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mercoledì, marzo 31, 2004
La città dormitorio
Devono avere ammazzato qualcuno a colpi d'ascia, qui in città. Un mezzo giallo con personaggi da film come "L'infermiera" e un morto di nome (o cognome) "Paolino". O forse Paolino è il presunto assassino? Non lo so. Non leggo il giornale locale da quando mi hanno dato da fare una rassegna stampa per un sito, un paio di mesi fa. Non so cosa stia succedendo, se non che ho notato che il "bucone", l'enorme traforo che dovrebbe portare dal Carso alla città, è già in costruzione, nonostante i dubbi sulla sua utilità e le proteste degli ambientalisti. Sono passati presto dalla teoria alla pratica: facessero lo stesso per il Porto Vecchio. Expo blah blah, se Trieste non ottiene la nomina a città ospite dell'edizione 2008 scommetto qualsiasi cosa che tutto resta così come sta, con i triestini rassegnati e preoccupati solo di trovare un'osmiza aperta il sabato sera e uno spazio sul lungomare di Barcola quando verrà finalmente caldo.
Io ormai qui ci dormo e ci lavoro, e nulla più.
Scritto da Giulia |
14:03 |
martedì, marzo 30, 2004
Ogni tanto, servire a qualcosa
Oggi Palish ha lasciato un messaggio sui forum di Clarence. Lo copio e lo incollo:
Lo so che sembrerà un po' inopportuno rivolgermi ad un forum per un argomento così delicato ma sono veramente disperata e se non sblocco la situazione dovrò cambiare ricerca, mentre l'argomento in questione mi interessa davvero tanto. La mia tesi si propone di evidenziare le differenze dei tratti di personalità tra donne vittime di violenza sessuale che denuciano e che non denunciano l'accaduto. Per fare questo ho bisogno di somministrare un test di personalità, il TAT, che consiste nella interpretazione di disegni che non toccano l'argomento in questione. Quindi se qualcuno di voi conosce donne che hanno subito questa terribile esperienza e può mettermi in contatto con loro, per me sarebbe un aiuto prezioso ed indispensabile. Grazie.
Se volete scriverle per chiederle informazioni, questa è l'e-mail.
Scritto da Giulia |
21:21 |
La Giulia consiglia (rubrica saltuaria)
"Qual è il posto più strano dove hai fatto sesso?- ... - Brescia - "
Peccato per l'aspirazione al "marito ricchissimo", spero che sia ironica, perché Dania potrebbe diventare un'eroina per molti...
Scritto da Giulia |
21:10 |
La definizione può variare sensibilmente da persona a persona
L'indieblogger: "A me piace il pop coatto. Non a caso ho l'album dei N.E.R.D".
Scritto da Giulia |
19:03 |
Nuda Veritas
Tutto quello che abbiamo sempre voluto sapere su Ink, ma che non abbiamo mai osato chiedere. (O al limite non abbiamo mai pensato di chiederlo, ma comunque.)
Scritto da Giulia |
09:18 |
lunedì, marzo 29, 2004
Scritto da Giulia |
21:33 |
Mi fanno tenerezza
Quelli che firmano con il cognome prima del nome, come a scuola: che sembra debbano aggiungerci "Classe II B".
Scritto da Giulia |
21:14 |
Ebbeh
Eccerto. Lavoro otto ore al giorno. Più altre cinque-sei a casa. Devo contabilizzare ogni quarto d'ora del mio tempo con precisione cronometrica. Da due settimane ho una bronchite che non mi passa, ma mica posso starmene a casa. E via di lamento. Però posso ancora contare sui miei ventidue giorni di "ferie fantasma", non previste dal contratto. Gentile concessione. Evviva.
E mi bastano appena per avere un'idea di vita che non preveda l'utilizzo di una tastiera qwerty.
Adesso salta fuori che anche le festività sono superflue. Vabbè: allora attaccatemi direttamente un cavo USB nel naso. Produrrò di più, progetterò più corsi. E poi? Chi li compra? Servono, questi corsi in più? E se sì, a chi?
A chi servono i prodotti in più che verranno realizzati nelle ex feste comandate? In quale magazzino giaceranno, a memoria e testimonianza dell'operosità del popolo italiano? In altre parole, chi cazzo se li comprerà? Gli italiani? E come? Con che soldi? Gli europei si è già capito che non li comprano, altrimenti non avremmo giacenze. E l'impennata dell'euro ha avuto come unico risultato il crollo delle esportazioni verso i paesi non-Ue.
Lavorare di più per guadagnare uguale e pagare le tasse al posto degli imprenditori lombardoveneti che votano Lega Nord e imprecano contro Roma ladrona evadendo le tasse, tanto Silvio ha detto che è moralmente condivisibile.
Si è capito a chi è destinato il vaffanculo del giorno?
Scritto da Giulia |
13:17 |
domenica, marzo 28, 2004
Grandi verità di tutti i giorni

Scritto da Giulia |
14:35 |
venerdì, marzo 26, 2004
Comunicazione di servizio
Ricordatevi che domani notte perdete un'ora di sonno e guadagnate un'ora di vita ogni giorno.
Scatta l'ora legale.
