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giovedì, febbraio 26, 2004
 

Cielo, mio marito!
Polaroid, ovvero Radio Stranamore (if you believe it)

Tutta colpa di Loser: adesso che ha rivelato pubblicamente la nostra tresca, Valido non mi vuole più sposare. Dovrò dire addio alla cerimonia in bianco officiata da James Dean Bradfield, alle Shampoo come testimoni, al rinfresco a base di cibo messicano e fiumi di Cuba Libre.

È tutto finito, ed è colpa dei Polaroid, che insieme a Zazie e al Colas si sono resi complici, questa sera, dell'atroce misfatto. La mia volubilità rivelata in diretta radiofonica. E io qui, penitente e pentita, mi straccio le vesti (non quelle di Prada, però).

Ho ceduto. Lui mi prometteva mari e monti e io ho scelto il cattivo ragazzo. Non avrei dovuto. Valido, torna da me: prometto che non lo faccio più.

(sssìììì...? pronto?... ehilàààà... come va? non posso parlare, adesso... ci possiamo sentire dopo? sì, sì... bacini... anche io... anche tu a me... sì... sì, ciao...)

(Tutta una scusa per fare pubblicità ai Polaroid, che vanno in onda in streaming tutti i giovedì dalle 20.00 in poi, qui.)


Scritto da Giulia | 22:23 |


mercoledì, febbraio 25, 2004
 

Ero andata via e non me ne ero accorta

Donna Natalia torna alla carica. Natalia Aspesi, garbata giornalista, garbata signora, garbata consigliera degli innamorati infelici, stavolta è stata mandata a portare il suo indiscutibile garbo alle sfilate della moda milanese. E da lassù, fra una passerella e l'altra, lancia un proclama: "La donna torna intera: non è più solo un ombelico o due poppe, un inguine o due natiche, ma una creatura che ha diritto alla sua completezza e quindi alla sua complessità."

Ossignore, mi devo allarmare? Non mi ero accorta di essermi scomposta in così tanti pezzettini. Credevo che tutto sommato ombelico, poppe (quel che c'è), inguine e natiche e quant'altro fossero saldamente attaccati alla mia persona. Credevo che la mia completezza e (relativa) complessità fossero rimaste sempre con me, fedeli a me come la scassaballaggine, l'inventiva, la tenerezza, la comprensione, l'ansia, l'allegria, la preoccupazione. Non mi ero accorta che mi avessero tolto il diritto di essere intera. Non è che per caso l'avevo perso sugli scogli del campeggio naturista la scorsa estate? Guarda tu: una si distrae un attimo e perde la completezza. Mi deve essere caduta quando ho tirato fuori le tette. Meno male che me l'hanno ridata.

E chi è il gentile restitutore della mia completezza? Niente altri che Miuccia Prada. Me cojoni: allora ditelo. Con 'sti chiari di luna, di Prada non mi potrei permettere nemmeno un paio di lacci da scarpe. Figurarsi i vestiti che mi restituiscono la completezza.

"[...] se sino a ieri il pube femminile veniva mostrato gioiosamente in passerella da ilari stilisti spesso con poche affinità con quella curiosa e manchevole montagnola, oggi si trova di cattivo gusto far vedere anche solo un lampo di gola, un saettar di ginocchia [...]"
'Spetta 'spetta 'spetta, una cosa alla volta. Manchevole montagnola? Ah, suppongo che si riferisca al fatto che dalla montagnola in questione non penzola niente che possa interessare la media degli stilisti di moda. OK. Però questa del cattivo gusto del far vedere gola e ginocchia mi sembra un po' esagerato. Il mio armadio è pieno di minigonne. Abbia pietà. Prometto che cercherò di rimanere intera anche esibendo mezzo metro di coscia. Anche i miei amici che non gradiscono la montagnola trovano tuttavia gradevoli le gambe. Non solo le mie. Anche quelle delle altre.

"La moda si è stancata della sua soggezione all'imperio non solo televisivo della volgarità che vede le donne come carne da macello e bordello, e ha ripreso a fare il suo mestiere: non svestire, ma vestire le donne." Eh, sarebbe bello. Sig.ra Aspesi, ha guardato la tele ieri sera? Le donnine del Grande Fratello hanno dato scandalo baciandosi per le telecamere. A Mai Dire Domenica le Letteronze ci sono ancora: la Gialappa's le sfotte, ma mica le toglie. La moda si sarà anche stancata della donna seminuda, ma i telespettatori canonepaganti o canonevadenti esigono la loro dose di chiappa e tetta. A fare da spalla a Bisio a Zelig, dopotutto, mica ci hanno messo la Littizzetto o Anna Maria Barbera. O perfino la Cortellesi, che vivaddio a poppe si difende bene. E voglio vedere se la Incontrada la mandano in video coperta fino al collo e col trench, come la modella nella foto del Suo articolo.

"Non è solo per capriccio o necessità di business, né per improvviso mariagorettismo che la moda torna a coprire le donne, ma perché "sente", come sempre ha fatto, l'aria del tempo: e sa che il vento sta cambiando, che la sventatezza e la stupidità stanno perdendo terreno, in un bisogno generale di concretezza, di prudenza, di intelligenza." Ossignore, fatemi capire: se escono le tette se ne va anche il cervello? Ma perché non me l'avete detto prima? Ossignore. Chissà dove l'ho perso. Al campeggio. O nello studio fotografico di Mario. O in Croazia qualche anno fa, quando le poppe me le sono bruciate: stai a vedere che aveva ragione la Moda, era meglio se stavo coperta. Evabbè, ma quella volta là c'era ancora la moda della donna 'gnuda. Quest'anno in spiaggia ci vado col burqa, così sono veramente à la page.




Scritto da Giulia | 21:05 |


martedì, febbraio 24, 2004
 

Vincitori e vinti

Si porta molto, identificarsi nel perdente. Scegliersi un idolo nell'antieroe, nel marcio, nel dolorante. Se ne parlava tempo fa a proposito dei Nirvana, e Kurt Cobain è l'archetipo del perdente che una generazione ha eletto a portavoce delle sue incapacità: di vivere, di amare, di essere felice. Kurt Cobain era un perdente, ma aveva talento per la musica, e avrebbe potuto vincere se avesse voluto; ma chissà se lo avremmo amato lo stesso, allo stesso modo, con la stessa intensità. Kurt Cobain alla fine ha perso davvero: aveva già cominciato a perdere quando non è riuscito - forse non ha nemmeno provato - a scrollarsi di dosso la dipendenza dall'eroina. Ian Curtis ha perso quando si è appeso per il collo in casa sua. Game over. E chi rimane può scegliere se santificare o dimenticare.
Il perdente si può tenere sul cuore, il perdente è come te. Cobain, Curtis, Hendrix, Morrison, Wood, Staley, Hoon, tutti i morti suicidi o per droga della storia del rock possono essere cullati fra le braccia dei sogni. Lui mi avrebbe capito, io lo capisco, si bisbiglia fissando il poster sul muro, indossando la maglietta. Lui soffriva. Come me.

