere i miei veri sentimenti. Sono diventata reticente e anche bugiarda, se necessario. Pronta a tutto pur di occultare le prove. Anche gli indizi. Non lo saprete mai. Né il bene, né il male, ma soprattutto il bene. Se non siete in grando di leggermelo negli occhi, se non lo sapete apprezzare, non ne siete degni e non avrete niente da me.
Non fidarti di nessuno Fratellanza? Rispetto? Accettazione? Tolleranza? Un paio di palle. Dieci adolescenti costretti a frequentarsi dall'assenza di alternative, a corteggiarsi gli uni gli altri per puro impulso ormonale e ad operare la selezione sugli esemplari meno desiderabili covano tensioni, cattiverie, malignità e crudeltà in quantità sufficiente a causare fenomeni di fissione atomica. Che fai allora? Se sei una delle corteggiate, vai con l'onda. E se invece sei uno degli esemplari meno desiderabili, stai con le spalle al muro e impari anche a colpire per prima, se necessario.
Scoutismo: una scuola di vita.
Scritto da Giulia |
21:57 |
Come back, Bernard, all is forgiven
Si sono visti, dicono. Sono usciti a cena (menu indiano) e poi si sono fatti una birra al pub. Parlavano fitto fitto fra di loro. "Non ti è andata tanto bene, senza di me." "Beh, neanche a te." "No, infatti. Però dai, nel male poteva andarci peggio, almeno abbiamo ancora tutti i capelli." "Sì, e tu non sei diventato un bue obeso. Stai invecchiando bene, Brett." "Anche tu. Il taglio di capelli a fungo però non ti donava." "Sei il solito stronzo. Paga il prossimo giro."
I Pixies si sono riuniti, dopotutto. Miracles do happen.
Scritto da Giulia |
17:30 |
martedì, gennaio 06, 2004
Arredatrici del ghetto
Il programma si chiama "Punto Donna", e va in onda dopo il telegiornale di mezza giornata di RaiTre. Non l'avevo mai visto prima, e non so se sia una rubrica fissa, o se invece questa mezz'oretta di "cultura al femminile" sia un una tantum del palinsesto della televisione nazionale, per il resto interamente devota al benessere del cervello maschile (calcio, tette, culi, altro calcio; e quello che vale la pena di vedere sbattuto in seconda o terza serata).
Le caratteristiche distintive di qualsiasi prodotto esplicitamente diretto alle donne sono sempre le stesse: garbata superficialità, servizi ridotti al minimo, interviste di poche battute, e inviti a condividere le proprie storie e le "iniziative positive". Il mondo delle donne visto dagli uomini, e perpetuato dalle donne stesse attraverso i periodici femminili. Nel viaggio di andata verso Roma mi sono letta Glamour: è in tutto il secondo numero che compro, e solo perché mi sembra fra tutti il meno peggio, per assenza di snobismo se non per presenza di qualcos'altro.
Purtroppo "meno peggio" non significa "buono". In Italia mancano completamente giornali come l'ormai defunto e divertentissimo Sky Magazine, Select o The Face. Restano i femminili, appunto, se una proprio non ha voglia di infliggersi Panorama o L'Espresso, sulla cui qualità si potrebbe discutere, ma che almeno riescono a dedicare più di quattro pagine a un argomento senza temere che il lettore si distragga.
Sui femminili come Glamour, l'unico tipo di servizio che occupi più di quattro pagine è quello in cui una ragazzina spolpata, con la frangia lunga sugli occhi e i piedi che sembrano pinne attaccate a caviglie del diametro di una cannuccia, si espone alla corrente d'aria proveniente da un ventilatore, e guarda malmostosa dentro l'obiettivo di una macchina fotografica, vestita generalmente in modo assurdo con capi d'abbigliamento che pendono tristemente sul suo scheletro.
Tutto il resto è lieta fuffa. Interviste ad attricette inglesi. Interviste ad "uomini dei sogni". Prontuari di consigli su libri, dischi, film che vanno letti/ascoltati/visti, con al massimo tre righe di motivazione che, più spesso che no, contengono gli aggettivi "romantico" o "mozzafiato". L'obbligatorio "angolo della solidarietà", in cui si fa appello all'istinto materno e all'orologio biologico disperato delle lettrici mostrando loro graziose foto di bimbi del Terzo Mondo da adottare a distanza, senza sporcarsi le mani con la merda, lavarsi di dosso rigurgitini e perdere il sonno per gli urli di una maternità fatta in casa.
Politica assente, a meno che una donna non sia candidata a qualche carica importante. E allora vai di intervista che ne mette in risalto la femminilità e il fascino, come se si trattasse di vagliarne l'idoneità a un concorso di bellezza, e non la capacità di amministrare la cosa pubblica.