Scritto da Giulia |
23:02 |
Bambina che guarda dal finestrino
I bambini guardano sempre, se qualcosa li incuriosisce. Guardano la gente in faccia, negli occhi, senza preoccuparsi di dissimulare, di sbirciare, di fingere indifferenza. I bambini ti puntano gli occhi addosso e ti scrutano. Se sorridi con gli occhi, ti restituiscono il sorriso amplificato e illuminato. Qualcuno nasconde il viso, imbarazzato e contento. Altri invece rimangono fissi lì con lo sguardo dentro il tuo, allargando sempre di più il sorriso finché non diventa una risata, e tu ridi con loro, una gioia pura che svuota la testa. Solo due esseri umani che comunicano la reciproca simpatia.
Mentre tornavo a casa, ho superato nella corsia libera una station wagon con una bambina e una mamma. La bambina guardava il mondo dal finestrino, e quando sono entrata nella sua visuale si è messa a studiarmi con uno sguardo intelligente, profondo, da adulta. Le ho sorriso d'istinto. Lei si è nascosta ridendo contro la mamma. Anche la mamma ha sorriso, e poi il papà.
Il semaforo è diventato verde, e siamo ripartiti.
Scritto da Giulia |
21:53 |
No, così non è Valido
Con tutta la gente che potrebbe e dovrebbe prendersi una pausa (me inclusa), proprio l'inventore di Blogstar Deathmatch deve farsi venire le crisi? Andate a rompergli le palle.
Scritto da Giulia |
20:38 |
giovedì, marzo 25, 2004
Però
Tutti vedranno i Telefon Tel Aviv e io no. Questo un po' mi rattrista.
Scritto da Giulia |
21:38 |
Disclaimer
No, non sono di cattivo umore. No, non sono incazzata. No, non ho problemi. Sì, va tutto bene. Sì, ho un po' di bronchite, ma secca e senza febbre. No, non sono depressa. Sì, voglio ancora bene a tutti. Sì, sono un po' stanca. Sì, lavoro troppo. Sì, ci sono ancora. No, non vado via. Rassegnatevi.
Scritto da Giulia |
20:38 |
mercoledì, marzo 24, 2004
La vergogna continua
Non si finisce mai di inventarsi nuove discriminazioni. La notizia riportata da Repubblica.it non stupisce, raccapriccia e basta. E poco conta che Pisanu sia intervenuto in favore della maestra d'asilo che non può lavorare perché porta il velo, se i toni sono quelli riportati. La frase "dignitosamente e senza nessuna ostentazione" ricorda nettamente certe manifestazioni di strisciante intolleranza di cui sono oggetto tutte le persone considerate devianti: sii come vuoi basta che tu non offenda il mio senso comune di italiano medio, che non è nemmeno quello ritratto dagli Articolo 31, è qualcosa di peggiore, è questo, è un manipolo di gentaglia così ortodossa nella sua paura da essere incapace di valutare le persone per il loro valore. Qui non si tratta di "ripensarci", signor ministro. Si tratta di una discriminazione. Qui è la sua collega Prestigiacomo che dovrebbe alzare la voce e imbestialirsi. Si chiamano "pari opportunità", e in questo paese svaniscono di giorno in giorno.
Sono una donna occidentale, a queste latitudini è considerato modesto e appropriato coprirsi il seno. Se vado in Africa, dove le donne girano a seno scoperto, sono costretta a scoprirmi anche io? Fatemelo sapere.
Se una donna non è costretta da qualcun altro a coprirsi la testa, dovrebbe essere entro i suoi diritti farlo. Che cosa temete davvero, signori genitori? Che la maestra educhi i vostri figli all'islamismo? Che ne faccia dei terroristi dediti alla jihad? E dai, diciamocelo in faccia, che cosa c'è dietro a questo rifiuto. Diciamocelo per bene, e poi giù la testa, e vergogna, che siete piccoli piccolissimi, e ignoranti.
Scritto da Giulia |
13:58 |
martedì, marzo 23, 2004
Scritto da Giulia |
22:15 |
La vita è un mulo
Ogni tanto si impunta e devi scendere. Puoi prenderla a calci o implorarla con le buone, sventolarle davanti una carota o sederti ad aspettare che si decida ad andare avanti. Ognuno ha il suo metodo. L'importante è accorgersi quando ha ripreso a camminare, e saltarle in groppa alla svelta perché non ti lasci indietro, perché la vita è un mulo e non sta mica lì a vedere se ci sei o no.
Tieni solo a mente che ogni tanto si dovrà fermare per mangiare, bere, riposarsi e sganciare la sua brava quota di deiezioni. Puoi avere pazienza oppure prenderla a calci o blandirla o usare la carota, ma ripartirà quando dovrà ripartire e dipenderà anche da quanto crede che tu abbia pesato sulla sua schiena.
Mentre vai avanti, ricordati di guardarti intorno. Prova ad osservare come si avvicinano gli alberi, e le case, e come scorre la strada sotto gli zoccoli. Concentrati sulle mete intermedie. Se fissi costantemente l'orizzonte, ti sembrerà di non muoverti mai.