Il vincente, nell'iconografia contemporanea, è un odioso bastardo. Nessuno ti vuole, Capitan America, con i tuoi denti brillanti e la mascella squadrata. Noi vogliamo gli X-Men, le loro tare genetiche, e più sono infelici più li amiamo. Ci stringiamo intorno ai perdenti, ai beautiful losers, cercando di tenerli con noi: e se per caso loro cominciano a vincere, se superano i loro limiti e conquistano una fetta di felicità allora li abbandoniamo, li allontaniamo, li accusiamo di essersi venduti, di non essere più quelli di una volta. Quanto ci piaceva Thom Yorke quando piangeva al posto nostro di amori infelici e vite tristi. E quanto ci piace di meno, ora che non è più menestrello del nostro male, adesso che mobiles skwrking, mobiles chirping, take the money and run.

Il fatto è che il perdente è un personaggio, non una persona. La persona dietro al personaggio non ci appartiene. Non possiamo farla nostra, investirla della missione di farci sentire meno dispari rispetto al mondo, perché in qualche modo l'antieroe ti tradirà sempre: o diventando eroe, o precipitando negli abissi del suo fallimento, diventando vecchio e brutto, cedendo all'infelicità mentre noi cresciamo e scopriamo che vincere non è una cosa brutta, vincere è una cosa di tutti i giorni, una cosa che non rende abominevoli o insensibili o antipatici. Impariamo a vincere con grazia e ci rassegnamo a perdere sapendo che vinceremo ancora, e che le vittorie ex-aequo sono possibili, che nessuno rimane sul podio troppo a lungo, e che le vittorie, piccole, medie e grandi, bisogna dedicarle e condividerle e distribuirle.

Perché noi, anche se fino adesso abbiamo perso, possiamo ancora vincere: chi ha abbandonato il campo, non può più.


Scritto da Giulia | 21:09 |
 

Giochi innocenti...

I'm gonna fight 'em all...

 

 

 

 

 

 

 

E vualà: la Giulia in versione Lego, puro stile White Stripes.
(Grazie Ink.)


Scritto da Giulia | 13:39 |


lunedì, febbraio 23, 2004
 

Hai coccolato un amico oggi?T.a.L.T
Try a Little Tenderness: campagna per il ripristino della premura nelle relazioni umane

La premura è un sentimento sottovalutato. Ci si odia, ci si ama, ci si calpesta o ci si proietta reciprocamente verso le stelle, ma ci si prende sempre meno cura degli altri. La considerazione per i sentimenti altrui, il rispetto e la gentilezza sono virtù poco decantate. Un "favore" è fin troppo spesso un do ut des, qualcosa che si fa a buon rendere, per ottenere qualcosa. Non sto parlando di grandi gesti, di opere di autentico sacrificio o altruismo. Sto parlando di cose piccole. Di avvicinarsi alle persone con affetto. Di assistere, incoraggiare, ascoltare, proteggere, e se serve prendere con dolcezza a calci nel sedere.

Sto parlando di pazienza, di presenza, di tempo dedicato agli altri. Di cura e attenzione per le emozioni di quelli che ci stanno vicino.
Sto parlando di fare cose buone per le persone senza che loro lo sappiano. Di riportare le cose positive che vengono dette su di loro, solo per farle stare bene. Di essere generosi con i sentimenti, incanalando amore e considerazione nei nostri gesti.

Per questo vorrei lanciare una campagna. Una campagna a favore della coccola, della premura, della disponibilità e della tenerezza fra gli umani ambosessi.
Fai qualcosa per qualcuno a cui vuoi bene, oggi.

Trattiamo bene il vicino di casa. Diciamo a qualcuno che lo stimiamo. Lodiamo l'operato di un amico. Chiudiamo una faida. Amiamo un nemico.

(E se tutto ciò suona molto fricchettone e Gìsus Cràist Brodostar, eh, bòn.)

Disclaimer: no, non ho preso una botta in testa. Ruminavo 'sto post da una settimana.
Normal meanness will be restored soon.





Scritto da Giulia | 23:13 |
 

Altri tempi

Che bei momenti.

Una girella annoiata su Macchianera, clicca su un link e trova questa perla di fantagiornalismo.

Peccato che l'articolo sia vecchio, perché fare del tiro a segno sarebbe stato divertente. Delle cinque, erano in due a sapere far funzionare un PC. Avranno imparato, nel frattempo? Ci si augura di sì: fare la soubrette senza saper usare almeno Google è diventato proibitivo.

Scritto da Giulia | 20:59 |
 

E se lo dice lei

Margherita supera se stessa con uno spettacolare post sull'insegnamento della grammatica nelle scuole superiori. Applausi a scena aperta e obbligo di bookmark permanente per tutti quelli che fanno ampio uso di ortografia economica.

(Quanto a me, ci risentiamo stasera.)

Scritto da Giulia | 13:41 |


domenica, febbraio 22, 2004
 

Locusta selecta

Hai presente quando vai in un posto pensando di farti quattro salti, due chiacchiere e un bicchiere? E invece ti ritrovi ubriaca in mezzo a un gioioso vortice di gente che balla e ride e si abbraccia e saltella e canta?

Ecco, ieri sera è andata così.

Scritto da Giulia | 18:17 |


sabato, febbraio 21, 2004
 

Brrr

Il passato sembra il fantasma in quella foto taroccatissima che gira per la rete. Quella del turista che sorride in posa, ignaro della figura spettrale accanto a lui.
Lo stesso grado di irrealtà.
Vado sul blog di Pulsatilla e leggo questo.
E mi tornano su le domeniche pomeriggio in via Catullo:

"Puuuuu!"
"Cosa c'è, Pi?"
"Vieni a darmi un bacincek."

Lo specchio della vita che fu nelle coincidenze della melensaggine universale.
OK, adesso posso andare a vestirmi.







Scritto da Giulia | 17:49 |
 

A tutta Micros**t
(riempite gli asterischi con lettere a piacere)

Dall'ultimo Tanto per abbaiare:

"Internet. Molto pericoloso (per il governo) in Cina: nel senso che se è già difficile controllare i sudditi nelle città e nelle piazze, figuriamoci su una cosa così impalpabile come la rete. Così le autorità cinesi hanno deciso di metter su dei programmi per impedire l’accesso a un certo numero di siti web, quelli in cui sono in qualsiasi modo presenti le parole: Taiwan, libertà, democrazia, Tibet, diritti umani e dissidenti. Chi gliel’ha fatto questo bel programma? La Stalinsoft, la Gulagware, Polpot? No: gliel’ha venduto direttamente - denuncia Amnesty International - Microsoft. Immagino che nella release 2.0 (quella per il mercato occidentale) le keywords saranno “pacifista, sindacato, opposizione”."

Chiariamo una cosa. Ho usato un bel po' di browser, in questi giorni, e continuerò ad usarli; se il predefinito è ancora Explorer è perché è ancora, indiscutibilmente, il più usabile (a parte bachi come quello scoperto ieri, che non sono bachi da poco). Nel momento però in cui Mozilla e/o Opera o chiunque altro mi mettono fuori un browser come si deve, Explorer vola.