L'intelligenza viene barattata con la furbizia, con i dieci modi per farlo impazzire a letto, per farsi sposare, per mollarlo, per sedurlo, che poi si riducono a uno solo, lusingarne l'ego e fare attenzione a non dare mostra di possedere cultura, autonomia di pensiero, sicurezza, talento, personalità, non è mica difficile, sono tutte cose che per leggersi un femminile non servono.
Tutto è ovattato, patinato, bello, anche le foto delle donne yemenite che guardano il mondo da uno spiraglio nel nero, anche i bambini vietnamiti nati deformi e pertanto fotografati in bianco e nero, così le deformità si stemperano. Niente sangue, meno che mai quello mestruale che fa schifo. In una pagina si parla di essere "belle dentro", e nella successiva via con la dieta del minestrone, e due pagine più in là l'esempio della ragazzina con le pinne, e per quelle che proprio hanno già vinto la lotteria dei geni, un arsenale di cosmetici da fare paura.
Il mondo maschile viene lasciato fuori dalla porta, gli uomini sono guardati con tenera sufficienza, poveri cuccioli che non sanno fare, che hanno bisogno della nostra guida. Nessuna chiamata alle armi per le continue minacce al diritto di autodeterminazione, nessuna denuncia dell'assenza di sostegno alle madri nubili o anche a quelle sposate che lavorano (asili nido aziendali? Roba da svedesi), nessun tentativo di uscire dal ghetto infiocchettato, confortevole e ben arredato della "cultura femminile". Il femminismo guardato come un movimento di pazze radicali che vogliono uccidere gli uomini e instaurare il matriarcato, piuttosto che come il movimento che ci ha dato l'autonomia che diamo per scontata.
E noi liete rincoglionite continuiamo a staccare i campioncini di profumo e di rossetto dalle pagine, vivendo serene nell'incoscienza, invece di guardarci intorno, guardare le donne più anziane di noi, imparare da loro una femminilità diversa, con o senza fiocchi, ma che riesca ad andare oltre. Continuiamo a farci gli auguri per l'otto marzo e ad andare a vedere gli spogliarellisti, che quello sì è un atto di ribellione, cazzo.
Brave.
Scritto da Giulia |
13:46 |
lunedì, gennaio 05, 2004
Ma nessuno parla di 'sto Capodanno?
Mi sa che sono l'ultima rimasta, o quasi. Il problema è che ne ho combinate abbastanza da essere ricattabile per il resto dell'anno, quindi non posso raccontarvi chi ha vinto il Premio Alcolisti Anonimi ingollando tutto quanto di alcolico gli passasse davanti, o il Premio Nanni Moretti dormendo due ore in barba ai Chemical Brothers sparati a palla, il Premio "Perché Sul Blog Sembri Cattivo e Invece No?" il Premio DJ Confuso (Spirit in the Sky tre volte in una serata: manco nel 1985!), il Premio DJ Che Più Indie Non Si Può (istantanea scomparsa di tutti i festeggianti provenienti dalle altre sale), il Premio Glorioso Infortunio (ginocchio gonfio e dolorante con prognosi di quindici giorni causa ballo), e il Premio La Sera Leoni... (sonno comatoso e mal di testa per tutto il primo gennaio).
Vi metterei i link, ma ve l'ho detto: sono ricattabile.
Scritto da Giulia |
17:25 |
E poi
Oggi è il compleanno del Simo. Fare! Auguri! Subito!
Scritto da Giulia |
16:38 |
Arrivederci Roma
Anche questa volta ho puntato gli occhi sul libro che avevo deciso di leggere, e ho cercato di non pensarci. Per rendere il distacco meno doloroso, mi concentro sulle cose che mi aspettano nel nuovo anno. E non è bello trovarci il vuoto.
Lasciare Roma è sempre un po' traumatico, anche quando ci piove, anche quando fa freddissimo che sembra di stare in Norvegia, anche quando per beccare un locale aperto dove mangiare bisogna scarpinare per delle ore. È la combinazione di posto e gente che fa la città, di scenario urbano e qualità delle voci che senti in sottofondo. Per chi vive nell'estremo nord, in una lingua di terra tagliata fuori dal resto dell'Italia, Roma è una resurrezione, un alleluia, un momento di naso all'aria e sorriso infantile.
Non so come sarebbe la mia vita lì. Intendo la mia vita vera, con un lavoro, una routine, dei percorsi quotidiani, dei problemi da risolvere, l'irritazione del traffico, i prezzi spaventosi, le distanze enormi che metterebbero a dura prova la mia pigrizia. Fino ad oggi ci sono andata solo per diletto, e non so come ci vivrei. Forse sarei ugualmente infelice, o anche di più, perché non avrei più un posto dove fuggire, il Paese Magico in cui vado a nascondermi quando la vita nella città dei vecchi diventa insopportabile. Forse ne vedrei solo i difetti, e cercherei di fuggire in un altro posto.
Forse è venuta l'ora di scoprirlo.
Scritto da Giulia |
16:37 |
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