Scritto da Giulia |
22:08 |
lunedì, marzo 22, 2004
Entertain me
Sto guardando La compagnia dell'anello con un occhio sì e uno no. Mi sono portata il televisore in cucina, però ho da fare e allora il film lo sto ascoltando. Non mi piace il doppiaggio di Elijah Wood. Elijah Wood si mangia le unghie. Visto che si parlava di Goonies, è bello vedere che Sean Astin, per quanto un po' imbolsito, è riuscito a fare la transizione da child actor a Hollywood actor. Sì. Guardate meglio Sam Gamgee. Non vi sembra familiare, quella faccina? Non vi sembra di vederlo ciucciare un inalatore per l'asma?
(Siccome vivo nel culo del mondo, Canale 5 si prende malissimo e il televisore fischia. Dio, che giornata inutile.)
Scritto da Giulia |
21:48 |
Sasaki si fa il lifting
... un modo bastardo come un altro (visto che sono di un umore di merda) per annunciare al mondo che il Simo, lui sì di ottimo umore, ha lanciato la release 2.5 di Sasaki. Tributare i giusti onori a uno dei pochi blogger esistenti ad essere anche fotogenico.
Per oggi basta, forse domani.
Scritto da Giulia |
19:44 |
domenica, marzo 21, 2004
La moda del ritorno degli ottanta
I nuovi nostalgici hanno poco più di vent'anni e girano con la maglietta dei Goonies. Anima mia ha soddisfatto la voglia di ritorno all'infanzia della generazione nata negli anni '70: ora, gente troppo giovane per ricordarsi bene gli anni '80 sta creando il culto di un decennio che io ricordo come:
permanenti, pop sintetico, colori fluorescenti, l'inizio della fine per Michael Jackson, Madonna con fiocco in testa, Craxi, il disimpegno politico, plastica, i primi computer, non mi lasciavano uscire, maglioni a pipistrello, paninari di paese, I ragazzi della III C.
Francamente non mi sembra di vederci chissà che oggetto di nostalgia. Sarà che non mi lasciavano uscire.
Comunque sia, ieri sera alla festa Riotmaker nella solita sala prove di Belly a Colloredo si respirava una discreta atmosfera da festa anni '80 con birra in lattina e patatine. Lo zenith del revivalismo si è toccato con una selecta a cura dello strepitosissimo Borut, che comprendeva, fra le altre, Genius of Love (Tom Tom Club), Why Does Your Love Hurt So Much? (Carly Simon - "Qui ci starebbe bene mixata Bonita Applebum" "Aaaaahhhh...") e imprevedibilmente, catastroficamente, Clouds Across the Moon dei Rah Band.
Ora, Clouds Across the Moon è una delle canzoni più tristi della storia della musica. È uno di quei pezzi che raccontano una storia, ed essendo gli anni '80 ed essendoci la Guerra Fredda, la storia è quella della moglie dell'astronauta che lo chiama via centralino intergalattico e gli racconta che la vita va bene, cerca di farci quattro chiacchiere, e poi si lascia andare alla malinconia perché lui non c'è. E fino qua tutto bene. Finché il terzo bridge non si interrompe bruscamente, il centralino ha perso la connessione, e lei conclude mestamente: "I'll try again... next year".
Lacrime.
Ora, c'è un unico problema in tutto questo. Clouds Across the Moon è del 1985. Io me la ricordo perché erano gli anni dei primi amori a perdere, dell'attesa di uno sviluppo che non è mai arrivato (crescevo crescevo ma tette niente), della scoperta del pop e della vita sociale del paesino dove mi ero appena trasferita. Non è un pezzo che sia stato ripreso moltissimo, negli anni successivi.
Come ha fatto ad arrivare fino qui?
Scritto da Giulia |
16:14 |
giovedì, marzo 18, 2004
Fate largo alle ragazze
Si ragionava di recente di come la blogopalla sia il regno delle donne. Non è un mistero per nessuno. Avrei potuto fare questa segnalazione su Macchianera, ma preferisco farla qui, nell'intimità di casuccia mia, perché la pulzella in questione l'ho conosciuta. Si chiama Fio. E oltre ad avere avuto l'idea - brillantissima e sprezzante delle convenzioni e delle guerre per gli accessi - di un blog senza archivi, è anche, detto molto semplicemente, un amore di ragazza che scrive splendidamente.
Scritto da Giulia |
23:30 |
Il sole, alla fine
Ha smesso di far freddo mentre ero via. Da un giorno all'altro ho potuto smettere di avvolgermi nello sciarpone di pile, ho potuto cominciare ad indossare i jeans più leggeri. Oggi sono uscita durante la pausa pranzo per ricaricare il cellulare al bancomat, e il sole mi ha colpita in faccia. Ho chiuso gli occhi. Ho calcolato mentalmente quanto mi ci vorrà prima che guance e naso mi si riempiano di lentiggini. Ho provato la stessa sensazione di felicità che provo ogni anno nello stesso momento, nel primo momento in cui esco da una zona d'ombra e sento il sole in pieno viso.