Ho anche deciso che questo sarà il mio ultimo PC. Il giorno che dovrò cambiare tutto, accendo un mutuo e passo al Mac.


Scritto da Giulia | 11:04 |


venerdì, febbraio 20, 2004
 

Sapevo io che bastava chiedere...

Un bacio a Malraed: pulendo la cache, tutto è tornato in ordine.

Nel frattempo, però ho scaricato e testato due browser alternativi. La Microsoft è avvisata.

Scritto da Giulia | 22:43 |
 

Brutto tempo, oggi, ma brutto brutto

Come tutti i meteoropatici, oggi ho le balle girate.

Mi sveglio, e nevica.
In più, tira bora.
Per terra c'è tutta una fanghiglia scivolosa, e per fortuna che ho riparato il buco nella suola degli anfibi con il mastice.

Scendo dall'autobus, vado verso l'ufficio, e sulla strada c'è sempre questo mendicante inginocchiato con il bicchiere di plastica in mano. Sempre nello stesso punto, sempre con gli occhi fissi sulla gente che passa. Solo che oggi fa freddissimo e lui trema, ma non si muove.

Penso che è un mondo di merda, come prima cosa.
Penso anche altre cose che probabilmente pensate anche voi, nello stesso ordine, quando passate davanti ai mendicanti per strada.
Penso che non faccio niente perché la gente non si trovi nelle condizioni di dover stare inginocchiata immobile all'angolo di una strada con un bicchiere in mano.
Penso che neanche a me avanzano i soldi, ma che più ne hai più si alzano le tue aspettative di vita, e che quindi se ne avessi di più vorrei più cose, e non mi basterebbero i soldi, e ne vorrei di più, e poi vorrei ancora più cose, e alla fine ci sarebbe sempre qualcuno inginocchiato per strada a fissarmi mentre vado a chiudermi in un ufficio per guadagnarmi i soldi che mi servono per comprarmi tutte queste cose.
Penso che privarmi di un po' di cose - poche - non risolverebbe il problema della povertà mondiale.
Penso che dovrei piuttosto cominciare a comprare le cose giuste.
A mettere i soldi dove potrebbero usarli in modo utile anche agli altri.
Penso che forse neanche questo risolverebbe molto.

Penso che queste cose le pensano tutti, mica solo io.
E in tanti forse si sentono frustrati.
E i mendicanti ci sono anche col sole.
Poi arrivo in ufficio, apro la posta, trovo il lavoro da fare oggi, e il senso di colpa un po' mi passa.

Fino a lunedì mattina.













Scritto da Giulia | 14:00 |


giovedì, febbraio 19, 2004
 
Terzo giro, terza corsa

Come ho spiegato qui, Explorer non mi carica più l'interfaccia di editing di Splinder.

E nemmeno Opera, in caso qualcuno volesse saperlo.

Sto quindi usando Mozilla. È una schifezza, devo scrivere il post in html e poi copiarlo e incollarlo, ma almeno adesso posso postare anche da casa.

Ecchissenefrega? No. Potrebbe capitare anche a voi.

Non sono l'ultima Microserva sul pianeta...
Scritto da Giulia | 23:09 |


mercoledì, febbraio 18, 2004
 

Chick lit
Ovvero: del perché Jane Green e Wendy Holden non mi piacciono per niente

Se non sapete cosa sia la chick lit (contrazione di chick literature, vale a dire "letteratura per ragazze"), ve lo spiego in breve. Trattasi di un'evoluzione furba e à la page dei vecchi romanzi "rosa". Al centro della storia c'è sempre e comunque un affare di cuore di qualche genere; il pretesto per tutta la faccenda è generalmente di tipo lavorativo. Vale a dire: occhio come la ragazza fa carriera e contemporaneamente trova l'ammòre.

I vecchi romanzi rosa funzionavano per immedesimazione in personaggi distantissimi dal reale delle lettrici: l'eroina (bella, indomita, appassionata, e via dicendo) incontra l'eroe (blah blah blah), i due si innamorano, trombano (a volte l'ordine delle due azioni è invertito), si separano, si reincontrano, ritrombano, a volte si ri-separano, nel mezzo figliano (lei è rimasta incinta), si re-reincontrano, l'amore trionfa.
Tutta roba che alla signora/signorina media di Abbiategrasso o Catanzaro difficilmente sarebbe capitata nella vita.

La chick lit funziona sempre per immedesimazione, ma in modo del tutto diverso. La protagonista, tardoventenne/primotrentenne, è una donna in carriera o comunque che la carriera la sogna. Goffa, a volte cicciotta, anassertiva (si fa mettere i piedi in testa dalle colleghe più gnocche o solo più stronze), nel corso della storia ha la sua rivincita: becca il lavoro, becca il maschio (sexy, sfuggente, macho ma tenero), becca tutto e le colleghe stronze rosicano. Finale con matrimonio in bianco.

È la riscossa della donna comune.

Di questi polpettoni (diciamocelo) ne ho letti ben due. Uno è Jemima J. di Jane Green, uscito la prima volta in Italia nel 1999 e sottotitolato "... che sarà magra nel 2000". Si vede che non si aspettavano che il libro avesse grande staying power, al punto che dopo il 2000 si è reso necessario sottotitolarlo "... un amore nella rete". (Si potrebbe discutere sulla necessità di questi sottotitoli, ma.) Trama: Jemima ha un nome idiota, pesa cento chili, fa la giornalista, è infelice al lavoro ed è innamorata di Ben Williams (chiaramente ricalcato su Ben Affleck), che manco la vede perché è obesa. Dimagrisce, fa carriera, tromba con un tizio, sposa Ben Williams e diventa Jemima Williams.

In sunto: la tua carriera è in stallo? L'uomodellatuavita non ti caga? Dimagrisci e tutto sarà fichissimo, e potrai sposarti e cambiare cognome.

(Peccato che dimagrimenti come quello di Jemima siano fisiologicamente impossibili, e lascino in eredità una gran quantità di pelle cascante. Eppure c'è chi ci ha creduto, se questo libro continua ad essere ristampato di anno in anno.)

Il secondo polpettone mi è arrivato in regalo, trattasi di Effervescente naturale di Wendy Holden. Di male in peggio. Trama: protagonista di cui non ricordo il nome (come mi è rimasta impressa...) è ciccetta, imbranata, fa la giornalista e le colleghe le mettono i piedi in testa, e in più deve confrontarsi continuamente con una specie di Flavia Vento tettona, stridula e corteggiatissima. L'uomodellasuavita è un artista superfigo che vive in una cantina. Poi viene fuori che è ricco sfondato. Finale con matrimonio in bianco.

Qualcuno vede un lieve, lievissimo parallelo?

Il meccanismo alla base della chick lit è praticamente lo stesso che governa il romanzo rosa. Pur proponendosi in superficie di ricreare situazioni realistiche in cui le trentenni moderne si possano identificare, si fa comunque veicolo di grossolane generalizzazioni e generose dosi di irrealtà. Le imbranate non vincono. O meglio, non trionfano con la scioltezza e la facilità delle imbranatissime eroine di questi romanzi, che nel giro di pochi mesi arrivano alla risoluzione di tutti i loro problemi (economici, sentimentali, estetici), e si presume vivranno felici e contente, salvo seguito con nuove disavventure e nuovo lieto fine.