Marzo è il mese più importante dell'anno. Ogni evento importante della mia vita negli ultimi sei anni, bello o brutto, traumatico o rigeneratore, è successo in marzo. Se torno indietro con la memoria, marzo è costellato di anniversari che fortunatamente non commemoro, perché non me ne ricordo mai. Mi sono dimenticata l'anniversario mio e di Martin, anniversario di inizio e fine, mi è proprio passato davanti senza che me ne ricordassi. Quando sei presa a vivere non hai tempo di ricordare. Sarebbe valsa la pena di commemorarla, forse, la fine più che l'inizio, ma non sono brava con le date, sabato è il compleanno di mia nonna e già mi vedo che lo buco. Meno male che mia madre mi fa da segretaria.
È in marzo di solito che la mia vita cambia. E anche quest'anno non ci si smentisce.
Scritto da Giulia |
20:04 |
mercoledì, marzo 17, 2004
Con un po' di ritardo, un documento esclusivo

Ma quanto siamo avanti, adayinthelife e io? Eh? Quanto? Così avanti che abbiamo fatto il giro e siamo tornati indietro.
Scritto da Giulia |
21:53 |
Dottore, dottore (slight return)
Congratulazioni a Inkiostro, che s'è portato via un 110 e lode giusto ieri, ma io l'ho saputo stamattina causa blackout informatico protratto. E mi sono pure persa la sbronza post-cerimonia...
Scritto da Giulia |
07:33 |
Esserci, quasi
Io esserci. Circa. Però. Nei prossimi giorni potrei essere, nell'ordine:
1) breve 2) discontinua 3) diaristica 4) distratta.
Ci sono delle congratulazioni per una laurea da fare...
E c'è una marea di saluti e baci da mandare... (nonché della gente da spostare da un punto all'altro della lista dei preferiti...) Ma è tardi. Sono stanca. Sono successe tante cose.
Vorrei solo segnalare che mentre ero via qualcuno si è preso il disturbo di mandarmi una mail con il seguente testo:
PORCA
Beh, modestamente.
Scritto da Giulia |
00:22 |
venerdì, marzo 12, 2004
Anche la Giulia ha una vita
Da qui a martedì gli aggiornamenti potrebbero essere scarsi, se non inesistenti, perché 1) non ci sarò 2) non so se avrò un PC a tiro e 3) probabilmente non avrò voglia/tempo di raccontare quello che succede, che sarà presumibilmente di zero interesse per voi, quindi non vi preoccupate, non vi perdete niente.
Se me ne avanzerà, di tempo, è probabile che io piombi immediatamente in un sonno comatoso.
Tipo stanotte, post-concerto dei Love ad Aviano. Vabbracciotutti.
Scritto da Giulia |
13:37 |
giovedì, marzo 11, 2004
Imsomniacs only
Se siete ancora svegli per le due-due e un quarto di stanotte, e non avete di meglio da fare, potrete sentire la mia voce (impastata, rincretinita e come al solito foriera di vaccate) su Radio 1, nel corso del programma "Il Battello Ebbro".
Scritto da Giulia |
23:06 |
Domandone
Questa è per Maxcar, Mammara, Massi, Colas, Zazie, i Polaroid, Daniela, Eustonstation con e senza apparato mammario, e il Faraone: insomma quelli che di musica ci capiscono molto più di me. Ho sentito una cover di Love is contagious, oggi. Pianoforte e voce maschile. Ben Folds, direte voi. Ma il sig. Google nega. Ne sapete qualcosa? 'elp.
Scritto da Giulia |
20:08 |
Mia madre e la tecnologia
"Ho bisogno di un favore." Io sono con la bocca piena di torta salata e ho una fame apocalittica. Già 'sta mattinata non mi passava mai. Adesso non posso neanche mangiare causa crisi tecnologica di mammà. "Devo stampare un documento, ma mi dice" e snocciola una serie di parole incomprensibili in cui riconosco "Adobe", segno che qualcuno ha pasticciato con una macchina che sembra funzionare solo in mia presenza, forse per sudditanza psicologica dopo che l'ho bombardata di patch per toglierle la voglia di non spegnersi. "Allora, vai nella cartella del documento." "Quale cartella?" "Quella dove l'hai salvato." "E quale?" "La tua, mamma, quella dove metti le tue cose, in Documenti. Vai col tasto destro sul documento." "Tasto destro?" "Quello del mouse. Anzi, facciamo una cosa. Apri il documento." "Eh. Aperto." "Vai su 'File - Seleziona tutto'." La torta salata fa un balletto nel contenitore Tupperware, agitando le zucchine in superficie in segno di sberleffo. "Non c'è." "Sì che c'è." "Ah, eccolo. Oh,adesso è tutto nero." "Bene. Tasto destro del mouse, 'copia'." "Non c'è." La torta salata fa l'offesa. Il mio stomaco le invia dodici dozzine di rose rosse per implorarla di aspettarlo calda. "Sì che c'è." "Ah, eccolo." "Adesso vai sul foglietto bianco che c'è sotto 'File'. Premilo. Ti si apre un nuovo documento." "Eh. E adesso?" "Tasto destro, incolla." "Non c'è." La torta salata mi tira per la manica e annuncia che entro cinque secondi inizierà la metamorfosi in granita di zucchine e uova. "Mamma. Ho fame. Sono in pausa pranzo. Premi il tasto 'Ctrl'." "E qual è?" "In basso a sinistra." "Non c'è." "MAAMMAAAAAAAHHHH!!! È una tastiera, ovvio che c'è il tasto 'Ctrl'!" "Ah, eccolo. Premuto. E adesso?" "Premi 'v'." "Non succede niente." Mi è passata la fame, e la torta salata dice, farai schifo tu, stronza. Esplodo. "Mamma! Vuol dire che non hai copiato! Vuol dire che il vostro Word non funziona! È l'una e venti, ho fame, ho quaranta minuti per mangiare, finire una recensione, riprendermi da una mattinata passata a decifrare gergo medico! Non posso risolverti i problemi con Word da qui!" "OK, OK, non fa niente. Ciao." E riattacca. La torta salata è nel mio stomaco, ma stanno già litigando e vogliono la separazione.
Scritto da Giulia |
13:33 |
Compleanno random
Oggi è il qui raffigurato Pupone a compiere gli anni. Non vi dico quanti, ma se lo chiamiamo il Nonno del Rock c'è il suo perché!
Auguri!
Scritto da Giulia |
13:08 |
mercoledì, marzo 10, 2004
Lessico aziendale
Assessment Anche quest'anno hai fatto schifo.
Attività Qualsiasi cosa richieda ore di quello che una volta si chiamava "lavoro".
Budget Ogni volta che vai in cesso, costi all'azienda € 3,50.
Compenso Quando si chiamava "stipendio", forse arrivavi alla fine del mese.
Contabilità industriale L'angoscia di non ricordarsi cosa si è fatto il venerdì precedente, per quante ore, e perché.
Know-how Qualcosa che ormai dovresti saper fare (e invece no).
Player (anche: competitor) Quelli che giustificano la miseria del tuo stipendio (Uso: "Noi la spuntiamo sugli altri player perché offriamo prodotti di qualità a un prezzo vantaggioso".)
Risorse umane Destinatari del compenso. Anticamente noti come "persone".
Skill La cosa per cui ti hanno assunto (e che non serve a niente).
Skill trasversale Fare il caffè.
Scritto da Giulia |
21:40 |
martedì, marzo 09, 2004
Non ho sonno
Cioè, non è vero che non ce l'ho. Adesso, in questo preciso momento, ho un sonno tale che potrei stendermi sulla scrivania e addormentarmi, di botto, ronf.
Il sonno mi passa, all'istante, nel momento in cui torno a casa e accendo il PC, come da rito serale del rientro. Accendo Winamp e metto un po' di musica, scarico la posta, vedo chi c'è sui vari sistemi di messaggeria, e intanto metto su la cena. Non ho più sonno. Sono stanca, ma la sensazione di pesantezza alla testa non c'è più. Scende alle gambe.
C'è sempre qualcosa da fare, qualcosa di cui parlare. Qualche novità da raccontare, problemi esistenziali da esplorare. Al telefono, sul messenger, con i piedi sulla scrivania che avrebbe bisogno di una pulita, anche il pavimento è conciato male, ma farò nel weekend. Poi nel weekend non faccio mai perché sono sempre altrove. Risultato, entrate nella mia cucina a vostro rischio e pericolo.
Non ho sonno, però. Non ce l'ho alle dieci e mezza, alle undici, a mezzanotte, a mezzanotte e mezza, all'una. Sono sempre sveglia, con gli occhi iniettati di sangue come Paperino nel cartone animato della goccia che cade dal rubinetto. Ho il cervello che va a carbonella, ma resto sveglia, nonostante le esortazioni dell'interlocutore di turno ("Ma non ti devi alzare presto?" "Sì, sì" e non mi muovo.)
L'idea di stendermi e finire la giornata; e domani è mattina e devo andare a lavorare. No. Che la notte duri meno possibile. Ascolto i Telefon Tel Aviv in loop. Ascolto Synthesizer degli Electric Six per tenere desti i criceti che fanno andare il mio encefalo. Premo convulsamente il tasto "invio". Non voglio addormentarmi. Non voglio addormentarmi. Voglio parlare.
Sono sempre l'ultima ad andare a dormire, l'ultima a sconnettersi, mando io l'ultima mail, lascio io l'ultimo messaggio in board.
Che poi il fine settimana è diverso. Guardo appena la posta, se sono fuori casa non la guardo affatto anche se posso. Non posto sul blog. Concentrata sulle relazioni umane con una percentuale elevata di abbracci, e sulla prospettiva della nullafacenza, sono riposata, liberata, perfettamente indipendente dal mezzo che mi tiene legata al mondo lun-ven.
Ma stasera no. Stasera mi autodisciplino come sono perfettamente in grado di fare.
Stasera mi do un limite, due ore e poi spengo tutto e mi metto sul letto. Leggo, prendo appunti per l'articolo che devo finire di scrivere entro giovedì, e poi dormo.
Se mi vedete al PC oltre le nove, questa sera, ditemi di andare via. Fatelo per me. Per favore.
Scritto da Giulia |
16:38 |
Nuoce gravemente alla salute
In Cina hanno trovato un trentunenne morto davanti al PC dopo una maratona di 20 ore.