L'obiezione di fondo alla mia obiezione è: sono libri poco impegnativi, li leggi d'un fiato. OK, niente da dire. Ma la chick lit ha prodotto anche roba molto migliore di questa, basti pensare a Pomodori verdi fritti di Fannie Flagg, che è insieme storia d'amore e ricostruzione nostalgica di un'America che (fortunatamente, per molti versi) non esiste più, o agli stessi diari di Bridget Jones (il primo; il secondo è assurdo, ma non in modo credibile), che pur funzionando in superficie allo stesso modo contengono una feroce satira delle loro stesse lettrici.

Insomma, se proprio c'è da spegnere il cervello, scegliete bene, sorelle. Non fatevi prendere per sceme.

(continua)

Si ringrazia Piti per lo spunto fornito nei commenti di Macchianera stamattina. Obrigada.





Scritto da Giulia | 14:03 |
 

Mah?

"Perché quando resto per un po' assente dalla Rete nessun calciatore si mette una maglietta della salute con su scritto 'Tommaso ritorna'?"  - Tommaso Labranca

Scritto da Giulia | 09:12 |


martedì, febbraio 17, 2004
 

Punta tacco, baby, one, two, three

Non se ne può più delle scarpe a punta. Durante l'ultima gita milanese, avendo tempo da ammazzare in abbondanza fra un appuntamento e l'altro, ho fatto una puntatina alla Rinascente. E con grande gioia e gaudio ho potuto constatare il ritorno in voga della punta rotonda. Il revival anni '40, come avevo auspicato tempo fa è iniziato, a partire dalle scarpine con la punta tonda e il tacco affusolato.

O almeno, è iniziato nel resto d'Italia.

Nell'estremo Nord-Est, le squinzie preferiscono ancora le scarpe a punta come quelle della strega del Nord, meglio se accoppiate a un taglio di capelli dritto e scalato, che a me non riesce perché al minimo cenno di umido mi si arriccia tutto che sembro Shirley Temple.

Possiedo anche io un paio di scarpe a punta. Non le amo particolarmente, infatti le metto pochissimo. Ho l'abitudine di attorcigliare le gambe intorno ai raggi della sedia ergonomica, per cui le malefiche punte si sono irrimediabilmente piegate: adesso le scarpe sembrano un incrocio fra un paio di babbucce e gli stivaletti di Mary Poppins.

E poi la punta aguzza è aggressiva. Con quelle scarpe lì sembri sempre in procinto di attaccare qualcuno. A mio modesto parere, le scarpe con la punta sono responsabili della crisi del corteggiamento nell'area del Nord-Est. Insomma, mi metto nei panni del baldo giovine che esce di sabato e adocchia al bancone del bar una graziosa fanciulla che ride gaiamente con le amiche.

Fa per avvicinarsi, poi vede le scarpe che sbucano da sotto un paio di pantaloni con i tasconi con cintura a vita bassa.

E cambia idea. Non gli piacerebbe trovarsi quelle punta aguzze conficcate in luoghi delicati. Oh! Non si sa mai! E se la tipa è una incazzosa? O semplicemente vuole fare piedino, ma sbaglia mira?
Segue fuga precipitosa.

Immaginiamoci invece lo stesso giovine che adocchia la gentil donzella, e arrivato abbastanza vicino da vederle i piedi. O quale delizia! O che piedini di fata dentro le scarpine con la punta tonda e la stringhina alla caviglia! O che incedere aggraziato!

Ed è subito grande amor, sulle note del Trio Lescano.



Scritto da Giulia | 09:07 |


lunedì, febbraio 16, 2004
 

Il trend del momento
Te la do io Galassia Gutenberg

Vabbè, loro sono decisamente melensi. Niente da dire. E più insistono di essere veri, due vere anime unite nell'ammòre, più io penso che siano due buontemponi, magari gli stessi amici miei che tempo fa hanno aperto uno dei più atroci blog poetici di Splinder (che non svelo in caso lo stessero ancora tenendo in vita), raccogliendo palate di consensi. Comunque, il trend di queste settimane è stato dare addosso ai fidanzatini di Peynet e al loro blog fiorito. Il colpevole del primo flame è, che io sappia, il sagace Trentamarlboro, seguito a ruota dall'altrettanto sagace Ginger, e rincalzato dai suoi commentatori abituali.

Posto che non sono d'accordo con l'assunto di base (vale a dire, pigliarsela con due povericristi che si stanno facendo i blog loro), la cosa divertente è stata osservare le reazioni dei due amantinellabufera, romanticamente noti come L.E. e fioreautunnale. Che invece di mandare tutti a cagare o fregarsene, si sono lanciati in frementi apologie del loro amore, insinuando che Trentamarlboro, il discolo, sia "invidioso" del sentimento che li unisce. E come ho già detto più volte, pezo el tacòn del buso: perché più si difendono, lanciandosi appassionati TI AMO! da un commento all'altro, meno risultano credibili.

Siamo una generazione di cinici.

E posto anche che meglio troppo amore da diabete che molto odio gratis, la domanda ai due amantiforzanove sorge spontanea:
cosa vi spinge a parlare del vostro amore in piazza? Non temete di rovinarlo, di sciuparlo, di farlo calpestare dal mondo infame?

Insomma, dai, non era meglio mandarsi una mail? O una romanticissima lettera?

... eh?

In ogni caso, se siete veri, buona fortuna a voi.
E se non siete veri, vi voglio conoscere per stringervi personalmente la mano. Sareste più bastardi di tutti noi messi insieme.

(Pubbliche bacchettate sulle dita ai miei adorati Trentamarlboro e Ginger: non si fa, non si fa, non si fa.)




Scritto da Giulia | 13:50 |
 

Passatempi aziendali

I miei colleghi passano le pause pranzo e la mezz'oretta immediatamente seguente la fine dell'orario di lavoro a giocare a Medal of Honor in LAN (per chi non mastica l'elettronica: giocano su computer collegati fra loro).

Potrei fare considerazioni fantasociologiche sulla sublimazione dell'istinto guerresco, ma non le farò.

Scritto da Giulia | 13:33 |
 

La tecnologia, questa sconosciuta

Per tutto il fine settimana non sono riuscita a postare niente: a casa non mi si carica l'interfaccia di pubblicazione.

Non ho quindi potuto postare la frase della settimana, pronunciata da Luka Carnifull anche noto come il Faraone, rivolto a Tommaso dei Bananaco:
"Quando avevo la tua età, io..."
"Luka, ma di che vaneggi? Hai quattro anni più di lui."
"Eh, ma sai i progressi che si fanno in quattro anni?"
"Scusa, ma quando hai la mia età cosa fai?"
"Quando ho la tua età, levito."






Scritto da Giulia | 09:08 |


venerdì, febbraio 13, 2004
 

Periodicamente devo dirlo

Miei cari e miei belli,
ringrazio di cuore e mi scuso con quelli a cui ho rifiutato l'aggiunta ai contatti di Messenger, ma purtroppo non posso aggiungere altri contatti. Già così è un delirio. Passo troppo tempo a parlare su Messenger e troppo poco a fare quello che dovrei (scrivere in primis); ragion per cui sono costretta a rifiutare le richieste di aggiunta ai contatti da parte di persone che non conosco.

So che lo avevo già detto, ma ci tenevo a ripeterlo per chi si fosse perso la puntata precedente. Vi ringrazio davvero tanto della gentilezza, se volete scrivermi vi risponderò senz'altro, come ho sempre fatto.


Scritto da Giulia | 19:07 |
 

Principessa America

(Perché poi ci ho pensato.)

Questa ossessione dell'America per la vita privata dei suoi presidenti o candidati tali potrebbe avere delle implicazioni di tipo emotivo più profonde del semplice puritanesimo. Se riesce a fregare sua moglie (che si presume fosse all'oscuro della relazione - ma Hillary lo era? E lo era la moglie di Kerry?), che cosa gli impedisce di fregare anche noi? Sua moglie ce lo ha sotto gli occhi ventiquattr'ore al giorno. Se riesce a frodare il fiuto della consorte, figurarsi quello collettivo di un paese che ha già i suoi drammi personali a cui tener dietro. L'infedeltà emotiva potrebbe essere preludio a chissà quali altre nefandezze. Se tradisce la persona che dovrebbe amare, cosa gli impedisce di farlo a noi, che non conosce, non ama, non sarà spinto dall'istinto a rispettare, ascoltare, proteggere e venerare e servire?

La popolazione degli Stati Uniti non sta cercando un presidente: vuole un marito fedele. E in questo senso, le primarie e l'intera campagna elettorale sono un pachidermico sistema di selezione del candidato alla sua mano: come Turandot, l'America seleziona crudelmente i suoi pretendenti, li mette alla prova e alla berlina, e se ne sbarazza con un cenno indifferente se non si dimostrano tetragoni e degni di imperitura, cieca fiducia.

La gigantesca macchina delle elezioni serve a scovare, fra tanti spasimanti, il nuovo Calaf. Sarebbe ben triste per Turandot gettarsi di nuovo fra le braccia di Bush, che ha dimostrato abbondantemente di essere (spostandosi dal melodramma alla tragedia) un perfetto Iago. Sarebbe triste che l'America scegliesse di cedere il ruolo dell'invulnerabile Turandot per tramutarsi in Desdemona, vittima di bugie e tradimenti che finiscono per soffocare non solo lei, ma il mondo intero. La vendetta del Moro, dopotutto, è sotto i nostri occhi giorno dopo giorno. La vendetta del Moro, che nessuno ha potuto o voluto impedire, è stata trasmessa in diretta dalla CNN. Per tacer degli altri drammi che la sventatezza dell'America sta causando ai paesi-ancella, e al pianeta.

Fra Kerry, Dean e Clark i Democratici avevano scelto Kerry come nuovo Principe Ignoto, ma prima che Turandot potesse sceglierlo come consorte chiamandolo Amore, qualcuno ne ha esposto il difetto: e ora Turandot si trova a dover scegliere fra il provato traditore di mogli e il sospetto traditore di paesi.

... e l'alba si avvicina.

Scritto da Giulia | 13:25 |
 

Ma un bel chisenefrega non ce lo vogliamo mettere?

Negli anni '80, Gary Hart perse la corsa alle elezioni per colpa di una relazione adulterina con tale Donna Rice. Adesso stanno cercando di fare lo stesso a John Kerry.
Nel frattempo, però, c'è stato il caso Lewinsky, e c'è stato un presidente noto per aver giocato a nascondere il salame con una discreta quantità di donne che non erano la moglie legittima.

Personalmente sono con Shirley McLaine: "Meglio un Presidente che fotte le donne che uno che fotte il paese."

Kerry probabilmente non sarà meglio di Bush (ha già cominciato a mugugnare incomprensibilmente quando gli si chiede di esprimersi sul diritto al matrimonio per gli omosessuali), ma chissà perché mi sembra difficile che sia peggio.


Scritto da Giulia | 09:28 |
 

Appunto

Come volevasi dimostrare, il compleanno è il 17.
Adesso spero che nessuno si offenda mai più se mi dimentico gli auguri: è proprio una cosa genetica, mi sa.


Scritto da Giulia | 09:22 |
 

Compleanno random

Della mia non-memoria per le date s'è già parlato, ma oggi, salvo smentite, è il compleanno del Paso.
L'ultimo col due davanti, quindi sotto con gli auguri: siccome l'uomo non ha un blog

(Conversazione - vera - di due giorni fa:
Io: "Ti devo presentare [...]"
Violetta: "Sì, dammi l'indirizzo del suo blog."
Io: "Eh, non ce l'ha."
Violetta: "Ma come!")

gli auguri glieli potete fare direttamente qui sotto. Quasi sicuramente in giornata passerà di qua.

E se ho sbagliato giorno, pazienza.

Auguri, Aure'!






Scritto da Giulia | 09:08 |


giovedì, febbraio 12, 2004
 

Perché l'importante son le cose importanti

Prima, leggete qui.
Quando avete finito, la mail è questa. Se eravate degli ascoltatori di Tweez, beh, sapete cosa fare.

Il piano originale era di rendere scaricabile una bella foto del dito del Colas che indica con orgoglio l'adesivo di Radio Meridiano, attaccato sul restro di un banchetto delle castagne, o di una pensilina, non ricordo (era verde) dalle parti di Largo Argentina. Mandargliela in formato TIFF, bello peso, però: da intasare la posta in pochi secondi. E invece la foto non è riuscita chissà che bene, e neanche ritoccandola sono riuscita a rendere visibile il logo. Peccato.

Mi unisco quindi in ritardo alla mini-protesta. Per solidarietà, perché come residente nell'Ultimo Avamposto non ho mai ascoltato la trasmissione; ma è un po' che prosegue questo andazzo di cacciate praticamente immotivate, di licenziamenti in tronco ai danni di persone di talento, di mobbing costante, di disagio e precarietà di un po' tutti.




Scritto da Giulia | 22:48 |


mercoledì, febbraio 11, 2004
 

"Ma tu... come li hai vissuti, i Nirvana?"

Era sicuramente estate. L'estate del 1997, per la precisione, l'estate intossicata. Kurt Cobain era morto da tre anni e qualche mese, poveretto o povero coglione dipende dall'opinione che ci si fa di un eroinomane depresso di notevole talento e bellezza, sposato con una messa peggio di lui, e padre di una bambina che a quest'ora sarà già una collezione di traumi da fare salivare qualsiasi psicologo dell'infanzia; il quale eroinomane un giorno si tappa in casa e si spara in bocca, e di lui rimane la foto di una piccola patetica scarpina da ginnastica Converse nera che sporge, con dentro il piedino morto dell'omino con gli occhi azzurri che non aveva più voglia di vivere.

Qualunque fosse la vostra opinione di lui. Andato.