(Telefonatemi, ogni tanto, giusto per controllare se respiro ancora autonomamente o se emetto solo strani suoni tipo "bleep" o "tunc", e se prima che mi esca una frase si sentono distintamente i giri di cluster nel cervello. In quest'ultimo caso, mi serve un po' di RAM.)
(Quanto ci sta mettendo, 'sto fine settimana, ad arrivare?)
Scritto da Giulia |
13:59 |
La maglietta che ogni blogger dovrebbe avere
È questa.
Scritto da Giulia |
13:22 |
Per oggi, per ora
I'm spinning around, move out of my way.
Scritto da Giulia |
10:05 |
lunedì, marzo 08, 2004
Otto marcio
E anche quest'anno ci arisiamo: mimose stecchite e auguri insensati. Auguri de che? Mica mi sto estinguendo. E non è il mio compleanno. Auguri. Orca. Auguri per cosa? "Eh, ma è la festa della donna." Sì, già che ci siamo chiama anche il WWF, che siamo una specie protetta, e dov'è la mia riserva di germogli di bambù? Oh, ciccio, guarda che statisticamente vivrò cinque anni più di te. Se c'è qualcuno che ha bisogno degli auguri, non sono io. "Oh, se sei permalosa, la solita femminista." E tu che parli per dare aria alla bocca? Pensa. Giornata Internazionale della Donna: significa che siamo ancora "quell'altra roba lì", il secondo sesso, l' "altro", lo sconosciuto. Significa che siamo ancora mezze esseri umani, mezze bestie da soma. Che mentre le nostre signorine si tonificano i glutei per incrementare le loro possibilità di comparire con i suddetti al vento in una trasmissione televisiva, nel resto del mondo non occidentale siamo stuprate, vendute, mutilate, umiliate. Pensa. Auguri. Con la mimosa. Ma senti. Scommetto che la morosa stasera va allo strip dei Centocelle Nightmare. Scommetto che esce con le amiche a far cagnara. L'anno scorso, otto marzo, ero a ballare al solito Velvet e mi si avvicina questo ragazzetto, carino, gentile, ci beviamo una cosa, si parla un po' e mi dice che la ragazza è fuori con le amiche. "A festeggiare." Ha l'aria perplessa. Gli faccio pat pat sulla spalla. Ti credo che non ci capiscono, se facciamo queste cose insensate. Cos'è, le amiche il resto dell'anno non le vedi? Serve un giorno particolare per voler bene alle tue amiche? Questo grande atto di ribellione delle brave ragazze devote. Che per il resto dell'anno si pugnalano alle spalle, si insultano dandosi delle zoccole a vicenda, prendono in prestito i fidanzati delle altre e a volte si dimenticano di restituirli, si tagliano i panni addosso, non si rispettano. Auguri. Senti. Levati, tu e la tua mimosa. E si levassero anche quelle che stasera vanno a fare cagnara con le amiche. Otto marzo. Tsè.
Scritto da Giulia |
09:02 |
sabato, marzo 06, 2004
Cosa sarà di noi?
Alla fine del promo dell'ultimo film di Gabriele Muccino, la voce del protagonista (il ceruleocchiuto giovane Silvio) pronuncia all'incirca la seguente frase:
Vorrei svegliarmi a trent'anni per sapere cosa sarà di noi.
Beh.
Io ne ho trentuno e ancora non lo so, cosa sarà di me. Sicuramente non sono quella che credevo sarei stata a quattordici, quindici, sedici anni. Ma allora non sapevo cosa sarei diventata, non riuscivo a proiettare così avanti. Pensavo, per condizionamento automatico, che il 2000 mi avrebbe trovata moglie e madre; e poi nient'altro. La mia vita, come in un film romantico, si fermava lì, al matrimonio e alla maternità. E invece è ancora tutta una sorpresa. Le cose succedevano a vent'anni, a venticinque, a trenta, e continuano a succedere. Sempre più strane, entusiasmanti, a volte dolorose, a volte incomprensibili. You ain't seen nothing yet. Non è per niente finita. Siamo appena al primo tempo.
Update: trentamarlboro ha ragione, il film è di Giovanni Veronesi. Sono talmente abituata a vedere Silvio Muccino come una costola di suo fratello che non mi passava per l'anticamera che il film non fosse suo; e la citazione, ne converrete, è così muccininana da essere quasi better than the real thing... Grazie anche ad Achille per avermi messo la pulce nell'orecchio al riguardo.
Scritto da Giulia |
15:44 |
venerdì, marzo 05, 2004
Compleanno non random
È alta un metro e settantacinque. Ha gli occhi a mandorla che quasi si chiudono quando ride, il viso tondo, il naso all'insù e i capelli sottili e dritti, appena più chiari dei miei. Le piacciono gli ABBA. Non mi somiglia; però è mia sorella.
Oggi compie ventisette anni.
Auguri, Fra!
Scritto da Giulia |
09:11 |
giovedì, marzo 04, 2004
Se torno a nascere
Se torno a nascere non nasco qui. Nasco in Svezia, in Danimarca, in Finlandia, in Islanda. Nasco in paesi dove si gira in bicicletta e la lotteria dei geni favorisce gli standard di bellezza eurocentrici. Nasco in un paese dove le cose hanno senso, magari ci si rompe un po', ma ci hanno dato in ordine sparso i Cardigans, i Wannadies, i Royksopp, i Sìgur Ròs, gli Sugarcubes, Bjork, gli ABBA. Se torno a nascere voglio cantare come Agnetha.