Era il 1997, insomma, era un'estate piovosa e io mi stavo vivendo per benino il rockenroll. Avrei smesso meno di un anno dopo. Si parlava molto, in quell'estate del 1997, si faceva l'alba spesso e volentieri. Un pomeriggio che eravamo a casa mia, e non doveva fare tanto caldo, forse era già settembre, e si parlava di musica (si ascoltavano i Verve), Paolo mi guarda e fa:

"Ma tu... come li hai vissuti, i Nirvana?"

Al che io, invece di scoppiare a ridere come avrei fatto più tardi ripensandoci, cerco di dargli una risposta seria.
"Beh, non li ho 'vissuti', ecco, non tanto."
Bella risposta del cazzo, me ne rendevo conto anche allora.
Ma non sapevo cosa dirgli.
Credo di essere una delle poche, nella generazione che aveva vent'anni l'anno che è uscito Nevermind, ad essersi cagata i Nirvana quel tanto che bastava a sapere a memoria i testi dei singoli, e decidere che Breed era la mia preferita di tutto l'album. E poi passare ad altro. Tipo ad ascoltare i Pearl Jam. O i Manic Street Preachers, che per estetica glam e pura assurdità e misto di vulnerabilità e politica balorda mi avevano lasciato un segno più profondo.
E poi i Manics avevano Richey.

Richey James Edwards, chitarrista dei Manic Street Preachers, scompare ufficialmente il primo febbraio del 1995. Lascia, fra l'albergo di Bayswater in cui alloggiava e il suo appartamento di Cardiff, documenti, medicinali, e una cassa di libri indirizzata a una ragazza che amava, non ricambiato. Soffriva di depressione, era anoressico, alcolizzato, e come Kurt Cobain ne scriveva diffusamente nei testi che componeva per il gruppo di cui faceva parte, essendone involontariamente la figura più rappresentativa. Come Kurt Cobain era bellissimo e fragile, straordinariamente intelligente e straordinariamente instabile. Un bel giorno, all'altro capo di un anno di ricoveri in cliniche psichiatriche e crisi di automutilazione, decide di scomparire.
Proprio scomparire.
Il 14 febbraio viene ritrovata la sua auto, una Vauxhall Cavalier, con la batteria scarica. Potrebbe averci dormito dentro per qualche giorno. È parcheggiata vicino a un ponte sul fiume Severn, che viene dragato incessantemente, ma senza risultato. La corrente è forte, in quel punto.
Richey sparisce così. Per giorni e giorni, i fan - le fan - lo vedono ovunque. Scompare senza che si sappia più nulla di lui. Anni dopo c'è chi sostiene di averlo visto a Goa, ma senza molto credito.
Vivo? Morto? Il gruppo prosegue senza di lui.
Non si è più saputo niente di Richey Manic. Se n'è andato senza lasciare tracce di sangue o immagini di scarpine nere che sporgono con dentro piedini morti.
Quando si dice "lasciare un bel cadavere".

Il decimo anniversario della morte di Kurt Cobain cade fra poco, in aprile. È indicativo che non ricordi la data, mentre i particolari della scomparsa di Richey sono tatuati nella mia memoria. I Manics non sono mai diventati quello che promettevano di essere. Sono stati, brevemente, un gruppo capace di produrre musica che faceva male ad ascoltarla.The Holy Bible, l'ultimo testamento di Richey, è un album cupo, inquietante, intriso dell'orrore di esistere.

"Ma tu... come li hai vissuti, i Nirvana?"
Di striscio. Decisamente di striscio.













Scritto da Giulia | 21:22 |


martedì, febbraio 10, 2004
 

E io vi maledico

Cento euro netti in meno in busta paga, al mese.
Chiedo lumi alla segretaria, che mi risponde - col solito fare sprezzante - che dovrei aggiornarmi sulla mia posizione contributiva: è cambiata non so che percentuale con la nuova finanziaria, e quindi tutti i collaboratori prendono meno soldi.

Un bel po' di meno.

Voglio la testa di tutti quelli che hanno creduto che Berlusconi e la sua cricca avrebbero cambiato le cose in meglio. Allocchi. Cretini. Creduloni.

Guardate che cos'è, l'Italia che aveva in mente. Ma cosa stavate pensando?

Che la maledizione della cornucopia vuota si abbatta su di voi, anche con nuovi governi e nuove amministrazioni regionali: che siate sempre col fiato corto, confinati in una zona del mondo dove cambiare lavoro è appena meno impossibile che farsi crescere le ali, inchiodati in contemplazione delle bistecche di filetto che non vi potete permettere, dei pomodori che sono un lusso, con i buchi nei calzini, costretti a fare la spesa solo negli hard discount, a sopravvivere a riso bollito e verdure in scatola, a rinunciare a tutto. Ve lo siete meritato.

Boccaloni. Opportunisti. Imbecilli.


Scritto da Giulia | 19:13 |
 

Anche i blogger sono persone

Ieri sera mi ha telefonato Violetta.
Un effetto dei rapporti interpersonali mediati dalla rete è che qualche volta ci si dimentica che le persone sono anche suono, colore, odore; che camminano in un certo modo, si tirano i capelli dietro le orecchie, fumano soffiando verso l'alto, stanno larghe o strette dentro ai vestiti, sorridono con gli occhi anche senza alzare troppo gli angoli della bocca, giocherellano col cibo.

In rete al massimo ci si distingue sulla prosa, l'ortografia, la verbosità e l'uso del carattere.

Violetta ha una voce molto bella, e mi ha fatto piacere sentirla. Adesso tutte e due esistiamo un pochino di più.


Scritto da Giulia | 13:38 |


lunedì, febbraio 09, 2004
 

Conspiracy theory

Gionspenser sembra avere chiuso. Araya minaccia chiusura. Gattostanco se n'è andato. Black Cat e consorte (a proposito, congratulazioni!) si sono messi in proprio da un pezzo. Clarence sta perdendo tutti i suoi blogger, quelli popolari e quelli meno, quelli vincitori di indieblogawards e quelli che no. Una selezione spietata sta facendo fuori i meno determinati.

Anche su Splinder non si ride, ovviamente. La piattaforma cade più spesso di un olimpionico di pattinaggio artistico, e la comunità mugugna. La redazione di Splinder, per citare qualcuno di cui non faccio il nome, è "meno seria della Banda Bassotti" e non risponde ai messaggi. Mai. in nessun caso. Per nessun motivo. Ogni tanto medito di usare i messaggi privati per avvertirli che qualcuno ha imbottito il sotterraneo del loro palazzo di tritolo, e che solo io ho il codice per bloccare la bomba a tempo, e che come Sydney Bristow posso infiltrarmi fra le spie della mafia russa che si spacciano per il portiere e la sua famiglia. Magari ci scappa il makeover fantascientifico.

O più facilmente, non mi risponderebbero. Piuttosto, salterebbero in aria.
Vabbè, divago.

Tutto questo richiama vagamente le grandi epidemie del seicento e settecento, o i suicidi di massa dei lemming. Come se la blogopalla, troppo affollata, avesse trovato un modo per smaltire il numero dei suoi membri, dimodoché restino solo i più tenaci, i tossici del post, quelli che smadonnano e soffrono ma resistono.
Sembra quasi che Dada, trovandosi sul groppone l'intera e considerevole comunità dei clarenciani, abbia cominciato a scrollarsi, come l'elefante con le formiche: e l'ultima formica attaccata viene incitata dalle altre, "Dai Amilcare, strozzalo!" Magari non intenzionalmente. Ma di sicuro sta funzionando.

Hanno un bel cercare di strozzare l'elefante, i clarenciani.

Go indie, guys! Go indie!



Scritto da Giulia | 23:13 |


domenica, febbraio 08, 2004
 

... e il cioccolato? E le fragole?
(Avvertenza: diaristica spintissima ad uso e consumo di un pubblico di appassionati. Se siete di quelli a cui non frega niente dei cazzi miei, non leggete questo post. Leggete Repubblica, che vi edifica e vi rende delle persone migliori. Via. Sciò.)

Ovviamente siamo arrivati in ritardo alla festa di compleanno. Vabbè che erano tutti lì dalle tre e ci avevano dati per dispersi, ma le dieci non ci sembrava tardi. E invece, quando siamo arrivati, si erano già mangiati tutte le fragole, tutto il cioccolato e buona parte delle altre robette ipercaloriche a disposizione degli invitati.

Vabbè, c'era rimasta la birra. Qualcuno ne aveva già ampiamente approfittato. Qualcun altro, appena entrato dalla porta, si è subito messo a cercare un modo per partecipare alla prolungatissima jam session in corso fino, appunto dalle tre. Che a dirla tutta c'era chi non ne poteva più, specialmente di registrare quelle che a un certo punto erano delle variazioni veramente stralunate (il Gorillo che ringhia come Max Cavalera su una base funk? Il Bucco che parte in freestyle con "Paaastaaa... enlarge your penis!"? Aiuto.) Poi è arrivata la torta di mele e la mousse al cioccolato, quest'ultima consumata a sorsi perché liquefatta, mentre mi facevo spiegare, da un Pasta piuttosto marinato, il processo compositivo alla base delle canzoni degli Amari. Riassumibile in: "Il Dariella è il Genio. Io sono il Metodo."

Il promo che mi sono fatta scivolare in borsa ieri sera è stato sottoposto al test del Viaggio Verso Casa. Siccomeché io canto solo quando guido (oh, vi avevo avvisati che era un post diaristico, cazzo fate ancora qui?), ho messo il promo nel lettore CD della macchina e ho pensato: se al secondo giro già canto, vuol dire che ci siamo.Cantavo già a metà del primo giro. Mi sa che ci siamo, sì sì.
Avrei potuto scrivere una mail per dirlo, ma sono come la bambina che ha trovato il tesoro: potevo ricoprirlo e dirlo in un orecchio a quello che l'ha sepolto, ma sono un po' marxista, e mi basta dirlo per prima, che so dov'è.
Il promo nuovo degli Amari è fighissimo, e bòn.

Un sacco di facce, un sacco di suoni, tante risate, e cioccolato. Un kazoo molestissimo che deve aver veicolato una gran quantità di germi dell'influenza. Chitarre e bassi crudelmente torturati per ore da mani esperte e non. Percussioni. Una roba che credo fosse un synth. Gente che si ama. Chiacchiere. Il senso di qualcosa che sta per partire, non si sa ancora bene come e quando: e noi ci siamo sopra, e chi non vuole sarà meglio che scenda adesso, perché poi non si fanno fermate intermedie. Orvuàr.

Update: non perdetevi anche la Saga dell'Uomo di Birra!




Scritto da Giulia | 22:55 |


venerdì, febbraio 06, 2004
 

Alla prossima che mi arriva, inoltro MyDoom

Riservo un'antipatia tutta speciale a quelli che inoltrano le Catene di Sant'Antonio. Anzi, quelle, visto che la maggioranza dei mittenti di queste fetenzie ricche di ">>>" e povere di 1) contenuti, 2) intelligenza, 3) spirito sono donne. La Catena di Sant'Antonio, infatti, generalmente minaccia gravissime ripercussioni sulla vita amorosa del ricevente se questo non la inoltra seduta stante ad altri dieci o più poveretti, che a loro volta contagiati dalla potenziale sfiga inoltreranno la schifezza (ormai illeggibile da tempo, e infatti nessuno la legge) ad altri dieci o più, oppure, per stare tranquilli, a TUTTA la loro lista dei contatti.

Quando ricevono una Catena di Sant'Antonio, nel cervellino delle pulzelle con il "forward" facile la zona deputata alla gestione del "buon senso" viene oscurata dai residui di duemila anni di superstizione: terrorizzate all'idea di non scopare più per il resto della loro esistenza, le poverine di spirito procedono immediatamente ad inoltrare la malefica merdata a tutte le donne di cui conoscono l'indirizzo di posta elettronica, o quantomeno a "dieci donne speciali", come prescrivono le varianti fuffo-femministe tipo quella del "cappello viola". Mal comune mezzo gaudio, alla faccia della sorellanza.

Le Catene di Sant'Antonio sono esteticamente sgradevoli, scritte in un italiano che sembra passato al tritacarne da Babelfish, e in alcuni casi pesantissime. Tipo quegli orrendi PowerPoint da mezzo mega, che voglio dire, brutta cretina, ho capito che tu queste cose le spedisci dall'account di posta del lavoro, che ha tremila giga di capienza, ma io uso una web mail da due mega. E siccome capita che io abbia anche una vita semiprofessionale al di fuori delle otto ore d'ufficio che si appoggia quasi interamente su quella casella di posta, se scopro che non ho ricevuto delle mail importanti a causa del tuo PowerPoint di merda che mi intasava l'account, vengo lì e ti faccio mangiare il manuale di PowerPoint, di Word e di Excel.

Che poi quelle che mandano le catene di Sant'Antonio, mai una volta che usassero i ditini per mandare una mail. No, inoltrano inoltrano inoltrano. Se ti sprechi a mettermi (in chiaro, tra l'altro; che spam non ne ricevo abbastanza) nella lista delle elette, perché non mandarmi una riga di "ciao"? Un sms? No, niente: ma tanto siamo conoscenze superficiali, così superficiali che non vedi l'ora di sbolognarmi la sfiga che qualche altra poveraccia ti ha a sua volta scaricato. Me la giri così come sta, senza leggerla, senza togliere le freccette, senza aggiungere due righe di commento, o se le aggiungi sono sempre del tipo patetico "meglio non correre rischi!..." Ma che rischi? Invece di passare il tempo a inoltrare catene dall'account dell'ufficio, impiega quel tempo per trovarti un lavoro che non ti rincoglionisca fino a questo punto. Sei laureata, adulta, vaccinata e ancora mi stai col ditino pronto sull'"inoltra", temendo chissà quali rappresaglie? Ma da chi? Dal Dio dei server di posta? Che poi sei pure stronza. Metti che, a crederci, io legga la mail e sia impossibilitata, per qualsiasi ragione, a inoltrarla: se mi succedono delle sfighe è tutta colpa tua e della tua testolina da donnina dell'ottocento.