Se torno a nascere, rinasco gnocca e scema come una panca. Sorridente e vaga, dolce, insignificante. Apro un blog e lo riempio di "uffa! Oggi è stata proprio una brutta giornata" e di errori di sintassi. Sapete che ne ho trovato uno, oggi? In un libro che sto leggendo. Un errore di sintassi enorme, con un congiuntivo al posto del condizionale, come nel verso di Nessuna certezza dei Tiromancino che mi impedisce di gustarmi la canzone: "È come se ogni parola che parli d'amore diventi musica", che mi viene voglia di andare a prendere Zampaglione e Meg dovunque siano e costringerli ad ascoltarsi Se telefonando di Mina ottocento volte (va bene anche la versione dei Delta V), l'avrà anche scritta Costanzo ma almeno ha le concordanze a posto.
Se torno a nascere, voglio orecchio per la musica e mani forti abbastanza da suonare il basso come Tina Weymouth. Perché Don't Say No non si trova più? Però Genius of Love. Genius of Love la ascolterei sempre. "If you see him, please remind him, my lovely boyfriend, that he's the genius of love..." Oppure anche come Kim Deal, e scrivere una cosa come Cannonball, so che è banale e sono esattamente due accordi, ma quante canzoni sono sopravvissute al buco nero della metà degli anni '90, e ancora suonano ruvide e brillanti esattamente come allora? Voglio anche il sorriso americano di Kim Deal. Ma non voglio diventare un bisonte a quarant'anni.
Se torno a nascere mi faccio dotare della capacità soprannaturale di guardare gli altri come se avessi sempre gli occhiali da sole. Impenetrabile e implacabile. Voglio una faccia da poker, una faccia come Clint Eastwood, due espressioni, una col cappello e una senza. Voglio occhi azzurri da husky e la voce di Brody Dalle, la laringe lacerata e asfaltata. Cerchi di matita nera sulle palpebre. Lo sguardo fisso. Vuoto.
Se torno a nascere, pongo delle condizioni.
Scritto da Giulia |
00:08 |
mercoledì, marzo 03, 2004
Ancora tu?
Anche ieri sera mi hai fatto il solito squillino sul cellulare; e poi hai riattaccato. Cosa pensi di ottenere? Guarda, te lo dico io: niente. Ricapitolando. Mi fai gli squillini, e io non ti richiamo. Mi mandi gli sms chiedendo se si tromba, e io ti rispondo "io sì, tu non so". Cominciamo a vedere, come dire, uno schema, nella mia risposta? Un significato?
Che poi, le rare volte che mi vedi, vai in stato confusionale e non mi parli. Non che la cosa mi cambi l'esistenza, ma se anche ti avessi considerato per cinque minuti, e dico cinque, non sarebbe stato il caso di approfittare per provare che hai il dono della parola e il ben dell'intelletto? Non è una cosa che si possa dare per scontata, di questi tempi, ciccio.
Non è niente di personale, mi sei anche abbastanza simpatico. Davvero. È che sarà un anno che vai avanti con questi numeri da terza media, per ragioni tue che non mi interessa sondare. Poi che fai, vai dagli amici e ti vanti? Bravo. Continua così. E puoi anche andare avanti a farmi gli squilletti, mandarmi gli sms insensati, e quant'altro. Ma forse sarebbe il caso che tu sapessi che comportarsi da tredicenne brufoloso non è un buon modo per mettere orizzontale una donna. Parlando in generale, eh, poi magari ci sono quelle a cui l'effetto terza media fa sesso. A me no.
Ovviamente esiste la possibilità che tutto questo sia un giochino fra te e gli amichetti per vedere cosa succede. Vi trovate e ve la ridete fra di voi. In questo caso, ti anticipo subito che, per una vastissima quantità di ragioni, quello che succede è niente.
È tutto chiaro? Stammi bene, piccolo.
Scritto da Giulia |
13:48 |
Snif
Sono Tomina del mese: e mi mancano le parole. Grazie, ragazzi. Grazie davvero.
Scritto da Giulia |
00:54 |
martedì, marzo 02, 2004
Tutti i vostri problemi risolti
Oggi uno dei nostri esperti dei contenuti ci ha portato la soluzione a una delle più comuni paranoie maschili. Una striscetta di carta gialla con segnati centimetri e millimetri, e un taglio sulla superficie dove si infila una delle due estremità a formare un cerchio.
"Nooooo" ho detto io, quando Monica è entrata sventolando il curioso oggettino, e ridendo.
Trattasi di penometro. Sì, sì, misura proprio quello che state pensando: scientificamente, viene usato per prendere le misure del pene a riposo. In pratica, però, siccome di spazio ce n'è, se proprio-proprio uno vuole usarlo per vedere a quanto ammonta tutta la sua mascolinità, si può fare anche quello.
Allora, diciamocela tutta.
Ci avete rotto con 'sta ansia esattamente quanto noi abbiamo rotto a voi con la paranoia da culo grosso. Se non che magari noi il culo grosso ce l'abbiamo davvero, mente la stragrande maggioranza di voi è perfettamente normale e funzionale. Diciamocelo ragazzi: là dentro ci sono tredici-quattordici centometri di spazio al massimo, poi è tutto finito; e il tanto favoleggiato punto G sta a circa tre-quattro centimetri dall'ingresso principale. Se siete sopra quella lunghezza lì, va già tutto bene. Quanto al diametro, a meno di contrapposizione fra tunnel del Frejus e dito mignolo di neonato, 4-5 centimetri di diametro in condizioni di estrema contentezza sono più che sufficienti. (Se non credete a me, sappiate che ho preso i dati da qui.)
Il penometro potrebbe risolvere tutte le ansie che vi portate dietro da quando eravate ragazzetti e avete visto il pisello di Gigione, l'eterno ripetente, quello che si vantava di essersi trombato tutte le casalinghe del paese. (Pazienza se in paese di casalinghe ne erano rimaste ben poche, e quelle che c'erano avevano sui settant'anni e la permanente coi ricciolini. All'epoca Gigione vi sembrava uno schiantagnocche: la triste verità è che si ammazzava di pippe pensando a vostra sorella.) Lo prendete, vi misurate, tirate un sospiro di sollievo e non ci pensate più. Dovrebbero distribuirlo in farmacia. Dovrebbero distribuirlo a scuola. Dovrebbero farne omaggio a tutti i tredicenni d'Italia.
Insieme a una fornitura di immagini scartate dai photoshoot di Jennifer Lopez, per le ragazze. Così ci mettiamo tranquille anche noi.
Scritto da Giulia |
20:08 |
S.A.D. Seasonal Adjustment Syndrome
Fa freddo. Fa troppo freddo per essere marzo. Venerdì mia sorella, la bambina che mi barcollava incontro su due gambe a salsicciotto, compie ventisette anni. E fa freddo. La sera sto in cucina e poi non riesco a dormire, ho freddo, ho freddo, mi infilo i calzini, metto una coperta in più sul letto, e ho ancora freddo anche se ho la faccia calda. Ho mal di stomaco, ho mal di testa, vorrei dormire per due giorni di fila, ma anche questo weekend è ripieno di cose da fare, che farò, perché è criminale sprecare il tempo in sonno. Fa comunque troppo freddo per dormire. Sto sveglia a cercare di scaldarmi i piedi gelati.
La primavera non arriva mai. L'estate è lontanissima. Voglio caldo. Voglio sudare, andare in giro senza calze, tirare fuori dagli scatoloni i vestiti estivi. Voglio stare fuori la notte col naso per aria per sentire l'odore dei fiori, mangiare gelati con troppa panna sopra, tuffarmi dal bordo di cemento dei Topolini nell'acqua buia, senza vedere dove cado, né se tocco. Voglio stare seduta sul molo a scottarmi le spalle. Voglio la luce fino alle sette, le otto, quasi le nove di sera. La sensazione che, uscita dall'ufficio, ci sia ancora un pezzo di giornata da vivere, e non il buio che mi fa rifugiare nella tana come una gallina che ha sonno quando cala il sole.
Sono già stanca dell'inverno due giorni dopo che è iniziato. Non ne posso più.
Scritto da Giulia |
13:53 |
lunedì, marzo 01, 2004
Oi dialogoi
Al Covo "A me sembrano moscetti, questi. (Rivolto al palco) Oh! Fai qualcosa di rockenroll!" "Qualunque cosa, anche non rockenroll, basta che sia qualcosa."
"Oh, ma Hey Ya! non la balliamo?"
"Oddio, oddio, il Paso che balla?"
"Porta via il Colas, che se no il Paso non balla più."
Bianco Natal "... nevica!" "Eh?" "Ti dico che nevica... se la vedo io senza lenti a contatto..." "Opporcaputtana..." (C'erano già venti centimetri di neve.)
Pomeriggio di un giorno da lupi "Sembra una cartolina dalla Russia."
"Ma quando cazzo arriva 'sta 33, che mi sto congelando? Maledetta me e quando ho messo gli anfibi bucati." "Lo so che è squallido, ma usa il tuo sex appeal e ferma qualcuno, altrimenti ci trovano assiderati qua domani mattina." Io (inzuppata, spettinata, lercia e col trucco sciolto): "Quale cazzo di sex appeal?"
Aneddoto dell'anno (e siamo solo in febbraio) "... una volta mi hanno sequestrato per tre giorni in una soffitta."
Un esorcismo, subito "Non è possibile: vengo due volte a Bologna in una settimana e saltano tutti e due i concerti che dovevo vedere." "Fai saltare anche i Franz Ferdinand il 13 e ti scateno dietro mezza Bologna."
short message service
Perdonate il mancato raggiungimento, sono con tre donne e un sacco di alcool. Io ero con quattro uomini e un sacco di alcool. Uff, battuto, vinci tu quattro a tre.
Deliziosa anche quando dormo Io (nel sonno): "Ma che cazzo..."
(Continua fra due settimane.)
Comunicazione di servizio: sono stata via tre giorni e ho una montagna di posta arretrata. Arrivo per tutti, ma con calma!
Scritto da Giulia |
13:52 |
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