La mia reazione a tutte le mail la cui intestazione sia "I:" o "Fwd" è la cancellazione immediata. Non le apro nemmeno, sappilo. Non mi sento privilegiata, né speciale, né altro per avere ricevuto la tua spazzatura.

E il cappello viola se lo metterà tua nonna!

Scritto da Giulia | 20:38 |


giovedì, febbraio 05, 2004
 

Whole lotta love

C'è lei che mi ha fatto un ritrattino a matita, e deve ancora colorarlo. È tanto lontana e ho paura che non torni più.
C'è lei che non vedo mai ma che da dovunque sia nascosta illumina il mondo.
C'è lui con cui litigo un giorno sì e due no perché ci si vuol bene e non a dispetto del fatto che.
C'è lui che mi tiene la manina metaforica quando litigo, e quando non litigo mi racconta la sua vita e si fa raccontare la mia.
C'è lei che conosco da poco ma già è tutto un mondo di genio e meraviglia e parole.
C'è lui che mi racconta i suoi segreti, e io tengo i segreti.
C'è lui che cambia umore come le mutande e dice che lo tradisco, no veramente mi tradisci tu, fa niente, va', dicevi?
C'è lei che fuori è tutta tigre e dentro calore e intelligenza e perfino una certa, insospettabile dolcezza.
C'è lui che una volta mi amava, forse, e adesso mi venera.
C'è lui che in qualsiasi momento mi metta in macchina e arrivi lì mi consolerà a botte di pastasciutta.

It takes a village to raise a child.













Scritto da Giulia | 20:09 |


mercoledì, febbraio 04, 2004
 

Che Dio mi perdoni, non resisto

Non ce la faccio. Mi rendo conto che è una mia idiosincrasia. Che se avessi avuto un'adolescenza felice anche io userei la disgrafia come un'arma contundente. Non avrei avuto tempo di leggere, suppongo. Ma dopo la polemichina sull'età anagrafica di Margherita F. (16, 17, 47, chissenefrega), in cui mi si diceva che sono stata "sfortunata" a conoscere tante ventenni che "scrivono con la k", vado sul blog di Davide e guardate cosa trovo nei commenti.

(Per inciso: sono d'accordo con Davide.)

Scritto da Giulia | 20:25 |
 

Compleanno random

Fan e amici degli Amari, oggi il Pasta compie gli anni: fategli gli auguri qui.

Scritto da Giulia | 13:26 |
 

Grande concorso, non si vince niente

La faccio breve: mi serve un template nuovo. E siccome con l'HTML sono una pippa (so a malapena editarmi la lista dei preferiti), non posso farmelo da sola. I volontari finora raccolti hanno dato forfait, e si pone ordunque l'ingrata quaestio:

chi mi aiuta a cambiare stile?

Non si tratta di disegnarmi una roba barocca, ma semplicemente di aggiornare un po' lo stile "bandiera d'a Lazio" (mi perdonino Daniela e Pank), spostando un po' di elementi per rendere il tutto più carino, più navigabile e diverso da quello che siete abituati a vedere.

La ricompensa sarà molta gratitudine e un link speciale ad eventuali siti personali (blog e non) dal template stesso.

Qualcuno si offre? I volontari possono scrivermi direttamente all'indirizzo di posta che c'è lassù in alto sulla colonna di sinistra; gli altri possono lasciare suggerimenti. (Ah, e prima che me lo chiediate, sì, la foto verrà sostituita. Con cosa, ancora, non lo so.)



Scritto da Giulia | 13:23 |


martedì, febbraio 03, 2004
 

Ero cieco e ora ci vedo... aaargh!

Sono il miracolato da Brian di Nazareth. Quello che subito dopo avere riacquistato la vista cade nella fossa che ops, non aveva proprio notato. Appena penso di essermi fatta una mappa mentale dei buchi, delle voragini e dei crateri da evitare, dei punti sensibili e dei nervi scoperti, metto un piede dove non dovrei. Eccazzo. Me lo potevi dire prima. Non puoi aspettarti che vada alla cieca ogni volta e poi incazzarti perché ti urto dove fa male. Che poi ti urto dove fa male perché tu hai urtato me e io reagisco d'istinto. La mia compagna di banco del liceo aveva l'abitudine di farmi il solletico all'improvviso. Io chiudevo il braccio e regolarmente le storcevo le dita. E nonostante questo, alla faccia del comportamentismo, ha continuato a farmi il solletico per poi protestare quando le facevo male.

Insomma, ero io che dovevo smettere, e non lei.

Poi, come al solito, rimettiamo in ordine i pezzi e andiamo a dormire riappacificati. Però alla prossima volta io sarò di nuovo al buio. Dovrò ricominciare l'opera di esplorazione, sperando di non picchiare per sbaglio (impulso, reazione, goffaggine, rabbia) dove non dovrei. Non è rilassante. Sarebbe più facile essere guidati, qui no, lì sì, attenta a non cadere. Sarebbe più facile se mi aiutassi, io con te lo faccio, perché voglio che tu sappia dove stai andando. E se mi fai male, che tu sappia perché, e dove picchi, e come smettere.

Dammi una mano. Se ci avviciniamo a tentoni ci riempiamo di lividi.

Scritto da Giulia | 13:50 |


lunedì, febbraio 02, 2004
 

Mi hanno scambiata per qualcun'altra

I ragazzi di Ciccsoft mi hanno offerto la possibilità di giustificare la mia esistenza nella blogosfera. Se le cazzate quotidiane non vi bastassero, ne trovate un supplemento qui.

Scritto da Giulia | 12:56 |


domenica, febbraio 01, 2004
 

Sul divano

Da destra a sinistra, Lu, Fu, Giu e il Bu.

"Dai, rimetti su Rete A, che su MTV non c'è un caz..."
"Ma no, ci sono i pupazzi! Voglio guardare il cane!"
"Ossignore."
"Oh, io guardo la Melevisione tutti i giorni."
"Ma cos'è 'sta roba?"
"AC/DC..."
"Non ci credo. Perché nessuno dice ad Angus Young che con le braghette corte è ridicolo?"
"Il cantante sembra Bruce Springsteen con un dobermann attaccato ai maroni."
"Ommadonna gli Iron Maiden."
"Se c'è un gruppo a cui darei fuoco..."
"Ancora vino?"
"Dovremmo uscire, eh."
"Sì, dai, alla prossima usciamo."













Scritto da Giulia | 22:26 |
 

Telecom Italia, buonasera...

Io: "Sto avendo problemi con la connessione. È una cosa mia o è un problema generale?"
Operatore (affranto): "Si è risposta da sola."


Scritto da Giulia | 22:14 |
 

Il ballo del rappuso
Learn to dance with Tubet from DLH Posse

... era dai tempi di Praise You che non ridevo tanto. Condivido (tanto è sul loro sito, Tubet non può uccidermi).

(Avvertenza: richiede il plug-in di Quicktime.)


Scritto da Giulia | 20:41 |